PRISM peggio di Echelon, Big Brobama spia più di Stalin

Posted on 9 giugno 2013

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Una sorveglianza senza limiti, “boundless”, come si chiama il programma che cataloga i miliardi d’informazioni raccolte ogni giorni dalle spie degli Stati Uniti.

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LE ULTIME NOVITA’ – La schermata qui sopra è relativa al mese di marzo e dice che i sistemi americani collegati a Boundless hanno incamerato 97 miliardi di “pieces of intelligence” solo in quel mese, dei quali più di due miliardi negli Stati Uniti, gli unici che hanno rilevanza per il dibattito interno americano, poiché per la legislazione americana le agenzie di spionaggio hanno praticamente carta bianca, basta un’autorizzazione annuale dell’Attorney General per procedere all’ingrosso e sulla base presupposti molto vaghi, nel caso di stranieri o senza il coinvolgimento di cittadini americani anche se appare evidente che gli americani sono spiati estesamente e che quindi anche il sistema di corti giudiziarie segrete che concede e sovrintende le autorizzazioni relative sia di manica estremamente larga.

COME FUNZIONA – Cosa raccolgano le agenzie americane lo ha spiegato un paio di settimane fa Ira “Gus” Hunt, chief technology officer della CIA, Alla conferenza Structure Data organizzata da GigaOM: “Siamo molto vicini alla capacità di computare tutta l’informazione umana generata”. Dati che neppure le persone sanno di produrre: “Voi siete già una piattaforma ambulante di sensori”, sottolineando come i cellulari, gli smartphone e i tablet siano dotati di microfoni, telecamere, accelerometri, sensori luminosi e altro ancora. “Sapete del del fatto che qualcuno può sapere dove siete in ogni momento perché portate con voi un dispositivo mobile, anche se il dispositivo è spento. Lo sapete, spero. Bene, dovreste.” Raccogliere tutto e tenerlo per sempre, almeno per quanto possibile, questo è l’obiettivo poiché:

“Il valore di ogni informazione è riconoscibile solo quando è possibile collegarla con qualcosa che arriverà in un momento futuro. Dato che non si possono connettere i punti che non ancora non si hanno, questo ci spinge fondamentalmente a raccogliere tutto e a tenerlo per sempre”.

ANCHE PEGGIO – E se tutto è già tanto, basta pensare a un futuro molto prossimo di macchine senza pilota o case gestite da sistemi collegati in rete; da quelli per la domotica alla nuova Xbox, un vera cornucopia di sensori collegati in rete da piazzare in salotto; per rendersi conto di come le distopie più malsane abbiano già lasciato la letteratura e siedano reali nella quotidianità. Il problema è noto e lo conosce anche Hunt: “La tecnologia in questo mondo si sta muovendo più velocemente di quanto il governo o la legge possano fare. Dovreste chiedervi quali siano i vostri diritti e chi possieda i vostri dati”. Quello che sappiamo ora è che il governo degli Stati Uniti raccoglie tutto quello che può, che può raccogliere quasi ogni comunicazione al mondo e che in particolare con i dati dei non americani; cittadini, organizzazioni, aziende; può fare quello che vuole e, anzi, cerca costantemente il modo di trarne vantaggio.

COSA SE NE FANNO – E come ne possano e ne abbiano già approfittato lo ricorda lo scandalo Echelon, che portò a un aspro scontro tra USA e UE quando si scoprì che il governo americano usava le potenzialità di quel sistema d’ascolto per favorire le corporation americane, ancora primitivo in quanto raccoglieva solo parte delle comunicazioni mondiali, mentre ora da quel che si capisce l’idea è di raccogliere tutto e di scandagliarlo con calma con macchine potentissime e utilizzarlo quando ne capiti l’occasione. Che questo significhi violare la privacy dell’intera umanità e i segreti di aziende, governi, partiti e organizzazioni di ogni tipo non è un problema nell’ottica statunitense, fino a che non sono americani o sul suolo americano.

