I Saud dichiarano guerra allo Yemen

Posted on 27 marzo 2015

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Imitando gli americani, i Saud hanno battezzato l’operazione «Decisive storm» e hanno attaccato lo Yemen, con l’obiettivo di mantenere al potere un governo-fantoccio gradito a Riyad.

Il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi è fuggito dal paese e poi ha «chiesto» ai sauditi di bombardarlo. I sauditi, veri pupari dell’inutile Hadi, erano già pronti e nella note di ieri hanno bombardato alcuni obiettivi come caserme ed edifici presidiati dagli Houthi, il movimento espressione della minoranza sciita che da più di un anno si oppone ai progetti di Hadi, peraltro limitati nel trasformare il paese in una federazione di sei microstati destinati a divenire vassalli dei sauditi. Nonostante l’evidente intento d’imitare gli americani fin nelle scelte semantiche, i Saud si sono messi alla guida di una serie di paesi guidati da monarchi assoluti o dittatori impresentabili (Sudan ed Egitto) senza annunciare di voler portare in Yemen la democrazia o d’interrompere un massacro, ma semplicemente per imporre un governo fantoccio gradito ai Saud.

Il progetto non piace agli yemeniti e il presidente Hadi nemmeno, tanto che accanto agli Houthi si sono schierati anche gli uomini dell’ex dittatore Saleh, che per anni hanno perseguitato gli stessi Houthi e sono stati sponsorizzati dai Saud. Quello che è sicuro è che Hadi difficilmente potrà tornare più o meno democraticamente alla guida del paese dopo questa mossa, che equivale a un tradimento e non solo in Yemen. Dal punto di vista del diritto internazionale è invece assolutamente fuori questione che l’aggressione allo Yemen sia legale, tra Hadi ed i sauditi si era ventilata una richiesta di autorizzazione all’ONU che poi non c’è stata perché non sarebbe passata. Il silenzio delle Nazioni Unite sull’attacco in queste ore dimostra la difficoltà dell’organizzazione nel prendere una posizione, l’ONU opera da anni cercando di favorire il dialogo tra le diverse fazioni yemenite e ridurre la diffusione della violenza, è difficile che l’improvvisa iniziativa bellica di sauditi e alleati sia stata gradita al Palazzo di Vetro, come peraltro a Washington.

hadi

L’attacco è stato annunciato da un’insolita conferenza stampa a Washington da parte dell’ambasciatore saudita Adel bin Ahmed Al-Jubeir, che ha fatto sapere che l’attacco è stato battezzato  «Operation Decisive storm» e che vi prendono parte 10 paesi della regione, che sarebbero quelli del Golfo più Giordania, Marocco, Sudan ed Egitto, tutte monarchie assolute o dittature. Si è sfilato invece l’Oman e le trattative per mettere insieme la coalizione sono state tanto permeabili che gli Houthi hanno saputo dell’attacco prima che cominciasse.

Secondo fonti saudite questo sarebbe stato lanciato di notte per minimizzare le perdite civili durante i bombardamenti che hanno colpito alcune basi nei pressi della capitale e altri obiettivi nella regione settentrionale controllata dagli Houthi. Inverosimili sono le voci che dicono che i sauditi hanno ammassato 150.000 uomini lungo la frontiera Sud,  un numero che difficilmente il reame potrebbe mettere in campo, anche sguarnendo altre frontiere e mobilitando tutti gli uomini mobilitabili. Da notare è l’annuncio egiziano, al Sisi ha fatto sapere che metterà marina ed esercito a disposizione degli alleati, anche se i precedenti egiziani in Yemen non sono incoraggianti, come peraltro non sono incoraggianti nemmeno per i sauditi. I due paesi sono già intervenuti in Yemen quando il paese era diviso in due, prendendo parti opposte, ma sono riusciti entrambi a mettere insieme un’avventura fallimentare e ad uscirne pesantemente sconfitti. Per ora i bombardamenti non sembrano particolarmente intensi, nonostante sia annunciata la partecipazione di più di un centinaio di bombardieri, ma  un intervento a terra o il blocco navale ipotizzato da alcuni rappresenterebbero un’escalation notevole. Intanto la principale conseguenza immediata dell’attacco è stata la cessazione del traffico aereo in tutto lo Yemen e nel Sud dell’Arabia Saudita.

Il principe Salman guida l'offensiva

Il principe Salman guida l’offensiva

L’intervento dei Saud, da anni autonominatisi «tutori» della transizione dalla dittatura amica di Saleh a un futuro che dovrebbe vedere la polverizzazione del paese in 6 stati federati, è chiaramente inteso ad imporre allo Yemen un governo di suo gradimento e ad emarginare la minoranza sciita, che ora è diventata il soggetto politicamente più forte e che a Riyad accusano di essere diretta da Teheran. Il recente avvicendamento a capo della monarchia saudita ha evidentemente portato al potere i Saud più bellicosi e meno meditabondi. Coerentemente, il ministro della Difesa saudita Mohammed bin Salman ha intimato al figlio dell’ex dittatore, Ahmed Ali Salah di non marciare verso Aden, la principale città del Sud, dove si sono rifugiati i filo-sauditi e dove insistono anche i qaedisti e il movimento separatista che vorrebbe staccarsi dal paese tenendosi i giacimenti di petrolio.

L’intervento nasce quindi sotto pessimi auspici e difficilmente l’alleanza riuscirà a fare altro che danni, visto che per sottomettere lo Yemen occorrerebbe ragionevolmente uno sforzo enorme, dato che nel paese tutti possiedono un’arma e la sanno usare, la morfologia del territorio favorisce chi gioca in casa e per di più gli yemeniti sono storicamente allergici alle ingerenze straniere non richieste, ancora di più se provenienti dai tiranni di Riyad e dagli emirati loro vassalli.

Le reazioni internazionali per ora scarseggiano, tacciono il Dipartimento di Stato e Federica Mogherini, che pure non dovevano essere all’oscuro di quanto stava per accadere, atteggiamento tanto più preoccupante quanto il conflitto si presenta gravido d’incognite e non solo perché ha già trasformato una questione interna allo Yemen in un conflitto regionale, ma anche perché potrebbe turbare il transito per il canale di Suez e persino rivelarsi capace di destabilizzare l’Arabia Saudita e altri paesi dell’aerea, qualora volgesse al peggio per la coalizione guidata dai Saud. L’unica notizia positiva è che l’intervento saudita non sembra influire sulle trattative per il nucleare iraniano, che a Ginevra sono attese al rush finale in vista della scadenza fissata per fine mese, anche se da Teheran il governo iraniano ha preso posizione chiedendo l’immediata cessazione degli attacchi contro lo Yemen.

 Pubblicato in Giornalettismo

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