La rappresaglia saudita in Yemen

Posted on 8 maggio 2015

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In risposta all’invasione da parte di alcune tribù yemenit i sauditi hanno lanciato volantini sulla capitale degli houthi invitando gli abitanti a sfollare, ormai è guerra aperta tra i due paesi.

najiran

La cittadina saudita di Najran è caduta nelle mani degli yemeniti, le scuole sono state chiuse, i voli sospesi ed è stato dato l’ordine di evacuare la città, segno che i sauditi non hanno modo di respingere a breve l’attacco e riprendere il controllo della città. I guerriglieri delle tribù yemenite che popolano quella zona della frontiera hanno prima bombardato la città e poi se ne sono impadroniti senza trovare resistenza. L’iniziativa pare si dovuta più a una reazione locale ai bombardamenti sauditi che nei giorni scorsi avevano ucciso una quarantina di civili, che a un piano d’invasione o a una reazione decisa dai vertici houthi. Nelle loro mani sono finiti anche 4 siti dell’esercito e alcune postazioni d’artiglieria sul confine, poi usate per sparare sulla città e altri obiettivi sauditi a tiro. Sui social network sono apparse immagini che testimoniano la presa della città e l’avvicinarsi degli yemeniti a Jizan, principale città e porto dell’Arabia Saudita meridionale.

 

Solo ieri i sauditi avevano annunciato una proposta di tregua umanitaria di cinque giorni. Proposta sicuramente sollecitata dalla visita del Segretario di Stato americano John Kerry e dalla constatazione per la quale dopo un mese di bombardamenti gli yemeniti non si sono piegati per nulla. In pratica i sauditi hanno bombardato per un mese lo Yemen e lo hanno sottoposto a un blocco aeronavale per costringere le milizie houthi (sciite) e la fazione vicina all’ex dittatore Saleh a scendere a patti con l’ex presidente Hadi, ora rifugiato in Arabia Saudita e sostanzialmente privo di seguito nel paese, ancora meno dopo aver avallato i bombardamenti sauditi. La tregua umanitaria avrebbe dovuto rispondere ai timori di USA e ONU, che non hanno gradito l’iniziativa e che ancora meno gradiscono i massacri, tanto più che gli Stati Uniti continuano la loro personale guerra ad al Qaeda nel paese, sostanzialmente con il sostegno anche degli houthi, e proprio ieri hanno colpito Nasser bin Ali al-Ansi, noto per aver rivendicato l’attacco a Charlie Hebdo in nome del gruppo. Già ieri in serata da Riyad giungevano invece grida di vendetta e oggi sono arrivati i volantini che invitano gli abitanti di Sadaa, «capitale» della regione settentrionale a maggioranza sciita, a lasciare la città in vista di quelli che s’annunciano come bombardamenti indiscriminati sulle aree residenziali. I sauditi hanno anche colpito e distrutto la tomba del fondatore del movimento houthi, Hussein Badr Eddin Al Houthi, non esattamente un obiettivo militare: «L’attacco a Najran cambia i termini dell’equazione», ha spiegato un portavoce saudita che non si parla più di tregua, ma di farla pagare agli yemeniti.

yemen mapp

Si tratta di un terribile smacco dei sauditi, entrati in guerra annunciando di avere il supporto di una coalizione che alla prova dei fatti si è sciolta come neve al sole, lasciando il cerino in mano a Riyad, militarmente incapace d’imporre la propria volontà agli yemeniti e, si è scoperto ieri, nemmeno capace di garantire l’integrità dei suoi stessi confini. Nemmeno lo schieramento della Guardia Nazionale alle frontiere, in teoria gli elementi d’elite del modesto esercito saudita, ha dato alcun risultato apprezzabile e gli yemeniti sono passati come se nulla fosse.

Ora i sauditi passano alla rappresaglia, non potendo di meglio, ma così facendo rischiano d’incoraggiare gli houthi a penetrare ancora di più in territorio saudita e a prendere in ostaggio persone e abitati per proteggersi dai bombardamenti, una tattica antica da sempre impiegata dalle tribù in Yemen per proteggersi dalle pretese dei governi o per avanzare con maggior peso le proprie istanze. L’impressione è che i sauditi stiano correndo velocemente verso una cocente umiliazione, l’unica speranza è che le parti trovino una tregua prima che scorra troppo sangue.

Pubblicato in Giornalettismo

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