Jacques Foccart, il creatore della Françafrique

Posted on 3 settembre 2013

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Creatore e signore della Françafrique ha vissuto per decenni nell’ombra, titolare di un potere immenso quanto opaco sull’impero coloniale francese.

Jacques Foccart è stato sicuramente un uomo energico e pieno di risorse. Imprenditore, politico, funzionario e vicerè francese in Africa, ha attraversato i decenni mantenendo un profilo bassissimo, pur rivelandosi persona spietata e pericolosa. Non è mai stato chiamato a rispondere di alcuna delle azioni che ha evidentemente compiuto su mandato dei diversi presidenti francesi con i quali ha collaborato, al fine di perseguire una precisa politica post-coloniale, tracciata da De Gaulle e mai più ripudiata, se non a parole. Tanto che i recenti interventi in Mali e Repubblica Centrafricana per ordine di Hollande sono lì a dimostrare che la Francia non ha ancora smesso di aiutare le sue ex colonie, così come le ha aiutate per almeno tre decenni Foccart.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale Jacques Foccart è già un esponente di spicco della corte gollista e finisce alla Direction Générale des Études et Recherches (DGER), destinato a diventare il Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage (SDECE) e poi infine Direction générale de la sécurité extérieure (DSGE). Nei servizi Foccart si troverà bene e il suo essere parte della corte ristretta di De Gaulle gli assicura una presa sicura sull’organizzazione. Nel 1960 fonda insieme ad altri, tra i quali il futuro ministro Charles Pasqua,Il service d’action civique (SAC) una specie di polizia parallela che sarà messa fuori legge nel 1981, senza conseguenze per i fondatori. Descritta come una guardia di fedelissimi, l’organizzazione si macchiò di diversi delitti e funzionò da collante per gli falchi gollisti anche dopo il tramonto del generale.

Foccart era così vicino a De Gaulle che dal suo ufficio si poteva ascoltare quanto veniva detto nell’ufficio presidenziale e non viceversa. Proprio nel 1960 De Gaulle chiama Foccart, gli comunica di aver deciso di de-colonizzare i possedimenti africani e gli affida la gestione del relativo processo in quelli sub-sahariani. Impegno che Foccart porterà a termine senza sbavature, non uno dei paesi africani associati a Parigi riuscirà ad allontanarsi dall’orbita di Parigi, dal 1960 a oggi non è ancora successo.

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Foccart viene così nominato Segretario generale dell’Eliseo agli affari africani e malgasci, funzione che manterrà fino al 1974 e in teoria poco più che onorifica. Il profilo di Foccart è quello di un imprenditore che commercia con l’Africa e che consiglia il presidente sugli affari africani, in realtà De Gaulle gli ha consegnato carta bianca, fondi illimitati e il comando dei servizi in Africa. Foccart non perde tempo, una serie di costituzioni sono scritte in fotocopia, dove può piazza un uomo fidato, dove non può coopta o elimina i leader che emergono con la propria forza.

Suo prezioso partner sarà a lungo Félix Houphouët-Boigny, già deputato all’assemblea nazionale francese, già membro del governo francese, divenne il primo presidente della Costa D’Avorio e anche unico fino al 1993. Passato alla storia come saggio, Papa Houphouët ebbe la geniale intuizione di assecondare il modello proposto dai francesi per primo, e di mostrare ai colleghi la convenienza di tale scelta, che ha garantito al suo paese un lunghissimo periodo di “stabilità” sotto il suo governo. Stabilità garantita dai francesi, rendita garantita dall’export agricolo, la Costa D’Avorio è rimasta un paradiso a lungo al confronto di molti paesi vicini, almeno fino a quando non è morto Papa Houphouët e i soldati francesi non sono dovuti intervenire prendendo a cannonate un Laurent Gbagbo che non voleva saperne di lasciare il potere.

