Il paese dei matti lascia morire l’OPAC-SBN. Fate girare!!1!

Posted on 20 maggio 2013

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Immaginate di dover cercare il testo di un autore tra tutte le biblioteche italiane e immaginate di farlo accedendo al sito dell’OPAC-SBN, quello che permette di entrare nel  Sistema Bibliotecario Nazionale e di arrivare con qualche colpo di mouse a trovarlo in mezzo a un catalogo che comprende  14 milioni di titoli sparsi in 64 milioni di localizzazioni. Niente di straordinario in effetti, le biblioteche sono in rete e il catalogo è online.

Poi immaginate che la simpatica politica di tagli orizzontali degli ultimi governi italiani, nel suo procedere implacabile abbia ridotto chi si occupa della manutenzione del servizio, il personale dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane (ICCU), sull’orlo dell’estinzione per mancanza di risorse, non gli danno i soldi per il personale e nemmeno per il resto.

Per tutta la comunità italiana dei ricercatori, docenti, scienziati e studiosi a qualsiasi titolo, la sparizione del servizio significherebbe un ritorno al passato, a quando, per citare uno dei commenti alla notizia,  “…non esisteva e la ricerca di un testo diventava una impresa dove tutta la famiglia e gli amici venivano coinvolti, telefonate, viaggi.”

Questo mentre  anche nel resto del mondo quell’epoca è tramontata e i patrimoni delle biblioteche nazionali sono ovunque online nei paesi sviluppati, il che significa che ogni lesione o riduzione di quel modesto servizio, all’aparenza poco importante agli occhi di molti, si traduce immediatamente in una perdita di competitività, efficienza e velocità per tutta l’attività scientifica e didattica e quindi in definitiva per tutto il paese. Oltre all’umiliazione rappresentata dalla condanna alla distruzione di un sistema che è stato persino preso ad esempio da altri paesi.

A gestire il servizio sono rimasti in pochissimi e per giunta a mezzo servizio e retribuzione decurtata dal contratto di solidarietà, così a questo punto non è rimasto loro che scrivere un comunicato e lanciare un allarme che sembra tanto il messaggio di SOS lanciato dalla nave che affonda.

Il problema in un caso del genere è quello, evidente, rappresentato dall’incoscienza di chi ha determinato una situazione del genere, che in tutta evidenza dev’essere rimediata rapidamente, perché oltretutto la spesa necessaria è modestissima a fronte di un’utilità e di una resa che, anche se ora sfuggono ai legislatori come a quei cittadini che non hanno mai neppure saputo dell’esistenza dell’OPAC, è evidente a chiunque si soffermi anche solo distrattamente a valutare il problema.

Il classico caso nel quale è probabile che una mobilitazione mirata e determinata arrivi portare a casa il risultato e a mettere al sicuro la risorsa in pericolo, una mobilitazione che non può che sollevarsi dalla comunità accademica e avere come obiettivo la massima divulgazione e spiegazione dell’allarme lanciato del personale dell’ICCU:

L’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le Informazioni bibliografiche
(www.iccu.sbn.it) non dispone più dei finanziamenti necessari alla gestione del Servizio Bibliotecario
Nazionale (SBN).

Dopo anni di costanti tagli alle spese da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali, a fronte dei
quali si è dovuto da un lato ridurre il livello di servizio offerto, dall’altro cercare finanziamenti al di fuori del bilancio dell’ICCU, appare ormai inevitabile nel breve periodo l’interruzione del servizio.
I tagli colpiscono pesantemente anche il personale del nostro Istituto e di tutto il MiBAC. Da anni i
pensionamenti non vengono compensati da nuove assunzioni, ma soltanto provvisoriamente e in misura minima da collaborazioni esterne.

Si interrompe così il passaggio di saperi ed esperienze che da sempre ha completato la formazione dei colleghi più giovani: è tutto il bagaglio di conoscenze tecnico – scientifiche relativo al materiale antico e manoscritto, alla catalogazione e alla gestione dell’informazione che si perde, nella totale indifferenza di chi ha responsabilità di governo.

Chiunque svolga un’attività di studio o di ricerca, e più in generale chiunque, in Italia o all’estero, siainteressato ad ottenere in lettura un documento nell’immenso patrimonio delle biblioteche italiane,conosce il Servizio Bibliotecario Nazionale e ha sperimentato l’utilità del catalogo collettivo nazionaleconsultabile via internet (opac.sbn.it). Ad esso accedono oggi più di 2 milioni e mezzo di visitatori l’anno,con circa 50 milioni di ricerche bibliografiche e più di 35 milioni di pagine visitate. Vi sono presenti 14milioni di titoli con 64 milioni di localizzazioni.

E’ passato poco più di un anno da quando il Sole 24 ore ha pubblicato il “manifesto della cultura,” dove si individuava nella valorizzazione dei saperi e della cultura il necessario presupposto per lo sviluppo e la strategia per guidare il cambiamento; più di recente, nell’ambito del Salone Mediterraneo della responsabilità sociale condivisa, tenutosi questo mese a Napoli, si è riproposto come obiettivo: “di concorrere alla definizione di strategia e strumenti per valorizzare la cultura e il patrimonio storico artistico come motore di crescita e di rilancio dell’economia alimentando la collaborazione tra pubblico e privato, profit e no profit”.

Il Servizio Bibliotecario Nazionale da più di venti anni si fonda sul decentramento territoriale e sullacooperazione tra Stato, Regioni (che hanno costituito 83 poli regionali) e 20 Università al fine di valorizzarele iniziative locali e far convergere verso un obiettivo comune l’impegno delle 5.000 biblioteche che fino adoggi hanno scelto di aderire.La coope razione nazionale e la condivisione delle risorse hanno determinato l’abbattimento dei costi dellacatalogazione, consentendo alle biblioteche di ottenere in pochi anni risultati non perseguibili con lagestione tradizionale; hanno innalzato il livello dei servizi all’utenza in un ambito di continuo confronto trasoluzioni sempre più avanzate sia nel trattamento dell’informazione bibliografica sia nella fruizione deidocumenti.

E proprio in quanto basata sulla condivisione delle risorse la rete SBN, nata come realizzazioneall’avanguardia, è stata presa a modello di buona pratica a livello internazionale. Cessare la manutenzione e rendere insostenibile l’incremento di una tale risorsa, nella solita logica ditagli indiscriminati, è , a nostro avviso, l’ennesima offesa del diritto allo studio, alla ricerca e alla crescitaculturale e pertanto riteniamo doverosa questa denuncia.

Il Personale dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unicodelle Biblioteche Italiane – ICCU – Roma

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