Tre anni di galera perché ateo, il dittatore al Sisi è un vero bastione della laicità

Posted on 15 gennaio 2015

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Nell’Egitto del dittatore al Sisi, che si è erto a bastione laico prendendo il potere con un massacro e incarcerando gli eletti tra i Fratelli Musulmani nelle prime elezioni libere da decenni, professarsi atei è un reato e vale una condanna a 3 anni per blasfemia.

Sono centinaia i Fratelli Musulmani incarcerati per l’unica colpa di essere iscritti al primo partito d’Egitto, un migliaio quelli sterminati, inermi, in piazza perché si manifestavano contro il golpe del generale al Sisi, ma ce ne sono altrettanti che Fratelli Musulmani non sono e che sono in galera lo stesso: oppositori, blogger, giornalisti locali ed esteri. Ma per qualche inspiegabile magia il regime di al Sisi non lo condanna nessuno in Occidente, dove ci sono anzi intellettuali di un certo peso, come Giuliano Ferrara o Pierluigi Battista, che plaudono come esempio al suo ipocrita messaggio di solidarietà ai francesi per la strage nella redazione di Charlie Hebdo.

Dimenticano i coraggiosi giornalisti di al Jazeera in carcere da oltre un anno per aver coperto le primavere arabe e poi i momenti del golpe in maniera poco gradita ad al Sisi e alla cricca un tempo all’ombra di Mubarak che ora lo sostiene. E dimenticano anche i casi come quello del giovane appena condannato a 3 anni di carcere per essersi dichiarato ateo su Facebook – e quindi – essersi macchiato di blasfemia negando l’esistenza di Dio e «insultando l’Islam».

Karim Ashraf Mohamed al-Banna è stato arrestato a novembre insieme ad altre persone in un bar del Cairo, che è stato chiuso in quanto sarebbe stato un «café degli atei», un vero e proprio blitz contro quello che un esponente della municipalità ha definito un luogo «noto per l’adorazione del diavolo, balli e rituali», perché probabilmente gli atei mettevano musica troppo moderna. Karim è stato fortunatamente rilasciato su cauzione, ma solo perché pende l’appello, poi a marzo l’incubo potrebbe tornare a bussare alla sua porta. In Egitto, secondo le organizzazioni che si occupano della protezione dei diritti, gli atei sono una delle minoranze meno protette. Li hanno anche contati e sarebbero appena 866 e ne vengono condannati una decina all’anno, anche se l’ateismo non è illegale si trova sempre una loro affermazione che può essere indicata come offesa all’Islam.

Pubblicato in Giornalettismo

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