foccart-3Fu definito pietra angolare della politica francese in Africa, ma era anche e soprattutto il primo agente africano di Foccard. Che non si limitava a tenere in ordine il cortile di casa, ma si permetteva anche incursioni nel cortile di casa dei britannici, ad esempio. Così ritroviamo Foccart e i mercenari francesi dedicarsi ai golpe, ma anche a operazioni come la secessione del Katanga che costerà la vita a decine di soldati ONU in Congo, tra i quali anche diversi italiani, e al Segretario Generale dell’epoca. Similmente la sollevazione in Biafra, che i servizi riusciranno a far passare come la resistenza a un genocidio alle opinioni pubbliche in patria. Il coinvolgimento degli stessi paesi in una comunità economica e poi in un associazione per la mutua sicurezza ha chiuso il cerchio, tanto che Parigi come garante del franco CFA diveniva più importante delle banche centrali locali e che gli eserciti sono tutti addestrati e armati dalla Francia.

Grande impegno Foccart lo profuse nel consolidare la presa sul Gabon, unico promettente paese petrolifero insieme a Congo-Brazzaville per ELF, che in Africa diventerà allo stesso tempo una banca per retribuire discutibili servigi e prima beneficiaria di quanto Foccart riusciva ad estorcere ai leader africani. Esemplare anche in questo caso la traiettoria degli eventi, con Foccart che prima aiuta il golpista Léon Mba nel costruire l’amministrazione del paese e poi, con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, ad accettare come vice-presidente il giovane e promettente Omar Bongo. Foccart fa persino cambiare la costituzione, quando Mba si ritrova ancora più malleabile quando, dopo essere sfuggito a un attentato, si ritrova protetto da una guardia presidenziale messa a disposizione del suo buon amico. La modifica prevede che in caso di morte del presidente vada al potere il vice fino a nuove elezioni. Così Bongo è andato al potere nel 1967 e ha governato il Gabon fino a che non è morto nel 2009, adesso al governo c’è suo figlio, senza soluzione di continuità. Addetto alla persona di Bongo era Maurice Robert, capo della sezione locale dello SDECE, sarà anche ambasciatore nel paese per un paio d’anni, prima di diventare responsabile del servizio “Africa” di ELF. Bongo ha mantenuto le promesse e ha anche spiegato la lezione al figlio a quanto pare, un pensiero in meno per Parigi, che spesso si è vista sfuggire di mano interi paesi al momento delle transizione tra un vecchio regime e un futuro pieno d’incognite.

L’intuizione di Foccart fu quella di colmare d’attenzioni, e d’aiuti efficaci, i leader dell’Africa francofona, d’offrire protezione a quelli che ci stavano e di far fuori quelli che no, soprattutto se avessero manifestato intenzioni sovversiva, Foccart era un deciso anticomunista e poi la guerra fredda offriva la perfetta giustificazione per far fuori chiunque fosse considerato “rosso” o incline a rapporti con il blocco sovietico. Moriranno così molti leader africani di valore, altri falliranno perché sabotati senza pietà, travolti dalla calunnia o ancora eliminati fisicamente.

Il 3 novembre del 1960 muore così ad esempio Felix Roland Moumié, promettente leader camerunense che William Bechtel, per conto dello SDECE, invita al ristorante Plat-d’Argent di Ginevra fingendosi un giornalista e poi avvelena con il tallio. Bechtel sarà processato 20 anni più tardi, finirà con un non luogo a procedere, la crisi con la Svizzera, che non gradì l’assassinio proprio nella città consacrata all’ONU e capitale del diritto d’asilo, non durerà troppo a lungo. In Camerun come altrove, i favoriti da Parigi si trovarono la strada spianata. Altri moriranno in battaglia o per un incidente, alcuni finiranno in esilio, mettersi contro Foccart è mettersi contro Parigi, che generosamente aiuta i fratelli francofoni africani con una mano, mentre con l’altra li respinge verso la dipendenza.

