La bufala del matrimonio a 3 in Brasile

Posted on 24 ottobre 2015

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Titola l’ANSA: «Nozze a 3 in Brasile. Il paese sudamericano apre alla poligamia tra donne.» Ma non si tratta di un matrimonio e il Brasile non ha affatto aperto alla poligamia.

Secondo l’agenzia Ansa:

«E’ stato registrato ufficialmente a Rio de Janeiro il primo caso di matrimonio civile fra tre signore: un’imprenditrice di 32 anni, una dentista di 32 ed una dirigente amministrativa di 34. Ed è tutto regolare. Il notaio che ha celebrato le nozze, Fernanda de Freitas Leitao ha spiegato che la base giuridica per formalizzare la cerimonia è la stessa con cui vengono riconosciute legalmente le coppie omosessuali.»

Non si sa come e perché oggi sia tornata di moda una «notizia» che già alcuni media davano nell’agosto scorso, ma ora come allora è stata data male. La notizia infatti non corrisponde al vero, come si può facilmente verificare dalla spiegazione dalla signora Fernanda de Freitas Leitao, dove la stessa scriveva 3 anni fa di come sfruttare la legge che ha istituito le unioni civili, per scrivere un contratto di convivenza che -potrebbe – costituire una «unione familiare» prevista dalla legge, qualora i giudici accolgano la sua innovazione, circostanza alla quale la professionista credeva poco: «Nonostante sia una persona estremamente ottimista, sono convinta che almeno inizialmente il nostro sistema giudiziario non riconoscerà l’unione poliaffettiva come entità familiare, più probabilmente la riterrà solamente una società di fatto.» L’unione è poi stata registrata l’estate scorsa e finora nessuno ha fatto ricorso denunciandone l’illegalità, ma questo non vuol dire che l’unione poliaffettiva delle tre signore possa sopravvivere a ricorsi o a giudizi di organi superiori o che al momento rappresenti qualcosa di più di un caso apripista che deve ancora raggiungere la meta sperata. L’uso della parola matrimonio è quindi del tutto fuori luogo, così come parlare di poligamia.

Non c’è nessun «matrimonio civile tra signore», c’è invece la costituzione di una «entità familiare» tra persone che non hanno legami di sangue, ma solo affettivi. L’entità familiare così come prevista dalla legge brasiliana chiamata in causa, può essere costituita anche senza l’esistenza di una relazione amorosa di coppia e senza chiamarla in causa, possono aspirarvi anche parenti o semplici conoscenti che convivono e s’assistono l’un l’altro anche per motivi affettivi diversi dalla volontà di formare una coppia o far figli. Insomma: nessun matrimonio.

Il documento, redatto con queste aspettative l’estate scorsa, è quindi un patto di convivenza, con il quale le 3 aspiravano ad ottenere il riconoscimento di «entità familiare». E non è neppure il primo, già nel 2012 si è registrato un caso simile. Non c’è nessun matrimonio a 3 e probabilmente non ci sarà mai, c’è invece il riconoscimento di un accordo di convivenza, un accordo scritto da Fernanda de Freitas Leitaola che è appunto un notaio e non un ufficiale dello stato civile, costituita da 3 donne sfruttando la stessa legge, del 1988, che usavano gli omosessuali quando non potevano sposarsi. Accordo poi registrato pubblicamente, che non significa che la pratica abbia assunto forza di legge, solo che non è vietata dalla lettera della legge e quindi può essere registrata. Una legge che era stata creata sul principio  della difesa della dignità umana e su quello per il quale la famiglia è un concetto plurale e aperto, una unione sociale che si forma spesso a prescindere da formalità e legami di sangue. Per questo la legge era usata dagli omosessuali per recuperare alcune delle tutele riconosciute alle coppie sposate prima dell’introduzione del vero e proprio matrimonio omosessuale, ma non era una legge fatta per gli omosessuali o per colmare la mancanza del matrimonio per gli omosessuali. Il fatto che una volta introdotto il matrimonio omosessuale, la legge abbia previsto la possibilità di aggiornare le unioni civili tra omosessuali e trasformarle in matrimoni, non apre ovviamente la strada al riconoscimento delle unioni a 3, tanto che la poligamia è esplicitamente vietata in Brasile, non c’è quindi nemmeno la speranza di una «promozione» a matrimonio per l’unione tra le 3 signore in questione.

Pubblicato in Giornalettismo

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