C’è un solo modo per evitare le stragi di migranti

Posted on 20 aprile 2015

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Dopo il catastrofico naufragio di ieri s’affollano le proposte di soluzioni impossibili, ma ben pochi propongono l’unica praticabile e umana.

C’è chi ha proposto di creare «un’agenzia internazionale per raccogliere le richieste d’asilo direttamente in Nord Africa dopo di che si abbattano le carrette del mare direttamente nei porti libici mentre sono attraccate. Un’operazione di polizia internazionale per mettere sotto controllo le spiagge e i porti della Libia. Un contingente militare autorizzato dall’Unione Europea per fermare l’attività criminale degli scafisti e così cercare di stroncare il traffico di esseri umani» ed è forse la soluzione proposta meno insensata, ma ha il difetto di essere praticabile solo in tempi biblici e con il consenso dei libici, che per ora non riescono a darsi nemmeno un governo. E non risolve la questione dei barconi che arrivano dall’Egitto o da altri paesi, come quello affondato ieri.

Poi ci sono quelli più estrosi e muscolari che propongono un intervento militare, sia il blocco dei porti o il bombardamento dei barconi in porto. Non si può fare, perché sarebbe un atto di guerra e non avrebbe il consenso di nessuno, meno che mai dei libici, e perché nella pratica sarebbe improponibile, la Libia ha 1.770 chilometri di costa e spesso i barconi non imbarcano il loro carico umano nei porti. Non si può fare anche perché non abbiamo i mezzi per farlo e costerebbe una follia. E non risolve la questione dei barconi che arrivano dall’Egitto o da altri paesi, come quello affondato ieri.

Altra proposta assurda è quella del blocco navale, che comporterebbe il respingimento condannato dalla corte europea e che non è praticabile quando viene bloccata una carretta che fatica a navigare, respingerla o trainarla equivale a negare i dovuti soccorsi e se il barcone poi si ribalta o gli occupanti si buttano in acqua è un disastro. In pratica di risolverebbe in un’altra opera di soccorso in mare o in una strage. E non risolve la questione dei barconi che arrivano dall’Egitto o da altri paesi, come quello affondato ieri.

Dice poi Fiorenza Sarzanini sul Corriere che è

Impossibile anche il ripristino di una missione umanitaria sul modello di «Mare Nostrum» proprio perché agevolerebbe l’attività criminale di chi sa che alle persone imbarcate anche su mezzi di fortuna basterà lanciare un sos poco dopo la partenza per essere soccorse e salvate. «Se questa fosse la volontà – spiegano gli esperti – sarebbe più efficace creare un corridoio umanitario e portare i profughi direttamente sulle nostre coste ».

La soluzione al problema umanitario quindi c’è, si possono evitare quelle morti semplicemente predisponendo un servizio di traghettamento o fornendo ai profughi il visto necessario a entrare legalmente in Europa, perché quelli che scelgono di spendere più di 1.000 euro per traversare in barcone prenderebbero volentieri un aereo pagando il biglietto che costa molto meno, ma non possono farlo perché non hanno i documenti o i visti necessari. Non si fa perché manca la volontà, perché l’Europa che ha mezzo miliardo di cittadini non teme l’afflusso improvviso di qualche centinaio di migliaia di profughi, ma l’effetto politico che avrebbe su certo elettorato, quello che come Breivik è convinto che sia in corso una «invasione» dell’Europa, quello che ieri ha addirittura festeggiato, oscenamente e pubblicamente, la morte dei 700 e forse più naufraghi. L’Italia dice che non può accoglierli tutti e gli altri paesi dicono che invece devono rimanere nel paese che toccano per primo e così quelli che arrivano con i barconi finiscono per forza nei paesi della sponda Sud, in particolare in Italia, perché è l’Italia la più vicina alla costa africana. E cosa fa l’Italia allora? Ne registra solo la minima parte e lascia che gli altri sciamino verso le rispettive destinazioni europee, perché il nostro paese non è per niente una meta ambita se non come stazione di transito. Di questa ipocrisia sono già morti a migliaia, sarebbe ora di darci un taglio netto.

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La sola Turchia ha accolto quasi due milioni di profughi siriani, il piccolo Libano quasi altrettanti, non è quindi vero che «non si può fare» o che «non siamo attrezzati» per accoglierne in Europa alcune centinaia di migliaia o fosse anche un milione. È solo la volontà dei governi europei che rende impraticabile l’unica soluzione possibile per evitare che alla tragedia figlia di guerre e miserie si aggiunga anche la strage in mare.

È solo per la volontà dei politici europei che non si apre un canale umanitario per salvare queste persone, è solo per l’egoismo degli europei che li votano che non succede. È per colpa dei razzisti, degli xenofobi e degli indifferenti, di quelli che «prima gli italiani» che prosperano gli scafisti, che esistono perché esiste una domanda creata proprio dalle barriere poste dall’egoismo europeo alla fuga dei profughi e dei migranti, non perché il governo italiano sia troppo timoroso e non si risolva a bombardare le coste africane e a distruggere la marineria di quei paesi per impedire che siano usate per passare. Ed è un egoismo che è ancora più osceno quando si pensi che i profughi e i migranti che arrivano dal Mediterrano sono una modesta parte di quelli che arrivano comunque in Europa in sicurezza, perché dotati di un permesso di soggiorno o di un semplice visto turistico, ma sono persino una minoranza di quanti vi giungono «clandestinamente» via terra. Solo a loro però è chiesto di pagare un prezzo di sangue per una decisione di natura squisitamente politica da parte dei governi europei e di quelli italiani in particolare. Non muoiono per colpa degli scafisti, gli scafisti esistono perché a questa gente è impedito di viaggiare legalmente, lasciando loro solo la possibilità di rischiare la vita arricchendo i delinquenti.

Pubblicato in Giornalettismo

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