Repubblica Centrafricana e tecnica coloniale francese

Posted on 31 agosto 2013

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Il leader dei ribelli che hanno cacciato il dittatore è diventato presidente, ma non controlla più i ribelli e ha bisogno dell’aiuto di Parigi.

A Bangui è di nuovo caos, ad appena dieci giorni dal giuramento del presidente Michel Djotodia “davanti a Dio e davanti alla nazione”, gli abitanti della capitale hanno invaso l’aeroporto in cerca di riparo dagli attacchi delle milizie Seleka, un tempo controllate dal presidente. Persone normai, scappate di casa così come si trovavano per la paura dei miliziani, che hanno invaso a centinaia anche le piste determinando ovviamente l’interruzione dei voli.Da quello che si è capito negli ultimi mesi, Djotodia è in effetti un oppositore di lungo corso del deposto dittatore di Bozizé, che è riuscito a comporre un’alleanza informale tra l’opposizione del Nord, gli interessi di Ciad e Francia e persino tra le forze politiche della capitale, e prima ancora era riuscito a comporre l’alleanza Seleka che lo ha cacciato e a farsene rappresentante.

Il punto debole di Djotodia è che non controlla le milizie Seleka, che invece sono controllate da diversi suoi alleati provenienti dal Nord del paese, a lungo oggetto di feroci rappresaglie da parte del dittatore, in pratica bande di fazioni della resistenza al regime, che continuano a dare la caccia ai presunti complici della dittatura e a torturarli e a ucciderli anche se in teoria il loro leader è impegnato in un percorso istituzionale che ha già dichiarato chiusi i combattimenti. E anche se Bangui è una cittadina di appena settecentomila abitanti e non esattamente una metrooli tentacolare che possa nascondere chissà quali pericoli, tanto più che i segni d’opposizione al nuovo corso sono a zero.

Le milizie Seleka sono arrivate nella capitale grazie al sicuro consenso del dittatore del Ciad Deby e del governo di Parigi. Probabilmente è stato fatale a Bozizé l’aver preferito agli antichi protettori, la vicinanza al Sudafrica dell’ANC di Zuma, che teorizza “soluzioni africane ai problemi africani”, idea che non piaciuta ai francesi, ma nemmeno ai sudafricani quando se ne è capito il senso. A svegliare i sudafricani è stato il rientro di qualche decina di cadaveri di soldati che erano a Bangui formalmente come contingente di pace insieme ai militari di altri paesi, ma che sono stati attaccati unici tra tutti dai ribelli il giorno della cacciata di Bozizé.

Per dare un’idea, quelli del Ciad non li ha attaccati nessuno e nessuno ha sparato a quelli francesi, che da veri padroni di casa hanno preso l’aeroporto, permettendo anche la fuga dell’ex-dittatore, torturatore e stragista sulla scena da moltissimo tempo, ma che ormai non aveva più neppure quel minimo sindacale d’esercito per fare il dittatore. Zuma non è riuscito a spiegarsi bene con i suoi e i sudafricani, che dovevano aumentare e “stabilizzare” il paese insieme ad altre forze africane, sono tornati a casa di corsa.

CENTRAFRICA-UNREST-POLITICS

Il problema ora, fuor di metafore e definizioni di comodo, è che l’esercito non c’è proprio e la polizia nemmeno, così i duri ribelli del Nord si sono affezionati alla relativa ricchezza della capitale e non sembrano volersene più andare, ma anzi imporvi i costumi da briganti che localmente avevano adottato da tempo a casa loro per sostenere il proprio impegno militare. Morale della favola: in un paese che non arriva ai quattro milioni e mezzo d’abitanti ce n’è più di uno e mezzo con urgenti bisogni alimentari, quelli al Nord e lontano dalla capitale stavano male con il dittatore e continuano, oltre 200.000 sfollati all’interno del paese (IDP) e 60.000 all’estero, di cui 41.000 nella sola Repubblica Del Congo. L’unico che non se la passa male è Bozizé, scapppato ricco e avvistato in Francia a dirsi disponibile per il bene del paese, platealmente ignoratp da Hollande e dal quai d’Orsay

E Hollande adesso è lì che ha messo insieme la MISCA, forza multinazionale africana, senza sudafricani, che avrà compiti simili a quella schierata in Mali, garantire la sicurezza mentre la politica locale fa il suo corso. Al resto, male che vada ci penseranno i francesi, che nel paese hanno da sempre un dispositivo militare a tutela dei propri interessi e una grande familiarità con le dittature che si sono succedute al governo. Non dovrebbe essere difficile sbandare le milizie Seleka e ricaccciarle verso casa e così si assisterà ancora una volta al miracolo per il quale in Africa quabdo s’abbatte un dittatore di lungo corso, si finisce comunque spesso a ringraziare la stessa potenza coloniale di riferimento che gli aveva permesso di prosperare e dalla quale si continua a dipendere.

