Mario Calabresi deve spiegare

Posted on 21 novembre 2011

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In una conferenza stampa il movimento No Tav ha denunciato un fatto gravissimo, che chiama in causa il comportamento di un giornalista de La Stampa e del suo direttore, Mario Calabresi, incapace di assumersi le evidenti responsabilità che scaturiscono da uno scandalo del genere.

Riassumendo, secondo quanto riferito e documentato dai No Tav, il giornalista Massimo Numa avrebbe spedito una serie di mail ad Alessandro Lupi, noto per essere stato colpito da un lacrimogeno in pieno volto. Mail nelle quali firmandosi Alessio e fingendosi un entusiasta No Tav, sgrammaticato e grezzo, scriveva ad Alessandro di essere stato presente all’incidente e di aver visto che Alessandro non era stato colpito, ma era caduto da solo.

Comunicazioni alle quali Alessandro ha risposto tra l’incredulo e il perplesso, ma in seguito Numa ha esibito pubblicamente questa corrispondenza per sostenere che anche “nel movimento” si diceva che Alessandro non era stato colpito dalla polizia. E ad Alessandro qualche sospetto è venuto.

Infine il colpo di scena, “Alessio” si dev’essere distratto, perché una mail di Alessio è partita dall’account di Numa @lastampa.it e finita nella posta di Alessandro. Tutte le mail di Alessio, che caso, risultano partite dal server de La Stampa.

Da questi fatti pare che Numa si sia particolarmente impegnato per smentire il povero Alessandro e diffamare il movimento No Tav, costruendo un carteggio da utilizzare a questo scopo. Purtroppo per lui Numa non pare l’hacker capace di penetrare il computer di Alessio e Alessandro, ma uno che non si rende conto che una mail spedita dal suo posto di lavoro è facilmente tracciabile, anche se spedita dall’account di un Alessio inventato a caso.

Una cosuccia che ai No Tav, che pure hanno già denunciato  falsificazioni e manipolazioni da parte de La Stampa, non è piaciuta. Ne hanno chiesto conto al giornale, ma il giornale tace, il direttore tace.

È evidente a chiunque che in un caso del genere un giornale serio si comporta in maniera diversa, sia o meno dalla parte del torto. Le accuse sono gravi e le ferite all’etica evidenti e in un caso del genere tacere sperando che la cosa giunga alle orecchie del minor numero di persone è un’offesa che s’aggiunge a offesa.

Offesa prima di tutto ai propri lettori, perché i No Tav possono difendere le loro ragioni, mentre i lettori de La Stampa sono del tutto indifesi e non sapranno mai nulla della vicenda.

Nel giornale diretto da Mario Calabresi, dicono i No Tav, c’è chi invece di fare il giornalista opera da agente provocatore, poco importa dei suoi motivi o dei suoi ispiratori, così non si fa.

E Mario Calabresi dovrebbe dire forte e chiaro che nel suo giornale quelle cose non si fanno, che La Stampa non è una macchina del fango. E invece tace, non smentisce e non risponde alle gravi accuse.

Secondo me, anche solo come contributo per alzare il livello, Calabresi dovrebbe rispondere pubblicamente a queste accuse.

Sarebbe bello se La Stampa dimostrasse di meritarsi la serietà di Monti, che tanto ha lodato, e contribuisse a dare un segnale di cambiamento. Se Calabresi davvero vuole un paese serio, dimostri di meritarselo.

credits: uomoinpolvere

Aggiornamento: C’è un articolo su Carmilla che ricostruisce il curriculum del protagonista della vicenda

Aggiornamento: All’ora di cena del 22, Mario Calabresi ha annunciato su Twitter, dove era stato sollecitato da molti, che risponderà “al più presto” a chi gli ha chiesto lumi con gentilezza e non anonimamente (aridanghete). Ha anche aggiunto che: “Sto cercando di capire cos’è successo”.

Eppure i termini della questione non sono particolarmente difficili da afferrare, così come non è la prima volta che LaStampa si segnala per comportamenti orrendi ai danni dei No Tav. A sentire queste prime dichiarazioni sembra che tutto sia successo a sua insaputa, speriamo non sia questa la linea del giornale.

Aggiornamento: Carlo Gubitosa ha raccolto l’inverosimile giustificazione di Numa e un parere dalla redazione. Qui l’articolo originale

Aggiornamento: Massimo Numa si è in seguito esibito in un lungo scambio di mail e messaggi su Twitter, coadiuvato anche dal collega Roberto Travan: [1] [2]

 

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