Bufala: Il Kuwait non ha messo al bando le stampanti 3D

Posted on 13 dicembre 2018

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Oggi l’agenzia AGI ci informa che il governo del Kuwait ha vietato per legge la vendita di stampanti 3D, ma è una bufala.

Scrive AGI che:

Il Governo del Kuwait ha vietato la vendita di stampanti 3D dopo i sermoni dei clerici che le avevano definite opere del demonio in quanto utilizzate per riprodurre statuette “usate per il culto di idoli satanici”.

Non ci sono altre fonti internazionali reperibili online che sostengano un’affermazione del genere e il pezzo di AGI punta curiosamente con un link a un altro pezzo italiano, di Quotidiano.net
Un pezzo effettivamente intitolato: Kuwait vieta le stampanti 3D. “Opere del demonio” , ma nel pezzo poi si legge:

Di fatto, c’è chi ha lanciato una fatwa contro questi oggetti, fino ad arrivare al diktat di Abdullah al-Roumi, presidente del Governatorato di Hawally (la zona del Kuwait dove è concentrata la maggior parte dei prodotti informatici del Paese) che ha deciso la chiusura dei negozi che vendevano queste stampanti, pur in assenza di una legislazione che proibisse la cosa.  

Che è diverso da come poi è stato riferito da AGI, la chiusura di alcuni negozi non è la messa la bando delle stampanti, anche se nel titolo di Quotidiano.net si scrive che han vietato proprio le stampanti 3D:

Ma il tutto è ancora diverso dal quello scritto da Inside Arabia, il sito citato e linkato a sua volta come fonte da Quotidiano.net, che nel titolo di un un pezzo del 5 novembre scorso  scriveva invece

Kuwaiti Government Prohibits Sale of3D-Printed Statues after Clerics’ Fiery Sermons Demonizing Them

Anche nel caso di Inside Arabia si scopre poi che han solo chiuso un negozio, visto che l’idolatria è già sanzionata e che il problema di vietare la vendita di manufatti o stampati blasfemi non si pone, essendo già vietata.

Quello che è successo davvero è che nel settembre scorso un ufficiale locale ha chiuso un negozio che offriva stampa in 3D di soggetti considerati offensivi dai chierici salafiti (3D-Printed Statues).

Una decisione che comunque all’epoca aveva fatto notizia, soprattutto per la rumorosa e divertita reazione all’iniziativa, che ha finito per mettere in ridicolo i religiosi che l’hanno sollecitata e gli ufficiali che l’hanno eseguita e provocato grande ilarità sui social.

Nessuno ha mai vietato le stampanti 3D, in Kuwait o altrove.

Poi a novembre Inside Arabia ci ha fatto un articolo, che poi a dicembre quelli di quotidiano.net hanno ribattuto, senza capire che il divieto riguardava le statue e non le stampanti, e infine è arrivata AGI che ha raccontato pure di una richiesta “presentata da un Parlamento a maggioranza religioso” al governo e della conseguente messa al bando delle stampanti 3D.

Purtroppo per AGI c’è anche da dire il parlamento del Kuwait non è a maggioranza religiosa e i salafiti hanno appena tre seggi su 50.

Ecco quindi una dimostrazione plastica di come una scarsa attenzione nel tradurre e un eccessivo entusiasmo nel rendere più «sexy» certi pezzi; i rintronati “islamici” con pretese deliranti tirano tantissimo in Occidente; possano portare in poco tempo e pochi passaggi alla creazione di falsi abbastanza clamorosi come questo.

Tutti a pubblicare una notizia che non lo era, resuscita dall’oblio in cui era caduta già nel settembre scorso.

Aggiornamento: Di seguito raccolgo le testate che han ripreso la bufala senza colpo ferire.
Cominciando dal Fatto Quotidiano (già in parte corretto) e proseguendo con Dagospia

 

 

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