La settimana che ha cambiato lo Sri Lanka

Posted on 17 gennaio 2015

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Mahinda Rajapaksa ha governato per nove anni sullo Sri Lanka con metodi discutibili, accentrando il potere nelle mani di amici e parenti, poi ha chiamato il paese alle elezioni anticipate e le ha perse rovinosamente. Nelle more della sconfitta ha anche provato a organizzare un golpe, ma gli è andata male e ora, mentre il paese volta pagina, ha i magistrati alle calcagna.

Il nuovo governo ha chiesto alla polizia d’investigare la «diabolica cospirazione» con la quale l’ex presidente Rajapaksa avrebbe cercato di rimanere al potere all’indomani delle elezioni che ne hanno decretato la sconfitta. A denunciarlo sono stati i suoi stessi alleati, che hanno detto di esser stati minacciati fin da prima delle elezioni e che ora hanno chiesto la protezione del governo. L’ultimo è stato il ministro degli esteri Mangala Samaraweera, che ha denunciato di avere informazioni credibili su una riunione tra l’ex presidente, suo fratello che era ministro della difesa, l’ex chief justice (capo del potere giudiziario) e altri politici, nella quale si sarebbe discussa la dichiarazione dello stato d’emergenza e la presa del potere di forza per annullare le conseguenze del voto. Oltre a questa denuncia lo attende anche una prima udienza per rispondere ad accuse di corruzione il 26 prossimo.

Con il voto il presidente e la sua cricca sembrano aver perso anche l’impunità, il nuovo presidente Maithripala Sirisena, dopo una sfida emersa all’interno del partito di maggioranza nel paese, procede a passo di carica nel distanziarsi dal suo predecessore, che spera ancora in una riscossa nelle ormai prossime elezioni parlamentari. Una delle prime mosse del nuovo presidente è stata quella di rimpiazzare il generale Chandrasiri con un governatore civile per il Nord a maggioranza Tamil, ma oltre a un nuovo governo c’è già anche un nuovo governatore della banca centrale. Merito dell’accentramento dei poteri nella presidenza, che ora il nuovo presidente ha promesso di devolvere di nuovo al governo.

SRI LANKA-ELECTION

Maithripala Sirisena

Rajapaksa rischia tra le altre cose l’incriminazione per crimini contro l’umanità per il trattamento dei Tamil dopo la sconfitta dell’esercito dei separatisti delle Tigri, alla quale è seguita una violenta repressione dei civili nelle zone di residenza di questa minoranza etnica. Repressione violenta anche nei confronti della minoranza musulmana, con la sostanziale tolleranza del governo nei confronti dei pogrom contro i musulmani presenti sull’isola ormai da secoli. Il suo governo ha poi raccolto robuste accuse di corruzione, nepotismo e si è accanito contro la stampa che provava a denunciare il perverso andazzo.

Un capovolgimento epocale nel giro di pochi mesi, proprio poco prima dell’importante visita del Papa. Sirisena si è dato alla dissidenza appena nel novembre scorso, anche se da quel che è successo è evidente che la mossa fosse preparata per tempo e potesse contare sul supporto anche  di buona parte del partito al potere, desideroso di smarcarsi dall’impresentabile Rajapaksa, ormai marcato stretto dall’ONU, dal Commonwealth e da una pletora di ONG che ne denunciavano i crimini. Lo Sri Lanka ha così accolto la visita papale a inizio settimana con un presidente e un governo diversi da quelli attesi fino a qualche tempo fa, ma la vera novità è che ora può guardare al futuro con la ragionevole certezza che almeno il tempo di Rajapaksa e della sua cricca sia finito. Una fine che potrebbe anche spostare l’allineamento internazionale del paese, a fronte delle critiche e all’ostracismo da parte dei paesi occidentali e dell’India, Rajapaksa si era avvicinato in particolare alla Cina e ad Israele concludendo diversi affari con i due paesi, affari sui quali ricavava una robusta quota di tangenti e che ora rischiano di essere travolti dai processi per corruzione, oltre che dalle simpatie di segno contrario da parte di Sirisena e dei suoi alleati.

Pubblicato in Giornalettismo

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