DOVE NON VALE NEMMENO IL QUARTO EMENDAMENTO – In realtà la questione investe in pieno anche gli americani, che dal grafico di Boundless risultano sottoposti alla stessa attenzione dedicata ai cinesi. Quegli stessi cinesi che gli americani accusano di spionaggio attraverso la rete, ironia tipica della storia che si fa beffe della propaganda e che ora probabilmente e pragmaticamente guardano all’esempio americano e lo studiano per cogliere suggerimenti utili a integrare e potenziare i propri sistemi. Non che altri governi siano meno aggressivi, spesso i limiti dell’invasività dipendono solo dalle risorse tecniche ed economiche a disposizione, ma fondamentalmente la loro potenza in termine di raccolta e analisi dei dati si concentra verso il teatro domestico. La differenza fondamentale tra gli Stati Uniti e i governi del resto del mondo, oltre alla magnitudo dello sforzo e degli investimenti, è che tale sforzo è orientato prevalentemente all’esterno, a sostegno di un’agenda che è quella dell’unica superpotenza planetaria che rivendica il diritto d’ingerenza e di “proteggere degli interessi americani in pericolo” ovunque nel mondo, avendone i mezzi e la forza. Proprio come a Guantanamo è legale torturare le persone e detenerle anche se innocenti senza processi per anni perché non è territorio statunitense.

I SEGRETI CHE NON ERANO SEGRETI – La questione non è quindi da scavare tanto nel dettaglio e a nulla rilevano i cavilli con i quali le corporation coinvolte cercano di negare l’evidenza di una collaborazione che il governo degli Stati Uniti può imporre loro insieme all’ordine di non farne parola con nessuno o nell’imbarazzata ipocrisia con la quale si cerca di minimizzare questa o quella delle rivelazioni che The Guardian e altri stanno distillando da giorni a beneficio dell’opinione pubblica globalizzata, che così ha il privilegio di toccare con mano cosa veramente fanno gli Stati Uniti quando s’arriva allo spionaggio, senza che nessuno possa farci niente e senza che nessuno sappia neppure chi avrà accesso a quei dati, che finiscono nelle mani di una comunità composta da centinaia di migliaia di operatori governativi, ma anche a società esterne, contractor ai quali è demandata l’analisi e l’interpretazione di montagne di dati.

NE APPROFITTANO COME POSSONO – Una realtà che ovviamente preoccupa i governi ostili agli Stati Uniti, ma che dovrebbe preoccupare anche quelli alleati, in particolare quelli dell’Unione Europea che già hanno avuto modo di scontrarsi con Washington per Echelon e anche quando hanno scoperto che gli americani si copiavano tutte le transazioni che passano per i server del consorzio interbancario SWIFT. In quel caso si animò il Garante della Privacy e si attivò l’Unione Europea, finì con una comunicazione che tutti i possessori di un conto bancario hanno ricevuto e che pochi hanno valutato per quello che voleva dire: le autorità bancarie e comunitarie non possono evitare che quei dati, come quelli delle transazioni con le carte di credito, finiscano nei database degli americani. Tutta roba la raccolta della quale è stata giustificata con la lotta al terrorismo, a quei terroristi islamici e fanatici che per ammissione della stessa CIA in audizione al Congresso hanno smesso di mandarsi soldi con i bonifici. L’accordo tra USA e UE sulla gestione di quei dati è finito alla “meglio qualcosa di niente“, mentre in Asia stanno pensando di farsi un altro SWIFT nel quale gli americani abbiano più difficoltà a mettere il naso.

LEGAMI INDISSOLUBILI ?- Si capisce quindi perché, dopo che Obama ha detto di essere contento di discuterne, sia stata annunciata formalmente un’inchiesta per individuare e punire la fonte o le fonti che hanno allungato i documenti su PRISM e il resto alla stampa, l’ultima pubblicazione infatti illustra come Obama abbia dato disposizione di preparasi alla guerra informatica, a portare la guerra in rete, un’ottima pensata che poteva venire solo a chi ha la maggiore potenza di fuoco da spendere pure lì. Se l’Unione Europea ha reagito, lentamente e con fare felpato, alla clamorosa violazione del segreto bancario finendo per dover chinare il capo, è abbastanza improbabile che ora sia disposta a far fuoco e fiamme, anche perché al di là delle storiche alleanze molti di quei governi collaborano attivamente ad attività anche più reprensibili dello spionaggio ai danni dei propri cittadini, si rivolgono agli americani e a quelle stesse corporation quando hanno bisogno di spiare qualcuno. Un fenomeno identico a quello che è stato clamorosamente visibile sulle pagine dei due principali quotidiani americani, mai s’erano visti il Washington Post e il New York Times “ammorbidire” gli articoli dopo la pubblicazione, in silenzio, senza nemmeno una nota. Pane per i loro garanti dei lettori, un disastro per tutti perché illustra ancora una volta la sudditanza non solo psicologica dei grandi media all’amministrazione americana e la solidità del blocco di potere che in Big Bro-bama ha trovato il volto giusto per coprire i propri misfatti.

Pubblicato in Giornalettismo

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