Il principe saudita che s’abbandona al deboscio e alle violenze negli Stati Uniti

Posted on 1 novembre 2015

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Le disavventure per il principe Majed Abdullah bin Abdulaziz Al Saud sono iniziate un paio di settimane fa, quando una donna malmessa è fuggita dalla sua proprietà e si è rivolta alla polizia denunciando maltrattamenti da parte del principe. Alla sua denuncia di sono unite altre e il loro racconto rischia di compromettere il principe in patria, più di quanto gli faccia rischiare la galera negli Stati Uniti, da dove è già fuggito.

Figlio dell’ultimo re Abdallah, il principe Majed bin Abdullah bin Abdulaziz Al Saud ha 29 anni e tanta voglia di divertirsi, per farlo ultimamente aveva scelto di affittare una proprietà da 37 milioni di dollari a Beverly Hills e, secondo quando riportato in una denuncia che sta facendo molto rumore, abbondare con sesso & droga, per il rock & roll non si sa. I fatti si sarebbero svolti tra il 21 e il 25 settembre e le denuncianti facevano parte del personale di servizio dell’enorme proprietà, costrette non solo a prestare la loro opera professionale per assistere il principe in party quotidiani con «numerose escort», ma alla fine divenute loro stesse prede dell’uomo una volta che l’uso abbondante di alcol e cocaina gli mollava i freni inibitori.

Le tre donne l’accusano di averle trattate male, costrette ad assistere ad accoppiamenti omosessuali del principe, che una volta ubriaco secondo la denuncia amava annusare le terga di una domestico mentre questi si liberava dei gas intestinali. Sullo stesso genere, avrebbe inseguito anche le tre domestiche dicendo di voler loro urinare addosso. Rozzo, violento e capace di minacciare di morte una delle donne che rifiutava le sue avance, dalla lettura della denuncia il principe Majed ne esce malissimo e non solo perché si presentava dicendo «Io sono un principe a faccio quello che voglio. Voi non siete nessuno».

majed

L’ufficio distrettuale della procura di Los Angeles ha detto che lascerà cadere le accuse di violenza sessuale, ma che potrebbe ancora accusarlo di reati minori. Dopo la denuncia della prima donna e il ritrovamento all’interno della fidanzata del principe, sanguinante e piangente, Majed era stato arrestato e subito liberato su cauzione, appena 300.000 dollari, ma poi altrettanto velocemente è fuggito dagli Stati Uniti.

La notizia, indubbiamente pecoreccia nei dettagli che emergono dalla denuncia, rischia di avere un’eco mediatica maggiore dei bombardamenti sauditi in Yemen, anche se i suoi risvolti giudiziari negli Stati Uniti rischiano di rivelarsi prossimi allo zero e, ovviamente, il contenuto della denuncia è da considerarsi una versione di parte tutta da dimostrare. Fatto sta che l’espressione «fart-in-face» oggi solca la rete accoppiata al nome di Abdullah bin Abdulaziz Al Saud e molti ridono, anche se c’è veramente poco da ridere. Gli eccessi veri o presunti del principe resteranno impuniti negli Stati Uniti, la sua reputazione rovinata mondialmente da un’affermazione tutto sommato indimostrata, mentre in patria rischia grosso per il motivo sbagliato, non perché abbia commesso violenze sugli inferiori, ma perché in Arabia Saudita il sesso omosessuale conduce alla condanna capitale, per non dire di quanto comportamenti del genere siano agli antipodi del puritanesimo wahabita imposto con la forza al paese dalla casa reale. Ipotesi comunque alquanto improbabile trattandosi di un esponente di primo piano della dinastia, lui è un principe, i sauditi messi a morte o in carcere sono sudditi, anche la fuga dimostra che evidentemente il principe teme più la giustizia americana di quella saudita.

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