Fini-Giovanardi, i numeri di una tragedia che deve finire

Posted on 25 giugno 2013

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A sette anni dal suo varo, i dati consegnano l’immagine di una tragedia, decine di migliaia di persone incarcerate unicamente per soddisfare l’elettorato più bigotto e forcaiolo. Una legge  per cambiare la quale nessun partito sembra disposto a investire molte energie, nonostante il tragico fallimento sia evidente nei numeri.

La Società della ragione, Forum droghe, Antigone e il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) hanno presentato questa mattina alla Camera dei deputati il “Quarto Libro Bianco sugli effetti della legge Fini-Giovanardi” (scaricabile qui) e i dati sono impietosi:

“Se l’obiettivo del legislatore del 2006 era il contenimento dei comportamenti connessi alle droghe illegali attraverso l’inasprimento punitivo – spiega il testo -, questo non è stato raggiunto. Un detenuto su tre entra in carcere ogni anno per la violazione dell’arti. 73 (detenzione). Alla fine del 2012 gli ingressi totali in carcere erano 63.020, quelli per violazione del solo art. 73 della legge antidroga 20.465, pari al 32,47 per cento rispetto al 28 per cento del 2006. Raddoppiano, invece, i detenuti: al 31 dicembre 2012 erano 65.701, di cui quelli ristretti per art. 73 erano 25.269, pari al 38,46 per cento. A fine dicembre 2006 erano 14.640. Circa quattro detenuti su dieci sono ristretti per violazione dell’art.73”.

Per violazione dell’art. 74, invece, l’articolo che punisce l’associazione finalizzata al traffico, quello veramente vestito sulla figure dei trafficanti e degli organizzatori dello spaccioi, sono entrati nel 2012 solo 250 soggetti e sono presenti nelle carceri solo 761 detenuti.
Totale quindi il fallimento di quello che era stato propagandato come il punto forte della legge del 2006, l’ottenere la diminuzione dei tossicodipendenti in carcere e la punizione severa dei trafficanti. È successo esattamente il contrario e i numeri non mentono. I promotori della legge negarono a lungo che le carceri si sarebbero riempite di tossicodipendenti, invece in carcere sono finiti proprio quelli e in massa, al punto da determinare il collasso delle strutture carcerarie e costi sociali ed economici straordinari, che vanno dai danni procurati ai singoli alle incredibili spese per la detenzione e il giudizio di migliaia di persone colpevoli solo di detenere un po’ di droga, per lo più marijuana e sempre di più marijuana, visto che secondo il Libro bianco, crescono segnalazioni e denunce per cannabis.

Crollano invece i programmi terapeutici, passati dai 6713 del 2006, ai 340 del 2012, e gli affidamenti in prova ottenibili con pene o residuo pena fino a 6 anni. Meno servizi sociali e più carcere quindi, anni di carcere, di pene e di spese unicamente per soddisfare l’elettorato ignorante e bigotto, ambito dai partiti dei due promotori. Non cristiani compassionevoli come si presentavano, ma ipocriti forcaioli alla prova dei fatti. Un disastro che a 7 anni dal varo della legge appare in tutto il suo orrore, un disastro insensato con pochi precedenti.

Un errore al quale sarebbe possibile rimediare in un colpo solo con l’abolizione dell’articolo 73 e la legalizzazione del possesso in sintonia con i paesi più evoluti, nei quali i risultati hanno pagato, a differenza di quanto è successo nei paesi come il nostro che hanno scelto la strada dell’ottusa repressione, fosse pure quella mascherata dall’ipocrisia pretesca della destra italiana. Un provvedimento che risolverebbe allo stesso tempo un deficit di civiltà e il problema del sovraffollamento della carceri, che appare in tutta evidenza da attribuire integralmente a questa legge irresponsabile.

Pubblicato in Giornalettismo

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