Il lungo viaggio dei pionieri spaziali

Posted on 2 marzo 2012

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Esattamente quarant’anni fa la prima delle sonde Pioneer lasciava la terra diretta all’esterno del sistema solare

Pioneer 10 e la sua gemella numero 11 sono due sonde in origine concepite per l’esplorazione ravvicinata dei pianeti più esterni del sistema solare. Al progetto venne proposto di di aggiungere una coda, per la quale esauriti i sorvoli dei pianeti, le due sonde avrebbero continuato il loro viaggio uscendo dal sistema solare, una verso il centro della nostra galassia e una verso l’esterno. A rendere ancora più eccezionale la missione fu l’impiego di una tecnica rivoluzionaria, che sfruttava per la prima volta le orbite intorno ai pianeti per la propulsione delle sonde.

Le sonde assunsero così il senso di un iconico messaggio lanciato nello spazio più lontano che oggetto prodotto da mano umana abbia mai raggiunto. La missione prevedeva che le due sonde avrebbero smesso le loro trasmissioni dopo due anni. In realtà la parte della missione durante la quale  due sonde sono rimaste in contatto con la NASA si è protratta molto più a lungo. L’ultimo segnale è stato captato da Pioneer 11 il 30 novembre del 1995, a più di 21 anni dalla partenza, mentre Pioneer 10 ha lanciato l’ultimo segnale utile il 23 gennaio del 2003, dopo più di trent’anni. Ma la missione delle due sonde non è finita, perché fino a che non saranno distrutte da qualche evento imprevedibile rappresenteranno l’avanguardia umana nello spazio o più umilmente un messaggio lanciato nel mare delle stelle all’indirizzo di altri esseri senzienti che possiamo solo immaginare. Estremamente romantico e di grande effetto all’epoca, ma anche oggi a pensarci bene continua a rimanere la parte più originale e qualificante della doppia missione.

Se Pioneer 10 ci ha regalato le prime analisi ravvicinate di Giove e la gemella ci ha aggiunto quelle di Saturno e dei suoi anelli, è la parte meno tecnologica delle due macchine che continua la missione e la continuerà in un lasso di tempo ancora molto lungo. Oggi le due sonde si stanno allontanado dal Sole in direzioni opposte a una veocità di circa dodicimila chilometri al secondo. Nel 1977 l’esperienza con le Pioneer porterà al lancio delle due sonde Voyager, tre volte più pesanti e più veloci che già sono più lontane delle Pioneer e che manterranno il contatto presumibilmente più a lungo, essendo state attrezzate proprio per questo, infatti continuano a trasmettere ancora oggi, a oltre 34 anni dal lancio.

Anche le Voyager portano un messaggio terrestre nello spazio, su Voyager sono stata caricate diverse cose per offrire all’eventuale intelligenza extraterrestre un’idea di quelli che hanno costruito la sonda, ma il messaggio più importante rimane simile a quello portato dalle Pioneer, una lastra metallica (sul Voyager un disco) con alcune incisioni. Il messaggio originale concepito per le Pioneer,  è opera di un artista, Jon Lomberg e dall’astrofisico Carl Sagan. Il messaggio è diretto a una civiltà che arrivi ad esaminare la sonda dopo averla intercettata nello spazio, sperare che precipiti a caso su un pianeta abitano non avrebbe molto senso. I destinatari del messaggio dovrebbero dunque essere in grado di cogliere la presenza anomala della sonda nello spazio e di arrivare ad analizzarla da vicino.

Il primo simbolo in alto indica l’inversione dello spin dell’elettrone nell’atomo d’idrogeno, che emette un segnale radio caratteristico di 21 centimetri. Da questo l’intelligenza aliena dovrebbe dedurre che la base di calcolo usata nelle immagini è di 21 cm, il numero 8 indicato in forma binaria accanto alla figura femminile dovrebbe indicarne l’altezza in 1,68. Gli alieni potrebbero anche procedere assumendo che tutto sia in scala e partendo dalle dimensioni della sonda, calcolare l’altezza della donna e dividere per 8, ma non dovrebbero avere difficoltà a cogliere le informazioni che si è voluto trasmettere. La sonda informa che non tutti gli esemplari umani sono 1,68, ce ne sono anche di un po’ più grossi, sperando che anche gli alieni abbiano maschi e femmine o conoscano forme di vita caratterizzate dai due sessi. In questo caso capiranno che quello grosso sta salutando, ma forse non ce n’era bisogno, già l’esistenza di un messaggio del genere denuncia buone intenzioni, al netto dell’ipocrisia umana.

Alla base della figura sono indicati i pianeti del nostro sistema solare e la traiettoria della sonda che parte dal terzo pianeta, ma è più importante la figura a raggi, che rappresenta il Sole e la sua distanza da alcune stelle Pulsar, per ognuna delle quali è indicato il tempo di pulsazione. Dati che l’intelligenza aliena potrebbe usare per identificare il nostro sistema solare da grande distanza, per provare a mandare segnali o esplorazioni. Il decadimento delle Pulsar è costante e in teoria il dato dovrebbe permettere di dedurre sommariamente il tempo trascorso dall’inizio della missione. Tempo che potrebbe contarsi nelle centinaia se non nelle migliaia di anni.

Pioneer 10 che procede in direzione di Aldebaran, alle ultime velocità registrate avrebbe bisogno di un viaggio di due milioni di anni per raggiungere la stella, un tempo che peraltro probabilmente sarà sufficiente allo spazio per erodere la macchina. Decisamente meglio cullare la speranza che l’eventuale intelligenza aliena ci venga un po’ incontro e raccolga qualcuna delle nostre sonde non troppo lontano dal nostro sistema solare, anche se a quelle distanze probabilmente non c’è bisogno di sonde per farci notare, visto che ormai da anni il nostro pianeta emette ogni genere di segnali che possono essere captati dallo spazio profondo e, anche a notevoli distanze, dovrebbe risultare molto rumoroso.

Pubblicato in Giornalettismo.


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