Per questo a migliaia nei giorni scorsi si sono rifugiati allaeroporto, unica area del paese certamente intoccabile , tutti abitanti della capitale in fuga dai Seleka che mentre cercano armi e complici del vecchio regime si danno al saccheggio di abitazioni ed esercizi commerciali. Djotodia formalmente per ora è a posto, è stato eletto all’unanimità e senza concorrenti dal consiglio di transizione che rappresenta le diverse anime del paese e ha 18 mesi per portare il paese a elezioni, alle quali in teoria non potrà candidarsi, mentre l’ordine pubblico e la sicurezza saranno affidate ai francesi, che per ora sembrano aver digerito anche un decreto che aumenta, modestamente, le royalties sull’export dei minerali, principale fonte di valuta pregiata per il paese.

Tutto all’apparenza inevitabile, ma anche l’ennesimo fallimento di uno stato africano sotto stretta tutela post-coloniale, perché è difficile far torto ai centrafricani se le alternative a Bozizé sono modeste o se il paese non riesce ad esprimere una riVolta armata capace di disciplinarsi, visto che fin dall’indipendenza è stato governato da una serie di dittatori che sono sempre stati in ottimi rapporti con Parigi, che all’occorrenza li ha protetti e che sempre ha girato la testa dall’altra parte anche quando si macchiavano di orrendi crimini. Da Bokassa in poi, che si proclamava imperatore e mentre regalava diamanti ai politici francesi flagellava il paese, finito amnistiato libero e relativamente ricco, pur essendo addirittura tornato nel paese da Parigi per rifare un golpe e finire condannato a morte per i suoi crimini.

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Parigi, a Bangui come altrove, ha sempre preferito la sicura fedeltà di un dittatore al confrontarsi con un governo democratico e così è stato anche con Bozizé, che per parte sua è arrivato alla pulizia etnica di buona parte del Nord del paese, proprio come in Darfur, tanto che l’Unione Europea ha dovuto mandare un contingente a proteggere e organizzare i campi dei rifugiati in Ciad. Un’occasione di cui le opinioni pubbliche europee hanno saputo poco, da noi ad esempio s’è detto che si faceva per assistere i profughi del Darfur e nessuno ha fatto caso al fatto che in Ciad il dittatore Deby stava facendo lo stesso, dopo che i soldati francesi lo avevano salvato dai ribelli che gli stavano sparando sul palazzo presidenziale, bombardandoli con gli elicotteri. Storie che testimoniano che l’assoluta supremazia militare e politica sull’area da parte della Francia non è stata intaccata dal processo di decolonizzazione, che in buona parte dell’Africa francofona e stato soffocato nella culla, con perizia e spietata determinazione.

Dittature che hanno fatto stragi delle classi dirigenti, delle competenze, impedendo il diffondersi dell’istruzione e spingendo il capitale umano più prezioso alla fuga e all’emigrazione, ma che evidentemente hanno sempre ripagato Parigi delle spese di mantenimento del dispositivo militare africano, presente in quello che è noto come “secondo spazio coloniale” fin dal 1830 per iniziativa della monarchie e poi espanso dalla repubblca, realizzando il singolare paradosso della costituzione di un impero da parte di una repubblica che si fondava su principi del tutto incompatibili con l’esercizio della conquista coloniale, quella che proclamava l’uguaglianza tra tutti gli uomini. Incompatibilità poi risolta dopo la seconda guerra mondiale abolendo la pretesa imperiale e adottando i metodi di controllo meno evidenti, ma non meno efficaci, delle grandi compagnie commerciali che avevano costituito la forza di penetrazione dell’impresa coloniale usando e armanfo abitanti i locali selezionati per la loro ferocia, per disciplinare e conformare alle proprie esigenze interi popoli, ed è anche molto più economico.

Pubblicato in Giornalettismo