I pericoli per la navigazione nel Golfo Persico

Posted on 13 agosto 2012

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Molte navi americane sono state dislocate nel Golfo Persico nei mesi scorsi, per fare pressione sull’Iran e, ufficialmente, per garantire la sicurezza dei transiti delle petroliere, che attraverso lo stretto di Hormuz trasportano una discreta fetta della produzione petrolifera mondiale.

Anche per questo stupisce la notizia della collisione tra l’incrociatore lanciamissili USS Porter e la petroliera giapponese Otowasan, registrata a Panama. Una delle più moderne navi da guerra, in missione di sorveglianza in uno dei punti più caldi del globo, non è riuscita ad evitare lo speronamento da parte della mega-petroliera, che anche con il favore delle tenebre non è esattamente un naviglio che passa inosservato. Certo, qualche responsabilità l’avrà anche l’equipaggio della petroliera, ma è incredibile che la nave da guerra, imbottita d’elettronica, molto più agile e in stato d’allerta contro la minaccia iraniana, non sia riuscita a sfuggire alla prua della petroliera, che gli ha provocato il notevole squarcio che si può apprezzare nelle numerose foto messe in rete.

Anche perché in teoria i marinai americani dovrebbero essere particolarmente attenti alla minaccia rappresentata dai barchini veloci degli iraniani, l’unica che i comandi americani hanno potuto gonfiare per giustificare la loro presenza in zona. Evidentemente anche la “minaccia dei barchini” è una favola della propaganda, altrimenti i marinai messi necessariamente di guardia contro la minaccia dei barchini, avrebbero sicuramente notato l’avvicinarsi dell’enorme e molto più lenta petroliera che ha sfondato la USS Porter.

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