Come salvare i bambini dalle miniere

Posted on 30 agosto 2013

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Anche in un paese più tra i più stabili e sviluppati dell’Africa come la Tanzania, i bambini finiscono in miniera spinti dal bisogno o attirati da improbabili miraggi di ricchezza.

Il fenomeno è simile a quello che si è sviluppato nel vicino Congo, nonostante la presenza di leggi severe che vietano il lavoro minorile, di un governo più stabile e di istituzioni decisamente più sviluppate, anche in Tanzania molti minorenni finiscono al lavoro nelle piccole miniere improvvisate, miraggio di una ricchezza che non arriva mai e fonte di guadagno per commercianti senza scrupoli. In un rapporto pubblicato oggi Human Rights Watch denuncia la presenza nelle miniere d’oro di bambini dagli otto anni in su, che rischiano la salute e la vita, facendo appello al governo della Tanzania perché metta termine al lavoro minorile nelle piccole miniere, ma anche alla Banca Mondiale e ai paesi donatori affinché sostengano questi sforzi.

Il rapporto di 96 pagine, intitolato: “Toxic Toil: Child Labor and Mercury Exposure in Tanzania’s Small-Scale Gold Mines” denuncia proprio le condizioni di lavoro in questo tipo di miniere, nelle quali i pericoli non derivano solo dagli sforzi fisici e dai crolli o dagli incidenti con gli attrezzi, ma anche dall’avvelenamento da sostanze tossiche, in particolare il mercurio, usato per la lavorazione del minerale grezzo. Janine Morna, una ricercatrice di HRW spega che: “I bambini e le bambine della Tanzania, sono attirati nelle miniere d’oro dalla speranza di una vita migliore, ma si trovano incastrati in un ciclo mortale di pericoli e disperazione. I paesi donatori devono tirar fuori questi bambini dalle miniere e ricondurli a nelle scuole”. Molti di questi bambini sono infatti orfani o provengono da famiglie vulnerabili che mancano di beni e servizi fondamentali, in più HRW ha rilevato che attorno alle miniere, proprio come accade in Congo, le bambine sono vittime di abusi sessuali e spesso costrette alla prostituzione, rischiando di contrarre l’HIV o altre pericolose infezioni.

 

HRW ha visitato 11 siti minerari nelle regioni di Geita, Shinyanga eMbeya, intervistando più di 200 persone e 61 bambini che lavorano nelle piccole miniere, occupati in un lavoro che riconsciuto come uno delle peggiori forme di sfruttamento minorile, anche dagli accordi sottoscritti dallo stesso governo della Tanzania. “Sulla carta la Tanzania ha una severa legislazione che proibisce il lavoro minorile nelle miniere, ma il governo ha fatto poco per farla rispettare.” spiega Morna, aggiungendo che “gi ispettori del lavoro devono visitare si le miniere registrate che quelle informali regolarmente e assicurarsi che i datori di lavoro siano sottoposti a sanzioni nel caso d’impiego dei minori”. Uno dei pericoli maggiori di questa attività resta però l’avvelenamento da mercurio, una sostanza velenosissime e neurotossica che atttacca il sistema nervoso centrale e può provocare la morte o diabilità permanenti, ancora di più nel caso dei bambini, colpiti nel pieno del loro sviluppo e meno resistenti. Il procedimento per estrarre separare l’oro dal minerale nelle piccole miniere prevede di mescolare il mercurio al minerale e poi di bruciare l’amalgama per liberane l’oro, una pratica che si svolge senza alcuna precauzione, spesso all’interno delle stesse case e che porta all’intossicazione attraverso i fumi, per non parlare della dispersione del mercurio nell’ambiente, anche le leggi per limitare e regolamentare l’impiego del mercurio sono rimaste largamente sulla carta nel caso delle piccole miniere, nonostante proprio la Tanzania sia stata parte attiva nella scrittura della Convenzione di Minamanta sul mercurio, sottoscritta da 140 paesi e intitolata in ricordo dell’omonima città giapponese, vittima di un famoso caso di avvelenamento da mercurio mezzo secolo fa.

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La Tanzania è il quarto produttore mondiale d’oro e il suo settore minerario è in vivace espansione, ma accanto alle grandi miniere gestitie dalle grandi corporation internazionali prosperano miniere più piccole, spesso clandestine, che sfuggono ai controlli governativi. Lapresenza di queste miniere ha un forte impatto negativo sulle comunità, gli insegnanti sentiti da HRW hanno spiegato che ogni volta che apre una di queste miniere cala immediatamente la frequenza scolastica, per non dire di quanti, appena più grandi, non abbiano altre alternative a cercarvi un impiego a tempo pieno, mancando dell’accesso alla scuola secondaria o alle scuole professionali. La testimonianza di un quindicenne di Geita riassume il fenomeno: ” é difficile conciliare il lavoro con la scuola. Non riesco a fequentare il tutoring (che ha luogo nei weekend). Penso alla miniera, mi distrae… un giorno… sono rimasto malato. Avevo dolori in tutto il corpo”. Per questo la ricetta suggerita da HRW prevede l’ampiamento dell’offerta per la scuola secondaria e professionale e un piano d’azione che miri alla tutela degli orfani e dei figli delle famiglie più povere e bisognose, anche attraverso la concessione di borse di studio o somme di denaro, subordinata all’abbandono del lavoro da parte dei figli, alle famiglie che hanno maggiori difficolt. Lo stesso dovrebbero fare i paesi donatori e la Banca Mondiale, che nel paese ha ad esempio un programma da 55 milioni di dollari per lo sviuppo del settore minerario, che perònon fa parola del lavoro minorile. Anche i mercanti d’oro dovrebbero rinunciare ad acquistare il minerale estratto con l’impiego di manodopera minorile, ma i passaggi di mano dell’oro sono numerosi e difficili da controllare, anche se si sa dove va a finire all’estero, quello delle piccole miniere in particolare, negli Emirati Arabi Uniti.

Il paese, che deve il suo nome dalla fusione di Tanganyika e Zanzibar ha un reddito medio pro-capite annuo che non arriva ai 2.000 dollari e si calcola che milioni di bambini, sui 44 milioni d’abitanti, siano avviati al lavoro fin dalla giovane età, in particolare le femmine, presto impiegate nei lavori domestici. Tuttavia l’economia ha registrato tassi di crescita elevati nell’ultimo decennio e il paese gode di una rara stabilità politica e della presenza di una democrazia matura, tanto che le uniche violazioni dei diritti umani, sfruttamento dei minori a parte, riguardano le persecuzione degli albini, vittime di radicati pregiudizi culturali. Nel 2009 il parlamento di Dodoma ha varato il Law of the Child Act, quanto mai oppportuno in un paese nel quale il 44% della popolazione ha meno di 15 anni, anche a causa di un alto tasso di fertilità, il diciottesimo nel mondo, che vede ogni donna tanzaniana partorire in media 5 figli. L’aspettativa di vita resta bassa nonostante lo sviluppo economico: 51.62 anni per gli uomini e 54.7 per le donne.

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