Al voto, al voto!

Posted on 28 febbraio 2018

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In un paese che sta scivolando a destra in maniera evidente come il nostro, il voto del 4 marzo si presenta come un appello a recarsi alle urne per tutte le persone che temono una deriva nazional-fascista intrisa del peggio di quanto già osservato in altri paesi, dall’Ungheria di Orban all’America di Trump. Una sinistra parlamentare frammentata e in crisi d’identità come quella italiana, non offre garanzie di resistenza sufficienti nel caso di un’affermazione della destra, che ora come ora può essere contrastata sensatamente solo da una mobilitazione dell’elettorato di sinistra.

Una necessità tanto evidente quanto l’inutilità dell’astensione nel minare o delegittimare il sistema dei partiti, che non è sembrato accusare minimamente le astensioni «punitive» negli ultimi anni e che ne ha anzi approfittato per semplificare la propria offerta politica, ritagliandola sui gusti dei votanti rimasti e allargandola con l’offerta a cinque stelle, contenitore di delusi senza un perché. Di più, l’astensione di tanti elettori «di sinistra» ha fatto sì che l’intero quadro politico trovasse conveniente spostarsi sempre più verso destra fino al punto in cui buona parte del Partito Democratico ha abbandonato un partito ormai portato da Renzi sulle piste di quella che una volta era la destra moderata. Per la prima volta quindi rischiamo di trovarci senza un partito di massa di (centro-) sinistra in Parlamento e con una rappresentanza ridotta all’osso a fronteggiare un blocco affine all’estrema destra che potrebbe anche trovare i numeri per governare in solitudine, il qualunquismo incompetente a 5 stelle e l’avanzo di Democrazia Cristiana che è diventato il partito di Renzi. Il tutto venendo da una situazione nella quale i fascisti sparano ai neri per strada e il governo di centrosinistra criminalizza gli antifascisti. Dovesse prevalere la destra, sai che festa per certi criminali.

Per di più Renzi si sente così sicuro del controllo che ha conquistato sul PD da annunciare che non si dimetterà nemmeno in caso di un ennesimo disastro elettorale, nel caso resisterà con i suoi fedelissimi barricato in quel Senato che voleva tanto abolire. Copertosi a destra con i petalosi e i mercenari radicali mandati a intercettare i voti degli «intelligenti» delusi, a Renzi non resta che sperare nella fedeltà dei mercenari e di poter essere spendibile per un governo di larghe intese in attesa di tempi migliori, per lui e i suoi.

Una prospettiva pericolosa, quella di un parlamento abbandonato nelle mani d’estremisti di destra e populisti a gettone, una prospettiva da scongiurare a prescindere dalle simpatie che possono suscitare le due formazioni presenti a sinistra del PD, naturali recipienti di questo voto d’emergenza. Una prospettiva alla quale s’affianca il rischio di veder spuntare in parlamento Forza Nuova accanto a un Salvini galvanizzato dal successo della sua campagna terroristica, che potrebbe avere molta voce in capitolo in una futura maggioranza di destra, incidentalmente l’unica che potrebbe materializzarsi il 5 marzo se l’alleanza che va da Salvini a Berlusconi dovesse sfondare e riportare a casa parte di quanti sono scappati sotto le ali di Grillo.

L’astensione a questo giro non è un’opzione razionale, non può portare alcun beneficio, tangibile o intangibile a chi si pensi «di sinistra» o comunque progressista. Qualunque idea di sinistra s’abbracci, una significativa astensione di sinistra si tradurrà in un rafforzamento della destra e della cultura di destra nel nostro paese, perché l’elettore di destra non ha che l’imbarazzo della scelta tra un’offerta politica che spazia dai centristi a Forza Nuova e anche perché l’elettore di destra ha dimostrato d’essere abbastanza di bocca buona da riuscire a votare senza grossi problemi un avanzo di leader fallito come Berlusconi e il suo circo di Forza Italia e persino un voltagabbana del tutto privo di credibilità come Salvini. A questo giro l’astensionismo di destra sarà ridotto al minimo.

Andare al voto oggi, per un elettore di sinistra, significa anche poterlo fare senza timore di pentirsene, perché difficilmente potrà far danni e perché le aspettative sono comunque ridotte all’osso. Quasi un sollievo, ha un che di rincuorante dopo anni passati a riflettere se e quanto turarsi il naso.

Andare al voto oggi, per un elettore di sinistra, significa battersi per ridurre il peso e la forza delle combinazioni più mortifere che potrebbero uscire dalle urne e con esse lo spazio di manovra concesso agli spregiudicati leader che guidano le formazioni più quotate e, anche per questo, più pericolose.

Andare al voto oggi, per un elettore di sinistra, significa fare quel che si può, qui e ora, per contrastare la pericolosissima deriva a destra che minaccia anche il nostro paese. Battere un colpo è quanto mai necessario e l’esempio di altri paesi europei nei quali l’avanzata dell’ultradestra è stata fermata dalla mobilitazione democratica degli elettori compatti nel rifiutare questa deriva, è lì a dimostrare che si può fare e che il voto è ancora oggi lo strumento più efficace, se non l’unico alla portata, per stroncare i sogni di personaggi come Le Pen o Salvini.

Il voto del 4 marzo per un elettore di sinistra è il classico caso nel quale c’è poco o nulla da perdere e tutto da guadagnare, chi resta a casa avvelena anche te, digli di smettere.

 

 

 

 

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