Aung San Suu Kyi, che tace sui Rohingya

Posted on 10 giugno 2013

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Sarò anche interprete di un “bipolarismo gentile” secondo come la presentano oggi i renziani, ma in realtà molti l’accusano di un silenzio complice sulla strage e persecuzione dei rohingya. (P.S. Al netto del fatto che in Myanmar non c’è alcun bipolarismo e forse mai ci sarà, dettagli)

SI SBILANCIA – Se ne sono accorti un po’ tutti e hanno diffuso la lieta novella, dice il Corriere ad esempio della Bella Addormentata birmana:

Suu Kyi ha criticato una legge che vieta alle famiglie del gruppo dei rohingya (musulmani) di fare più di due figli: «Se vero, è illegale. Una discriminazione. Viola i diritti umani».  La norma si applica a due aree nelle quali si concentrano i rohingya, una popolazione senza cittadinanza che per l’Onu è invece tra le etnie più perseguitate del mondo; non riguarda i musulmani non rohingya di altre zone della Birmania, che comunque subiscono la loro dose di violenze e linciaggi in un Paese provato dai nuovi equilibri socio-economici.

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L’ANIMALE POLITICO – Che questo dimostri che “sta diventando un animale politico” come sostiene lo stesso articolo è indubbio, ma quelo lo aveva confermato proprio tacendo sul massacro e i pogrom di cui è rimasta vittima la piccola minoranza musulmana, proprio lei, paladina della pace e della democrazia. E lo ribadisce ora, intervenendo con una frase a mezza bocca e carica di dubbi (“Se è vero…”) che servono solo a nascondere una certissima realtà fatta di persecuzioni perpetrate da folle urlanti eccitate da un monaco buddista indistinguibile dai nazisti e assecondate da un regime ora vestito da democrazia. Realtà nella quale i militari fomentano i conflitti con le minoranze e poi si pongono come “unica soluzione” ai pavidi e a quelli come Aung San Suu Kyi, che non è nemmeno riuscita ad ammettere che i rohingya siano cittadini del Myanmar. Proprio oggi la maggioranza ha annunciato con soddisfazione un accordo con i Kachin, minoranza con la quale prima ha rotto l’accordo precedente e ora ne firma uno nuovo dopo che nel mezzo ha bombardato i Kachin per alcuni mesi, anche con l’aviazione, come rappresaglia per loro fantomatici attacchi.

UN COMPORTAMENTO INDIFENDIBILE – Una negazione, quella delle cittadinanza, perpetrata dal governo e dalla maggioranza dei media nonostante gli antenati dei rohingya siano arrivati nel paese quasi 200 anni fa e nonostante le persecuzioni contro di loro durino da decenni, un lasso di tempo durante il quale sarebbero divenuti comunque cittadini, se non fosse stato loro impedito. Una negazione sulla quale si fonda la pretesa degli estremisti buddhisti di cacciare i rohingya dal paese e di attaccarli perché minaccerebbero, loro, disarmati e inermi, d’imporre i loro costumi alla maggioranza del paese, al 98% buddhista. Contro tutto questo l’animale politico finora non ha speso una parola, riuscendo al contrario a far scudo all’esercito e al governo che massacrava i poveretti con risposte evasive, negazioniste e minimizzanti. Non sarà mai troppo tardi quando cambierà idea, per ora non resta che prendere nota di questo timido sussulto di dignità e sperare che sia fecondo.

Pubblicato in Giornalettismo