Ezio Mauro censura Odifreddi e fa un danno grosso

Posted on 21 novembre 2012

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La rimozione di un articolo pubblicato da Piergiorgio Odifreddi nel suo blog ospitato sul sito di Repubblica.it, rischia di rivelarsi devastante, per quanto c’è da augurarsi che si tratti di un caso destinato a fare scuola come esempio negativo, di come non si fa.

Si tratta di un comportamento raro quanto grave da parte di un importante editore, che non ha precedenti noti del genere e per di più appare incomprensibile, in quanto l’oggetto della censura non era certo un articolo offensivo, razzista o che esponesse l’editore a potenziali rivalse monetarie per diffamazione Al più un articolo noioso e poco utile alla comprensione di quel che accade, come sempre quando le questioni internazionali si riducono alla conta dei morti. Inutile quindi discutere del merito dell’articolo, o della relazione tra l’autore/blogger e la testata ospitante, discussioni che porterebbero lontano dal baratro aperto da questo sgradevole episodio di censura e che sicuramente saranno affrontate altrove dagli appassionati.

Prima di tutto è d’obbligo far notare che, come sempre accade in casi del genere, l’azione ha moltiplicato esponenzialmente la visibilità del contenuto censurato e provocato conseguenze diametralmente opposte a quelle che sembrava aspirare l’intervento censorio. Tanto peggiore l’esito, quanto l’eccezionalità dell’intervento rinfrancherà gli ossessionati dal complotto ebraico e rafforzerà le narrazioni delle quali sono innamorati, visto che avranno buon gioco a sostenere l’esistenza e la potenza di pressioni pro-israeliane indifferenti  agli interessi del popolo italiano (aka la lobby ebraica) usando il caso ad esempio.

Scartati i contenuti razzisti o direttamente offensivi non rimarrebbe che l’accusa di “reductio ad hitlerum“, cioè della comparazione abusiva di qualcuno o di qualche organizzazione ad Hitler o al partito nazista, un artificio retorico di bassa lega usato spesso per indicare paesi o leader avversari come il male assoluto, da trattare quindi come tali. Tuttavia La Repubblica e L’Espresso pubblicano abitualmente e senza tanti problemi articoli nei quali è esibito l’espediente. Ed è nell’esperienza di chiunque la facilità con la quale, ad esempio, il presidente iraniano Ahmadinejad è paragonato abitualmente a Hitler. Anche La Repubblica e testate sorelle paragonano l’Iran ai nazisti, ma nemmeno altri dittatori male in arnese e persino  ai leghisti e altri soggetti non sfuggono all’accostamento, pur non avendo mai praticato e nemmeno progettato lo sterminio su scala industriale di altri esseri umani, attaccato e invaso i paesi vicini o sognato reich millenari.

A sentire la bocca della propaganda israeliana in Italia poi, anche La Repubblica ricorrerebbe a pratiche che: “… forniscono un’immagine parziale e distorta del conflitto, che incita all’odio per Israele, il contendente che potrebbe mettere fine al conflitto se solo lo volesse e la cui leadership è dipinta come malvagia ed egoista. Ma incita anche all’antisemitismo, quando per esempio si dice che i Palestinesi stanno pagando il prezzo della Shoa”.

Mai Mauro ha censurato questi terribili articolacci. Un discorso che peraltro fino all’antisemitismo andrebbe a pennello anche per la copertura mediatica offerta al leader iraniano proprio dagli stessi animatori del sito, perché poi nel caso si passa  all’islamofobia e ai rantoli razzisti contro gli arabi e i musulmani, comuni a una vasta comunità di commentatori italiani che seguono l’esempio dei proclami razzisti di Oriana Fallaci, grande successo editoriale del Corriere della Sera e mai censurati da nessuno. Pratiche che abbondano proprio su Informazione Corretta, il sito che molesta chiunque non scriva bene d’Israele dandogli dell’antisemita o del complice degli estremisti islamici e allo stesso tempo ospita scritti platealmente razzisti e incitamenti allo sterminio degli arabi. L’attacco a La Repubblica non è un’eccezione, ci vuole un attimo a finire sulla lista nera di questi ferocissimi interpreti della propaganda filo-israeliana.

Accuse che si svalutano terribilmente quando sono inflazionate in maniera sistematica e strumentale, non per niente anche il premier Netanyahu è finito sotto accusa in patria proprio per il suo ossessivo rivolgersi all’Iran usando il paragone con Hitler e il nazismo, che ovviamente La Repubblica e altri hanno passato per lo più acriticamente senza farci troppo caso, ma che in Israele molti hanno trovato offensivo proprio per le vittime della Shoa.

Proprio impossibile quindi che si tratti di una censura di stile, pratica comunque non comune a La Repubblica, che non censura i suoi autori nemmeno quando si ricoprono di ridicolo in quantità industriale  per un plagio particolarmente disastroso o per il ricorso al plagio particolarmente frequente,In casi del genere la direzione, pur allertata dalle diffuse proteste, non ha emesso un fiato e nemmeno un gentile cenno di riscontro ai lettori  e tantomeno rettificato i pezzi. Tutta robaccia che è ancora lì. Casi nei quali non solo il direttore non ha rimosso i contenuti incriminati, come etica imporrebbe e come succede all’estero con scandali del genere, ma non si è nemmeno degnato di dare risposte ai lettori che lamentavano il comportamento scorretto dei giornalisti presi con le mani nel sacco a spacciare contenuti altrui, per di più capaci di copiare anche i pezzi clamorosamente falsi senza darsene conto.

L’azione di Mauro finisce quindi per creare sconcerto anche perché lascia l’impressione forte di una censura scaturita da pressioni non comuni, tali da far infrangere lo stile e gli usi di una delle maggiori testate italiane in maniera decisamente clamorosa e decisamente intesa alla difesa dell’immagine d’Israele. Sembra infatti questo l’unico movente individuabile nel silenzio del direttore e della redazione, non certo alla repressione di articolo ipoteticamente antisemita o in contrasto con le regole della casa, ipotesi comunque da escludere visto che nel pezzo d’Odifreddi non si accennava neppure incidentalmente all’ebraismo, agli ebrei o alle religioni e visto che l’abitudine La Repubblica non rettifica nemmeno gli articoli fattualmente errati a distanza di mesi, mentre qui è intervenuta quasi al volo.

Se Mauro piega pubblicamente la testa di fronte a Israele in maniera tanto plateale, accompagnando quest’azione censoria con il silenzio, vuol dire che tira davvero una brutta aria e che ai lettori d’ora in poi si pone forte ed evidente l’occasione di dubitare dell’indipendenza della testata e della correttezza e saggezza della sua direzione, perché pur disponendo di numerose opzioni per rispondere alla pubblicazione di un articolo in qualche modo ritenuto discutibile o inopportuno, ha scelto d’indossare gli scomodi panni del censore. Scelta per la quale e oggi è giustamente lapidato dai commentatori di ogni colore politico e che s’è già risolta in un contributo formidabile alla propaganda antisemita e nell’incenerimento di una buona parte della stessa immagine del quotidiano di Largo Fochetti.

C’è solo da sperare che il tristo esempio serva da promemoria di quello che non si deve fare, sia ai direttori che ai maestri della propaganda che in qualunque modo hanno suggerito questa mossa, che al contrario apparirebbe concepita con l’intenzione di fomentare l’astio contro Israele e gli ebrei, se solo fosse credibile pensare che sia stata presa con lucidità e in piena autonomia, da persone in grado di formulare la facile previsione su come sarebbe andata a finire. Malissimo per tutti.

Pubblicato in Giornalettismo