Pakistani all’attacco in Waziristan, profughi in fuga

Posted on 21 giugno 2014

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L’apertura di colloqui di pace tra governo pakistano e i talebani non ha portato la pace, ma una frattura tra gli stessi talebani, della quale ora il Pakistan sembra giovarsi, al punto di tentare l’ennesima offensiva nel  Waziristan settentrionale, provincia inaccessibile ai confini dell’Afghanistan e santuario talebano per eccellenza.

I bombardamenti aerei dei giorni scorsi hanno messo in fuga una buona parte della popolazione civile del Waziristan settentrionale (North Waziristan), al punto che si è registrato un flusso di profughi in entrata in Afghanistan. Sono ricominciati anche i bombardamenti con i droni da parte degli americani, sospesi fin dall’elezione del nuovo presidente Nawaz Sharif. Lo stesso presidente che ora sembra aver cambiato idea sui colloqui di pace dopo gli attacchi all’aeroporto di Karachi della settimana scorsa.

Attacchi che hanno segnato una visibile svolta nei rapporti tra i talebani pachistani di Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP) e parte della galassia talebana che non si riconosce nella sigla, talebani che per la prima volta hanno mostrato divisioni interne tali da poter essere risolte solo con le armi. Parte del gruppo infatti non è per niente d’accordo con i colloqui di pace e lo ha dimostrato continuando gli attacchi terroristici, al che l’altra fazione ha reagito apparentemente passando all’esecuzione dei leader dissidenti, (;) pare infatti che sia morto per mano dei confratelli Asmatullah Shaheen l’ultimo super ricercato da Islamabad a morire in circostanze dubbie . Abu Abdul Rehman al-Maani, responsabile dell’attacco a Karachi sarebbe invece stato ucciso dai soldati pachistani.

Sarà per questo che i militari hanno intrapreso l’ennesima campagna militare in Waziristan, provincia che gode dell’autonomia concessa alle FATA, le aree ad amministrazione tribale nel Nord-Ovest del paese. Una provincia nella quale fin dal 2001 l’esercito pachistano ha registrato solo esiti infausti e anche qualche umiliazione, al punto che negli ultimi anni Islamabad si era astenuta dal ripetere l’esperienza, nonostante da Washington premano da anni perché il Pakistan elimini i militanti da quell’area. Le autorità militari hanno comunicato l’istituzione di «surrender point», luoghi nei quali i guerriglieri possono arrendersi e consegnare le armi, come alternativa all’essere «eliminati» senza pietà, come già sarebbe toccato ai 160 uccisi dall’inizio dell’offensiva, che ha sigillato la regione e ora prova a setacciarla.

La regione resta comunque interdetta ai media e quindi sarà difficile avere informazioni precise su quanto accadrà, tanto più che la fuga dei civili riduce ulteriormente il numero di possibili testimonianze terze e non influenzate dalla propaganda. L’operazione è ufficialmente intitolata alla rimozione degli «stranieri» dalla provincia e non è chiaro se sia rivolta anche contro i gruppi che combattono in Afghanistan e in Pakistan hanno le loro retrovie. Per ora la campagna procede con l’uso di bombardamenti aerei e con l’artiglieria, i 60.000 uomini già presenti nella regione si limitano a sigillarne i confini, sperando che gli afgani riescano a fare lo stesso dalla loro parte. In molte città della regione i negozi sono chiusi e le strade deserte, oltre a imporre il coprifuoco i militari hanno infatti anche spento le reti telefoniche  per impedire le comunicazioni tra le bande estremiste, provvedimento che ovviamente hanno anche un pesante impatto sulla vita quotidiana di tutti gli abitanti.

Pubblicato in Giornalettismo