Reuven Rivlin, il nuovo presidente d’Israele

Posted on 14 giugno 2014

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Reuven Rivlin ha battuto il rivale Meir Sheetrit 63 a 53 all’ultimo voto ed è il nuovo presidente d’Israele.

Candidato del Likud, 74 anni, 20 dei quali trascorsi in parlamento, Rivlin è un esponente dell’ala destra del Likud. Vicino idealmente al primo ministro Netanyahu, tuttavia Rivlin ne è lontano per questioni di antiche rivalità personali e politiche tra esponenti di due correnti che nel Likud si danno battaglia da tempo. Rivlin è abbastanza benvoluto ed è considerato di carattere gioviale e sorridente, facile alle pubbliche relazioni. Nella vita ha servito il suo paese nell’intelligence, è stato presidente della squadra di calcio del Beitar (quella con la tifoseria notoriamente più razzista ed estremista) e infine parlamentare, ricoprendo anche la carica di speaker del parlamento.

Il ruolo del presidente in Israele è quasi cerimoniale, ma il settennato di Shimon Peres, che lascia la carica all’alba dei 90 anni, ne ha risollevato la rilevanza dopo il periodo buio della presidenza di Moshe Katsav, che attualmente sta scontando in carcere una condanna a 7 anni per una serie di stupri e abusi sessuali commessi quando era in carica, ai danni del personale femminile della presidenza. Rivlin si era presentato già sette anni fa contro Peres, divenendone il principale sfidante, ma aveva ritirato la sua candidatura una volta che era stato evidente come il leader di Kadima avesse i numeri per aggiudicarsi con sicurezza il confronto diretto nella votazione a seguire.

Nel curriculum di Rivlin assume quindi particolare rilevanza la sua idea di un futuro d’Israele e Palestina come un unico stato, che inglobi i due stati, ebrei, cristiani e musulmani e li metta tutti sotto la stessa legge, con uguali diritti e uguali doveri. Dettaglio da non trascurare è che in questo modo la popolazione ebraica diventerebbe minoranza e che l’ipotesi di Rivlin sottintende qualche espediente per lasciare invece saldamente in mano agli israeliani di religione ebraica la «tutela» se non il governo del paese. Per il resto il nuovo presidente israeliano ha sempre esibito ottime credenziali democratiche, considerando alla pari anche la controparte araba, e per questo è in Israele una candidatura meno problematica di quanto non possa apparire all’estero.

La sua ipotesi è però poco gradita alla comunità internazionale come ai palestinesi, ma anche a chi in Israele sostiene la soluzione dei due stati, anche a quella destra israeliana che preferirebbe scegliere a propria discrezione i futuri confini d’Israele e lasciarne fuori i palestinesi, magari consegnando loro un po’ di deserto in cambio di Giudea e Samaria, come sono state rinominate le parti desiderate della West Bank.
A dispetto della capacità di saper stare in società, Rivlin, per quanto democratico, resta un convinto esponente della destra israeliana, portatore d’idee che non sembrano proprio favorire accordi con una Palestina, che ormai si è fatta stato a dispetto dell’opposizione e delle resistenze israeliane.

Pubblicato in Giornalettismo

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