Golpe annunciato all’ugandese

Posted on 26 gennaio 2013

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Nel paese si parla di una possibile levata di scudi dei militari, ma per ora, nonostante l’acceso dibattito per ora non si è mosso niente. L’esercito ugandese sarebbe stanco della clamorosa corruzione dell’esecutivo e mediterebbe un golpe. Secondo buona parte degli ugandesi a tirare le fila dell’esercito e di queste voci ci potrebbe essere lo stesso presidente Museveni, più a suo agio nei panni del presidente di una dittatura militare che in quelli di presidente e bisognoso di smarcarsi da un governo dalla reputazione interna e internazionale pessima.

Il mistero però non si rivela e c’è anche chi pensa che forse i militari potrebbero essersi stancati anche di Museveni. Passano le ore e non succede niente, così il dibattito si affina e si discute di cosa potrebbe accadere dalla (sperata) fine del suo regime. Molte e inutili questioni legali e costituzionali, per le quali i golpe militari in genere non hanno molto riguardo, l’unica veramente sensata è quella che si chiede come reagiscano il governo e il presidente a un clima del genere.

Ipotizzare un golpe in fondo è tradimento, c’è gente in Uganda che è morta male per molto meno, ma non c’è nessuna caccia ai golpisti, nessuna denuncia dei golpisti, si discute della cosa amabilmente. Tanto amabilmente che su Twitter è stato inaugurato l’hashtag #Ugandacoup a fare da punto di riferimento e che non risulta abbiano ancora arrestato nessuno, nemmeno tra quanti hanno espresso opinioni pericolose.

Ad accendere l’ansia è stata prima la dichiarazione del ministro della difesa Crispus Kyonga che ha avvertito i parlamentari di smetterla con le condotte che minano la fiducia degli elettori e che potrebbero provocare l’esercito ad intervenire. A ruota è intervenuto il generale Aronda Nyakairima, capo dell’esercito e da sempre vicinissimo a Museveni, che ha chiesto ai politici di non riportare il paese alla vecchia era d’instabilità politica. La premessa generale è sempre quella per la quale i militari sono costretti a intervenire per difendere il popolo da parlamentari, a suo modo un classico.

Pubblicato in Giornalettismo

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