Attacco a Parigi, i media italiani complici dell’ISIS

Posted on 21 aprile 2017

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Ieri sera dopo l’attacco ad alcuni poliziotti a Parigi è partita la solita ridda d’informazioni non verificate e, ancora una volta, i media italiani si sono distinti nel riciclare qualsiasi voce girasse in rete senza troppe verifiche, finendo così per agire di concerto con i simpatizzanti dell’ISIS.

Dell’attacco si è saputo fin da subito che si è risolto in un breve scontro a fuoco con la morte dell’assalitore. Poco dopo l’attentato le autorità francesi hanno fatto sapere che l’uomo era conosciuto ai servizi come un soggetto pericoloso e vicino all’estremismo, l’attacco classificato come terrorismo. Non sono mancati quelli che hanno immediatamente festeggiato perché l’attacco finisce, in teoria, per favorire una certa parte politica.

Poi è successo che l’account di un giornalista francese ha diffuso questa notizia:

Louis Ney non è esattamente una fonte affidabilissima e nel tweet non dice perché Youssuf El Osri sia ricercato in relazione all’attacco a Parigi, che secondo le autorità francesi aveva visto all’opera un solo attentatore, morto sul posto. Fatto sta che il suo tweet è stato ripreso da Piazza Pulita e mostrato in trasmissione, rilanciato dalle agenzie e da quasi tutte le principali testate che, anche quando non lo hanno citato esplicitamente, hanno fornito quel nome (e foto) ai loro lettori.  Piazza Pulita peraltro ha parlato a lungo di «attacco in corso» anche quando l’attacco era ormai finito e commentato da più di un’ora. L’uomo è diventato così «presunto complice» se non coautore dell’attacco a Parigi, ma solo per i media italiani. Oltralpe è successo di conseguenza che i complottari locali ne abbiano ricavato che i media francesi stessero nascondendo loro qualcosa. Gli operatori dell’informazione italiana invece non ci hanno trovato niente di strano nel fatto che da noi si sapesse il nome del terrorista e in Francia no. È un mondo bellissimo.

E non è finita, perché dopo che i media italiani e qualche improvvisato con l’accesso ai social media in giro per il mondo hanno diffuso la «notizia», ecco arrivare la «rivendicazione dell’ISIS» che cita come autore un suo affiliato con il nom de guerre de “il belga”. Da qui parecchi media italiani hanno tratto «conferma» della pista belga e sono partiti i commenti e le analisi sulla mossa dell’ISIS a ridosso delle elezioni francesi. Il cerchio si è chiuso e ci siamo trovati così con i media italiani e l’ISIS in loop, che si accreditavano a vicenda mentre gli esperti erano lanciati a pontificare su una notizia creata dai colleghi.

Il lancio del Corriere, corretto solo molte ore dopo con il nome e i dettagli giusti e senza lasciare traccia della rettifica.

Peccato che il povero Youssuf El Osri non abbia mai avuto alcuna relazione con l’attacco a Parigi. Lo ricercava la polizia di Anversa per una storia di droga e lui questa mattina si è presentato al commissariato, giustamente allarmato dalle voci che si rincorrevano in rete. Ma non basta, le autorità francesi hanno smentito il coinvolgimento di belgi o del Belgio nella faccenda, non che fosse così necessario visto che in dalla serata di ieri l’autore dell’attacco era stato identificato in Karim C., ma già un’ora dopo l’attacco la polizia aveva annunciato che era in corso la perquisizione della sua abitazione e che si trattava di un francese. Un dettaglio questo che dev’essere sfuggito a quelli dell’ISIS (che lo siano davvero o meno) che poi hanno vergato la rivendicazione. L’uomo, già condannato a 20 anni per il ferimento di 3 persone nel 2001, si era forse radicalizzato in carcere ed era «tenuto d’occhio» dall’antiterrorismo francese. Fan dell’ISIS sì, ma non belga ed evidentemente non coordinato con l’organizzazione, come invece voleva far credere la «rivendicazione» messa online da un sito vicino agli jihadisti, evidentemente costruita attingendo ai particolari disponibili in rete, gentilmente validati dai media italiani.

Appare anche evidente a questo punto che l’ISIS (o chi per lei), che tra gli altri aveva rivendicato anche l’attacco al Borussia, in realtà realizzato da un criminale locale che sembra privo di motivazioni politiche, abbia utilizzato le informazioni reperite in rete per costruire una rivendicazione credibile e prendere vantaggio dall’attacco, a prescindere da chi e perché l’avesse compiuto. Operazione non nuova, l’ISIS si è fatta una discreta fama per queste «rivendicazioni» spesso veicolate da siti di simpatizzanti che poi si rivelano del tutto slegati dalle operazioni rivendicate e anche dai vertici del gruppo. Rivendicazioni che pure Rita Katz, l’esperta che ne recupera la maggior parte attingendo da siti e forum, presenta sempre come da prendere con le molle, ma sono avvertimenti che si perdono nel vuoto o che in qualche modo non arrivano fino alle redazioni italiane.

Pare quindi evidente che l’interesse dell’ISIS, come quello dei Salvini, nel vedere amplificata la minaccia terroristica sia assecondato dai media in maniera colpevole. Sia per opportunismo à la Salvinì o per sciatteria, la conclusione non cambia, i media italiani producono «fakenews» e attentati persino quando non ce ne sono. Un sogno per l’ISIS, che non deve nemmeno faticare per organizzarli. A cappello di questa esibizione di pochezza giornalistica, oggi si stanno comunque aggiungendo numerose riflessioni sulla «tattica» dell’ISIS, intesa non come quella di rivendicare qualsiasi cosa, ma come un’operazione scientificamente pianificata per influenzare il voto francese. Una volta partita la macchina, non la ferma più nessuno, le fakenews non temono rettifiche o ripensamenti e il sistema italiano dei media è evidentemente privo degli anticorpi, se non dell’interesse, per rimediare a questi disastri.

AGGIORNAMENTO – A distanza d’un giorno dalla pubblicazione di questo pezzo continuano ad apparire articoli che lavorano di fantasia sulla figura di El Osri: «Fino alle prime ore del mattino di ieri gli inquirenti francesi sospettavano un coinvolgimento di Youssouf El Osri, l’uomo sfuggito all’antiterrorismo di Bruxelles. Potrebbe infatti essere lui «il belga» di cui si parla nella rivendicazione dell’Isis diffusa da Amaq, ma El Osri si è poi presentato spontaneamente in un commissariato di Anversa, dichiarando la sua estraneità». Sembra evidente che parecchi giornalisti e commentatori non abbiano ancora capito bene cosa sia successo e quale sia la storia di El Osri che, oltre ad essere del tutto estraneo ai fatti, non era neppure ricercato per terrorismo.

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