I fatti di Macerata e la pochezza morale e politica di Matteo Renzi

Posted on 6 febbraio 2018

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L’attacco terroristico di Macerata ha messo alla prova i nostri politici e le nostre istituzioni e si può ben dire che tutti o quasi abbiano fallito, mancando di comportarsi come avrebbero dovuto e mostrandosi pavidi e calcolatori, incapaci di schierarsi nettamente contro il razzismo assassino e a favore della convivenza fondata sull’eguaglianza.

Lo standing morale di nazioni e leader si misura nei momenti di crisi e anche l’attacco terroristico di Macerata ha finito per funzionare da cartina tornasole, utile a verificare lo stato delle istituzioni e del discorso pubblico. L’attacco terroristico di Macerata ha quindi permesso di misurare anche lo standing morale di Matteo Renzi, che in teoria guida il più grande partito progressista italiano, quello che dovrebbe essere il bastione contro il razzismo e la barbarie.

Misurazione che ha dato un esito tragico: nessuno del governo guidato dal suo Partito Democratico è andato a portare solidarietà alle vittime del vigliacco attacco e non lo hanno fatto nemmeno i rappresentanti locali del partito. Nemmeno il sindaco di Macerata, che pure è del PD. Forse timorosi di poter essere scambiati per «traditori della patria» da qualche razzista ignorante, hanno addirittura permesso a Forza Nuova di manifestare, contro gli immigrati, sulla porta della sezione del PD colpita dai proiettili di del terrorista, permettendo così alla formazione fascista che gli ha espresso vicinanza e promesso sostegno, di continuarne l’opera. E non basta, perché passati i fascisti il sindaco si è augurato che non vengano autorizzate le manifestazioni antirazziste convocate per i prossimi giorni.

Infine, dopo quella che sarà stata sicuramente un tormentata riflessione, quello che ama definirsi il leader del primo partito progressista europeo è giunto a queste desolanti conclusioni:

Ha ascoltato con preoccupazione gli esperti di marketing elettorale. Analizzato con cura i primi dati grezzi prodotti dai sondaggisti sull'”effetto Macerata”. E ha spulciato i social network, che frequenta regolarmente. L’effetto è stato più che allarmante: “Tanta, troppa gente la pensa come Salvini – confida sconsolato in privato Matteo Renzi – mentre noi perdiamo voti. Questo episodio ci mette in difficoltà, perché sono loro a imporre il terreno di gioco.

Frasi con le quali Renzi si rivela un banale politicante e si conferma quindi un leader incapace di ergersi a difesa di quelli che lui stesso in più occasioni ha definito valori non negoziabili, che invece dimostra di voler negoziare eccome, in questo caso per un pugno di voti:

Per noi è difficile dire razzisti e basta: Dobbiamo ponderare il messaggio, perché altrimenti loro in questo schema guadagnano voti.

Un messaggio indegno di chi aspiri a essere riconosciuto come il leader di un paese democratico. Una postura vigliacca e opportunistica che aggiunge, se possibile, vergogna alla vergogna già procurata al paese da un fascista (e non è il primo) che gira per strada sparando ai neri che incontra e che poi conclude dicendo «ho fatto quel che andava fatto» ed esibendo il braccio teso. La reazione di Renzi è imbarazzante a confronto di quelle di altri leader europei in occasioni simili, tanto che finisce per essere più simile al tipo di reazioni che ha mostrato Trump difronte di episodi di violenza razzista, che a quella del leader norvegese all’indomani della strage provocata da Breivik. Mai come ora la distanza di Renzi dai leader dell’Europa democratica è apparsa tanto incolmabile, la distanza che passa tra uno statista che ideali e progetti e un politico ruffiano e privo di principi che campa alla giornata.

Inutile dare a Salvini e ai razzisti la colpa della deriva intrapresa dall’Italia, se chi guida la nave la lascia andare alla deriva per non eccitare la ciurma che si è ammutinata e rifiuta i valori costituzionali. Se il paese si dirige verso il naufragio morale è anche e soprattutto perché in cabina di comando c’è qualcuno che si è già venduto il timone e anche la dignità ed è pronto a sacrificare l’integrità della nave in cambio di vantaggi personali.

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