Lo sciatto terrorismo di Confindustria a favore della riforma Renzi

Posted on 1 luglio 2016

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Il Centro Studi di Confindustria ha presentato oggi uno studio, Scenari Economici 2016, che s’avventura nella previsione delle conseguenze di Brexit e di quello che succederà nei prossimi mesi. Alla fine della sessantina di slide con le quali è stato presentato ne spuntano però alcune che con il resto c’entrano poco, nelle quali si dice che se non passerà il referendum sulle riforme istituzionali volute da Renzi, succederà di tutto e niente di bello. Questo perché, almeno questa è l’unica premessa citata nelle slide, la previsione si basa su due ipotesi, già in partenza negativei. Non si sa perché proprio queste due solamente e perché se ne escludano altre come peraltro non si conosce la metodologia con la quale il Centro ha messo insieme i dati che decorano questa serie di slide, ma quello che è certo è che così lo studio assume la credibilità di robaccia trovata nel pattume e si rivela per quello che è: una marchetta svogliata quanto irresponsabile a favore del governo.

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Nella prima ipotesi si dice che potrebbe esserci «caos politico», senza spiegare perché il mantenimento dell’attuale assetto costituzionale dovrebbe provocare caos o anche solo fastidi. L’ipotesi di problemi di questa natura può entrare in causa solo facendo riferimento all’Italicum, che in caso di bocciatura della riforma potrebbe ritrovarsi ad essere una legge elettorale ancora più assurda di com’è stata pensata. Ma l’Italicum è una legge elettorale, non è oggetto del referendum e può essere agevolmente modificata dal parlamento per farne una in sintonia con l’attuale assetto istituzionale. La seconda ipotesi è ancora più criptica, perché non si capisce il collegamento tra lo stop alla riforma e l’emersione di cinque piaghe foriere di recessione. Altrettanto opaco è il riferimento allo «scenario base» con il quale si confrontano le ipotesi, presumibilmente uno scenario che prevede l’approvazione della riforma.

Ovviamente il sistema dell’informazione ha finito per riassumere a favor di plebe così:

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In effetti le slide non lasciano molto spazio alla fantasia, si può ben dire che quello fosse il messaggio che Confindustria ha voluto lanciare appiccicando quelle slide in coda allo studio. L’enumerazione di una serie di dati molto negativi, senza tuttavia spiegare su cosa si fondi questo pessimismo, si traduce nello schierarsi implicitamente e violentemente a favore della riforma. Nessuno al momento sembra essersi interessato della qualità dello «studio», nel quale fretta e sciatteria sono comunque evidenti fin dalla composizione del messaggio, ci sono persino delle somme sbagliate, qui sotto ad esempio il totale degli investimenti persi è sbagliato perché -12,1 meno 5,6 non fa -16,8. Allo stesso modo il -12,1% dovrebbe essere un 12,5 (-1,6-7-3,9). A parte che le percentuali anno per anno, in crescita o in calo, non si sommano così.

 

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Una disgrazia dietro l’altra, andrà male anche per i poveri (!), mancano solo le cavallette:

 

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Queste previsioni apocalittiche e proposte come conseguenze del referendum senza alcuna logica apparente, alla fine sono sintetizzate dicendo che con una vittoria del «No» sarebbe inevitabile una nuova recessione per l’economia italiana. Affermazioni pesanti e per di più non sostenute da altro che una manciata di dati appesi a due «ipotesi» negativi in partenza. L’inevitabilità della recessione non è per nulla dimostrata, solo declamata.

 

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Uno «studio» che si traduce in una minaccia terroristica nei confronti di quanti pensano di bocciare le riforma Renzi, una maniera rozza e violenta di mettere i piedi nel dibattito referendario sventolando ipotesi come se fossero verità, giocando malamente con i numeri per cercare di dare autorevolezza a una robaccia inguardabile. Qualcuno potrebbe anche interpretare interventi del genere come il segno del naturale nervosismo per un’avventura che è molto più probabile che si risolva in una sonora bocciatura della riforma Renzi più che nel suo successo, ma per ora è sufficiente notare a quale livello sia disposta a scendere Confindustria nel tutelare i propri interessi e ricordare che la credibilità del suo Centro Studi è la stessa di un qualunque ufficio di propaganda di una qualunque organizzazione politica, sempre pronto a piegare la realtà alle esigenze del padrone.

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