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Per dare un’idea dello standard medio dei candidati scelti da Foccard basta l’esempio di Houphouët-Boigny, che deve molto del suo successo all’opera di stabilizzazione del suo potere per mano di Foccard.

Diversamente da quanto accadde altrove, nei paesi che hanno acquistato l’indipendenza sotto la gestione Foccart aumentò la presenza di francesi, con particolare enfasi sulla cooperazione. Presenza che da un lato sostenne la realizzazione dei programmi sociali e dall’altro garantì un controllo capillare sugli affari e l’amministrazione di quei paesi. Il saggio Houphouët-Boigny finirà per costruire una enorme cattedrale a immagine e somiglianza di San Pietro, la voleva fare grande il doppio, poi sono riusciti a contenerlo. La basilica sorge in mezzo al nulla, ospita 2/300 persone alla messa domenicale e doveva servire a dare lustro a Yamoussoukro, dove il presidente è nato e dove ha trasferito la capitale, che però di fatto è rimasta ad Abidjan, nessun ministero ha mai seguito l’ordine presidenziale e oggi a badare alla basilica c’è un distaccamento di preti polacchi, lì destinati da Giovanni Paolo II, che accettò di dirvi messa a patto che fossero ridotte le dimensioni e che accanto fosse costruito un ospedale. Che non c’è, anche se dalla Costa D’Avorio dicono che hanno versato 15 milioni in un conto del Vaticano perché a Roma volevano essere sicuri e lo volevano far loro.

Foccart ha permesso agli allineati di arricchirsi e di sfogare la propria eccentricità, che in alcuni casi ha saputo magistralmente utilizzare a proprio vantaggio. Un caso esemplare è quello di Bokassa, assurto al potere proprio quando Valery Giscard d’Estaing diventava presidente e pensava di fare a meno di Foccart. Mal gliene incolse, perché Bokassa si rivelò difficilmente gestibile e alla fine sfuggì di mano al presidente correndo tra le braccia di Gheddafi. Scoppierà uno scandalo, il presidente francese finirà sotto accusa per aver ricevuto dei diamanti da Bokassa quando era ministro e gli uomini di Foccart coglieranno la palla al balzo per non dargli tregua e passare “rivelazioni” sulle sue vacanze i Repubblica Centrafricana.

Bokassa aveva preso il potere con un golpe. Ex ufficiale francese, tese la mano alla Francia che gliela strinse volentieri, ma poi assunse un atteggiamento messianico nei confronti degli africani, incoronandosi imperatore in una parodia napoleonica che a Parigi non piacque. Bokassa dirà poi di aver avvertito Parigi delle sue intenzioni e che nessuno aveva posto obiezioni, ma nel resto del mondo fece scandalo, soprattutto per il costo stellare della cerimonia, dopo la quale il paese, all’epoca con appena due milioni di abitanti, si ritrovò a dover mantenere pure la corte imperiale. L’idea di Bokassa non era quella di fare una buffonata, ma quella di porsi come il Napoleone nero e di proclamare i valori della repubblica francese in chiave africana e non subordinato a Parigi.

Il suo avvicinamento alla Libia fu giudicato intollerabile e fu così che cadde in disgrazia e si ritrovò accusato persino di cannibalismo. Anche se spietato con gli oppositori non se li mangiava, ma passò alla storia e alle prime pagine come l’imperatore cannibale. Questo non gli ha impedito di trovare rifugio proprio in Francia dopo la detronizzazione e di tornare addirittura a Bangui richiamato dall’opportunità di un altro golpe, che però è finito male. Processato e poi graziato, finirà i suoi giorni in pace a casa sua, caso rarissimo per un leader perdente, ma Bokassa aveva una grande vitalità ed evidentemente nel suo paese hanno preferito concentrarsi sui dittatori che si sono succeduti dopo di lui, tutti amici di Parigi. Se fosse ancora vivo avrebbe appena assistito alla deposizione di Bozisé, l’ultimo uomo forte che ha dominato il paese per un decennio, seminando la morte e distruggendo quel che restava della società civile. Parigi ora ha preso un mano la situazione e assiste quelli che lo hanno detronizzato, che hanno bisogno dei soldati francesi per rimanere vivi e dare corso agli accordi che hanno preso senza avere il controllo su quelli che hanno le armi.

