I potenti, la gente, e il piccione che ha fatto il Charlie

Posted on 13 gennaio 2015

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La più grande manifestazione di piazza che la Francia ricordi si è consumata su due piani nettamente distinti, con i potenti riuniti attorno a Hollande da una parte e dall’altra l’immensa folla che ha riempito Parigi e le strade di molte città della Francia. pelloux-delalande Non è stata una giornata facile per il presidente francese, che comunque non se l’è cavata male nonostante l’impegno incrociasse e sovrapponesse diverse difficoltà, diplomatiche e non. Hollande è stato molto apprezzato dai sopravvissuti della redazione di Charlie Hebdo, presenti con una fascia bianca e la scritta Charlie in testa, che hanno abbracciato commossi il presidente francese e apprezzato anche che un piccione gli abbia centrato una spalla del cappotto, «molto Charlie» hanno commentato, ringraziando il presidente e anche il piccione. Ne hanno riso, alternando il riso al pianto e apprezzando l’incredibile solidarietà che li ha sommersi, merce rara per loro prima del massacro.

I potenti isolati dal resto del mondo

I potenti isolati dal resto del mondo

Ma le prove per Hollande non sono finite lì, forse più impegnativa è stata la mini-sfilata con i colleghi arrivati da una cinquantina di paesi, per realizzare la quale il presidente francese ha dovuto superare parecchi problemi. Mancavano gli Stati Uniti, rappresentati solo dall’ambasciatore, e il silenzio sulle due sponde dell’Atlantico a proposito di questa assenza fa credere che Hollande abbia chiesto a Obama di rimanere a casa come lo aveva chiesto a Netanhyau. Il premier israeliano però è in campagna elettorale e, anche se all’inizio aveva accolto la richiesta e comunicato che non sarebbe andato per ragioni legate alla sicurezza, quando ha saputo che Lieberman sarebbe andato a Parigi  ha cambiato idea. Hollande ha fatto buon viso a cattivo gioco, ha invitato anche il leader palestinese Abbas e con Netanyhau ha reso omaggio alla comunità ebraica francese, colpita dall’attacco di Amedi Coulibaly al supermercato di Porte de Vincennes. Netanyahu a quel punto ha cercato di dare il meglio, così lo si è visto risalire il «corteo» delle autorità e sgusciare fino alla prima fila, dopo di che ha potuto finalmente pubblicare sui social network una foto soddisfacente, dalla quale ha tagliato via Abbas. Il problema principale della sfilata dei potenti è stato  quello di radunare fior di leader che della libertà di stampa e d’espressione fanno stracci. Persino il nostro Renzi con la legge sulla diffamazione che si fa strada in parlamento aveva credenziali dubbie per esser lì, figurarsi poi veri campioni della repressione come i sovrani arabi o i dittatori africani come Alì Bongo. Non meno fuori posto i leader di Turchia, Ungheria, Mali e altri paesi nei quali essere un giornalista poco rispettoso del potere è pericoloso e fare satira lo è ancora di più, se possibile. charlie manif Un’ipocrisia che non è sfuggita a nessuno, nemmeno alla piazza, che non era lì per rispondere al richiamo della politica, ma per ribadire il rifiuto di atti come quelli consumati negli ultimi giorni in Francia. Una risposta francese, una risposta di popolo, orgogliosa di una storia e di valori che sono apparsi più condivisi nelle strade e nelle piazze che nei palazzi del potere. Due mondi nettamente separati, non solo dalle misure di sicurezza, che han dato vita a due manifestazione divise e diverse. Quella dei potenti è durata il tempo di consegnare alle agenzie di stampa le foto di rito, immagini prese di fronte che per lo più hanno nascosto la netta cesura tra loro e il resto del mondo, quella dei francesi è stata oceanica, è durata ore ed è stata animata da persone di ogni età, provenienza e condizione sociale, convenute non per dichiarare guerra a qualcuno, ma per evidenziare la propria diversità e distanza dal mondo auspicato dai fanatici islamisti, come da quello amministrato con la violenza e la repressione da molti dei leader che ieri sfilavano, ipocriti, sotto le insegne di Charlie Hebdo. manif Una rivista che non ha mai risparmiato loro la beffa e l’insulto, che in buona parte dei paesi che rappresentano non potrebbe esistere perché i suoi redattori sarebbero stati incarcerati, torturati e uccisi senza bisogno d’attendere il raid assassino di un gruppo di fanatici. Quei francesi non erano lì perché convocati da Hollande o dai potenti, erano in piazza perché credono ai valori della repubblica e della rivoluzione francese più di quanto non ci credano gli stessi politici francesi, perché sono e si sentono orgogliosamente francesi anche al netto delle ipocrisie che pure riconoscono e hanno saputo riconoscere, in questo caso come nei molti altri che hanno visto il loro paese fare stracci di quegli stessi valori. Pubblicato in Giornalettismo

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