La trasparenza di Renzi si è fermata davanti ai Rolex

Posted on 21 febbraio 2018

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La «figuraccia dei Rolex» si consumò sul finire del 2015, nel corso di una visita di stato in Arabia Saudita, dove la nostra delegazione fu protagonista di un increscioso incidente.  Si scatenò allora una lite furente tra i nostri rappresentanti, perché i sauditi avevano regalato a ciascun ospite un prezioso orologio, ma orologi diversi e di diverso valore. Le cronache riferiscono di urla e discussioni concitate e di una rissa quasi sfiorata per accaparrarsi i pezzi migliori nonostante ogni orologio avesse un biglietto che indicava chiaramente a chi fosse destinato. Uno spettacolo indegno quanto fruttuoso per i suoi protagonisti, i sauditi infatti risolsero la faccenda fornendo Rolex (i più ambiti) per tutti.

Venuta alla luce la pietosa vicenda, Matteo Renzi spiegò che aveva dato ordine di radunare gli orologi, finiti così nella disponibilità della Presidenza del Consiglio e che sarebbero stati incamerati dallo stato in quanto funzionari pubblici non possono accettare doni dal valore eccedente i 150 euro, che diventano 300 per premier, ministri e familiari .

Poi i Rolex sono spariti, da quel che si sa solo l’interprete che accompagnò il gruppo fu chiamato a riconsegnare il suo e a quel che risulta tra chi non l’ha riconsegnato c’è proprio Matteo Renzi. Lo stesso Renzi in questi giorni tanto interessato a controllare quanti soldi abbiano devoluto – volontariamente – i concorrenti del Movimento 5 Stelle. L’orologio infatti non appare, insieme ad altri doni, nell’elenco dei beni ricevuti in ragione della funzione – e restituiti – che l’ex Presidente del Consiglio ha dovuto compilare lasciando l’ufficio, né è stato chiarito se abbia esercitato la possibilità di acquistarlo insieme agli altri a prezzo di mercato. Nemmeno un’interrogazione parlamentare di Sinistra Italiana è servita a far luce sulla vicenda, visto che giace ancora senza risposta (Stato iter: IN CORSO) dal gennaio del 2016.

Per inquadrare la vicenda nella sua oggettiva gravità, giova ricordare il ministro Lupi si dimise da ministro per le Infrastrutture e i Trasporti dello stesso governo Renzi proprio per aver accettato un Rolex in regalo, in circostanze quantomeno inopportune. C’è poi il caso della ministra della Difesa Pinotti, che smentì indignata di aver ricevuto (ancora) Rolex in regalo durante una visita in Kuwait. La gravità in questo caso va peraltro amplificata dal fatto che il regime saudita è un buco nero per i diritti umani e civili e protagonista di un’aggressione allo Yemen che si è tradotta in un boom dell’export italiano, con oltre mezzo miliardo di fatturato all’anno solo di bombe vendute ai sauditi.

Vendita che secondo diversi esperti di diritto sarebbe niente di meno che illegale, ma nè l’esecutivo Renzi nè quello Gentiloni ci hanno trovato nulla da ridire. I Saud sono noti per le generosità con la quale amano ingraziarsi funzionari e rappresentanti stranieri e dovrebbe essere interesse dei nostri governi spazzare via il minimo sospetto che la complicità concessa loro dal nostro governo si fondi anche su questo tipo di ragioni o che quel tipo di doni sia parte d’una ricompensa guadagnata siglando importanti accordi commerciali. I Saud sono infatti noti anche per la loro corruzione e per l’abitudine a ritagliarsi generose tangenti a margine di questi accordi. Un’abitudine che si può contrastare solo con la trasparenza, quella che finora ci è stata negata da chi non ha risposto all’elementare domanda: dove finiti, allora, i Rolex degli sceicchi?

 

 

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