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Una situazione di totale dipendenza che Foccart ha pianificato fin nei dettagli, fin da quando le sedi dei governatori francesi divennero ambasciate, continuando a essere sedi del governo occulto del paese. Foccart fece scrivere una serie di costituzioni in fotocopia, ispirate a quella francese, ma soprattutto fece firmare ai governi una serie d’accordi di assistenza e cooperazione militare che legittimavano l’intervento francese su richiesta dei governi locali. Non bastasse, quando Foccart si trovò per la prima volta ad aver bisogno di un intervento militare e a non avere sotto mano chi lo richiedesse, si procurò le richieste in bianco d’intervento firmate dai leader degli altri paesi. Un modo poco simpatico di chiudere il cerchio di accordi che sembrano impegnare solo la Francia e che invece si sono rivelati una spada di Damocle su tutti i governi africani vassalli di Parigi. Accordi relativamente segreti, che il parlamento francese non ha mai visto, come non ha mai saputo o discusso dell’operato di Foccard, sopravvissuto anche a presidenti come Pompidou o Mitterand e al mutare delle epoche ben oltre il crollo del muro di Berlino.

Foccart c’era sempre, accanto ai presidenti in visita, accanto ai leader in difficioltà, era sempre in contatto con i leader africani, risolveva i loro problemi, riferiva ai presidenti, sorvegliava gli accordi per lo sfruttamento delle materie prime e chiudeva un occhio se i suoi protetti facevano man bassa delle ricchezze dei loro paesi. Ricchezze che poi investivano in Francia, dove un posto all’università per i figli, un dottorato, un finanziamento per lo sviluppo, tutto passava per Foccart, tutto decideva Foccart, la vita come la morte delle élite africane francofone, veri e propri burattini nelle sue mani.

Ricostruire nel dettaglio gli interventi di Foccart vuol dire ripercorrere più di 30 anni di storia africana, la storia di dittature eterne come di golpe e colpi di mano in serie, ma anche le ricorrenti dichiarazioni di qualche presidente che ha detto basta con la Françafrique e poi si è ritrovato, come i predecessori, ad applicare la dottrina messa a punto fin dagli anni ’60 da Foccard, anche oggi che lui non c’è più. Ha lasciato il mondo e i suoi molti amici africani nel 1997, a 84 anni, attaccato al telefono come al solito, dicono che stava cercando di “risolvere” la crisi che dalla caduta di Mobutu aveva portato alla Prima Guerra Mondiale Africana. A Kinsasha si mormorava che truppe francesi fossero pronte ad arrestare Kabila che marciava vittorioso sulla capitale, fantasie che morirono con il grande burattinaio francese, Kabila aveva il via libera di Washington e non lo ha fermato nessuno. E nessuno ha fermato Foccart o gli ha mai chiesto conto di questa particolare gestione informale del cortile africano, decisamente incompatibile con i principi e la costituzione della Republique, né delle uccisioni o delle operazioni di destabilizzazioni, delle numerose stragi o delle grandi ruberie che si sono consumati sotto la sua pluridecennale gestione. Foccart non rispondeva a nessuno e dopo aver creato una corte di leader africani addomesticati, li trasformò nella garanzia della sua stessa permanenza al potere, perché loro rispondevano a lui ed erano pronti a far pressioni tutti insieme su Parigi perché il sistema Foccart non fosse destabilizzato e il grande vecchio restasse il garante di quegli accordi informali che concedono ai regimi amici una protezione a tutto tondo contro qualsiasi concorrente o minaccia, e alla Francia il controllo e lo sfruttamento delle risorse di quei paesi. La decolonizzazione secondo De Gaulle.

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