Gli omicidi rituali in Gabon

Posted on 23 novembre 2013

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Spunta un fenomeno raccapricciante in un paese in pieno declino economico e morale, ostaggio di una dittatura eterna che si è già rubata le risorse petrolifere del paese e che resta abbarbicata al potere grazie alla sostanziale protezione di Parigi

Il Gabon è indipendente dal 1960, Léon M’ba diventò il primo presidente del paese con Omar Bongo Ondimba come suo vice, allora si disse che la Francia aveva èuntatp su quelli che erano chiamati évolué, gli evoluti, in pratica quelli educati alla francese. Appena giunto al potere M’ba soppresse la stampa, proibì le dimostrazioni e altre prese altre misure del genere, fino a dissolvere il parlamento nel ’64 sostituendolo con un regime a partito unico. Un tentativo di golpe per restaurare la democrazia fu represso dall’intervento dei paracadutisti francesi, tra lo sdegno internazionale, e il regime si consolidò fino a diventare uno dei pilastri della Françafrique.

Alla morte di M’ba nel 1967 Bongo prese il potere e lo manterrà fino alla morte, ma solo per essere sostituito da suo figlio, Alì Bongo, che nel 2009 vincerà poi le elezioni. Dal 1990 in teoria il paese sarebbe tornato alla democrazia e al multipartitismo, ma nei fatti il controllo del regime e dell-ex partito unico dei Bongo sul paese è totale, dai media alle telecomunicazioni, fino ovviamente alla rendita petrolifera e agli impieghi pubblici, la vita dei gabonesi passa per la sua volontà, tutto passa per lo stato e per ufficiali e impiegati tra i più corrotti d’Africa.

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Così, nonostante il paese abbia un reddito pro-capite di quattro volte superiore alla media dell’Africa Sub-sahariana, per la maggior parte dei gabonesi la vita è grama e il saccheggio delle risorse del paese si è risolto nella creazione di una piccola classe di privilegiati che campa alle spalle del resto dei concittadini. Il paese è abbastanza vasto e poco popolato e in origine per i francesi valeva soprattutto per il suo legname, poi è arrivata la scoperta del petrolio e il Gabon è arrivato a essere il terzo esportatore africanodi petrolio. Arrivato al picco estrattivo nel 1997, da allora il paese ha visto calare le entrate progressivamente senza che la rendita petrolifera trovasse altri sostituti, ma soprattutto senza che fosse investita per il bene del paese, finendo per lo più nei conti all’estero dei Bongo e dei loro associati. I gabonesi sono meno di un milione e mezzo, conta su 5.000 militari tra tutte le armi e 1.800 sono quelli della guardia presidenziale, dediti alla sicurezza del presidente e della sua famiglia e vera garanzia del potere.

Al calo della rendita petrolifera evidentemente non è corrisposto il calo della voracità del regime e così con il passare degli anni l’economia è peggiorata e lo sguardo al futuro non è per niente incoraggiante, tanto che l’anno scolastico si è aperto con lo sciopero degli insegnanti, alcuni dei quali non vedono un franco da anni e non si sa perché, seguito nei giorni scorsi da una manifestazione degli studenti, repressa con brutalità. Alla quale è seguita la chiusura delle scuole e l’invito ai genitori a tenere a casa i ragazzi. Problema delle manifestazioni risolto, ma non quello della scuola, il ministro dell’istruzione ha annunciato l’avvio di alcuni pagamenti, ma sembra che gli insegnanti non saranno soddisfatti a breve.

Con il degradare dell’istruzione e l’interesse del regime verso la promozione della cultura nei pressi dello zero, nel paese come in altri parti dell’Africa hanno guadagnato terreno la superstizione e l’ignoranza e con loro i predicatori e i variamente stregoni allo sbaraglio, così in Gabon si è diffusa la pratica degli omicidui rituali, anche se sarebbe forse più giusto definirli beneauguranti, poiché sono commissionati per ottenere fortuna. Nel giugno scorso è stato arrestato il senatore Gabriel Eyeghe Ekomie,accusato di aver pagato un killer per uccidere una dodicenne, a testimonianza che il fenomeno non ha fatto breccia solo nelle classi popolari, ma anche tra le élite. Tanto che statisticamente appare l’evidenza per la quale proprio in prossimità delle elezioni aumentino questo tipi di crimini. Ed è successo anche di recente, con le amministrative di dicembre che si avvicinano. Dopo l’arresto perà del senatore Ekomie non si è saputo più niente, per ora pare che il processo a suo carico sia ancora da calendarizzare.

Secondo Francois Bibang, membro della Association to Fight Ritual Crimes (ALCR): «È prima delle elezioni e dei cambiamenti di gabinetto che sono commessi i crimini più vili e la capitale si svuota di un certo tipo di politici che si recano nell’interno per praticare la stregoneria». Un fenomeno che secondo gli esperti è emerso in occasione delle elezioni del 2001, quando all’avvicinarsi delle elezioni si ritrovarono diversi corpi mutilati. Le parti sarebbero poi vendute come fonti di giovinezza e vitalità ai benestanti, mentre pare che il sacrificio umano in sé sia un potente rituale portafortuna. La domanda di tali portafortuna non risparmia nemmeno i cimiteri, con le tombe più fresche che diventano bersaglio privilegiato di chi alimenta il business. L’ALCR non può far molto altro che appellarsi alla comunità internazionale e allo stesso Alì Bongo, perché l’approssimarsi delle elezioni ha scatenato il terrore nelle famigli

e delle potenziali vittime, invitate a vigilare. Secondo Ebang Ondo, della stessa associazione, «ogni gabonese è una vittima potenziale» e ha invitato la popolazione a mobilitarsi contro il «sistema satanico». In generale le prede sono giovani e preferibilmente di sesso femminile, bambini e ragazzi di famiglie povere, rapiti, uccisi e mutilati degli organi o di altre parti del corpo e quello che aggiunge sdegno all’orrore, è che anche quando i colpevoli siano individuati, la giustizia gabonese tende ad andarci con i piedi di piombo, se non a voltarsi dall’altra parte. Anche se i giornalisti che si occupano di questi casì hanno rotto quello che sembrava un vero e proprio tabù nel 2012, si sono poi trovati perseguitati dalle autorità. Quest’anno sono già 20 i casi censiti e centinaia sin da quando ci sono statistiche criminali che li registrano.

Al regime la cosa non piace, anche perché in nome della battaglia ai crimini rituali l’associazione ha tenuto una partecipatissima manifestazione e le manifestazioni non sono gradite. Tuttavia la possibilità di uno sforzo investigativo e repressivo in questa direzione è abbastanza improbabile, anzi, fino a che Bongo sarà invocato come una possibile soluzione e non come parte del problema, il governo potrebbe addirittura guadagnare punti accanendosi su qualche responsabile sacrificabile.

Pubblicato in Giornalettismo

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