Anton Lundin Pettersson, il Breivik svedese che non fa notizia

Posted on 23 ottobre 2015

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Se Anton Lundin Pettersson avesse agito inneggiando ad Allah mentre cercava di uccidere quanti più bambini gli fosse possibile all’interno di una scuola svedese, oggi probabilmente non si parlerebbe d’altro, invece la notizia dell’attacco è già stata dimenticata.

Anton Lundin Pettersson aveva 21 anni, viveva a Trollhattan e nella sua cameretta hanno trovato abbondanza di parafernalia nazista e pubblicazioni «antislamiche». Prima di dirigersi verso la scuola che ha colpito ha guardato alcuni video «nazisti». Su un account Youtube aveva postato materiale che glorificava il nazismo e criticava l’Islam e l’immigrazione. Poi ieri mattina verso le 10 Petterson,  mascherato con una divisa nera, una maschera e un elmetto, è entrato alla Kronan School di Trollhattan, vicino a Goteborg, frequentata da 400 allievi dalla scuola materna alle superiori.

Lo hanno scambiato per uno studente vestito come il cattivo di Guerre Stellari e invece la sua ispirazione era il nazismo e le armi da taglio che aveva con sé servivano a uccidere e non a scimmiottare le spade laser dei Jedi. Petterson ha ferito due studenti di 11 e i 15 anni e un insegnante gravemente, uno studente e un insegnante sono poi morti in ospedale, come Petterson, raggiunto da due colpi sparati dalla polizia, fortunatamente intervenuta nel giro di pochissimi minuti.

Anton Lundin Pettersson fb

Petterson era un emulo di Breivik, l’unica differenza tra i due sta nella differenza d’età e di pericolosità, perché Petterson non aveva accesso alle armi da fuoco. Come Breivik Petterson ha preso di mira un luogo nel quale erano concentrati dei giovani; Breivik scelse un raduno di giovani di sinistra, complici dell’immigrazione; Petterson ha scelto una scuola nel quartiere forse a più alta densità d’immigrati di Svezia e ha tirato  quelli dalla carnagione più scura. Un crimine odioso l’aggressione a una scuola e l’uccisione di giovani e bambini, ma da sempre gli attacchi di questo genere prendono di mira i più deboli e indifesi. Entrambi erano ossessionati dall’immigrazione e imbevuti di propaganda razzista e suprematista e le azioni di entrambi sono state salutate con favore dalla galassia dell’estrema destra europea su siti, forum e social network. La storia di Petterson è la storia di Breivik, il suo crimine quello di un terrorista d’estrema destra che uccide per fermare quella che i suoi camerati estremisti e molti politici di destra in tutta Europa definiscono una «invasione».  Petterson ha molti complici in Europa, anche insospettabili, come quelli che alla notizia della sua tentata strage hanno minimizzato la notizia o l’hanno nascosta nelle pagine interne.

Pubblicato in Giornalettismo

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