La bufala della «sfida» di Theresa May senza velo in Arabia Saudita

Posted on 5 aprile 2017

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La bufala nasce in Gran Bretagna, dove il Telegraph scrive che Theresa May è andata coraggiosamente in Arabia Saudita ignorando i «consigli» del Foreign Office, che prevedono per le donne un abbigliamento completo di mantella e copricapo. Ma quelli sono appunto consigli dati alle comuni viaggiatrici, perché in Arabia Saudita non esiste obbligo d’indossare veli o altre coperture della testa per le donne straniere. Tantomeno esiste un divieto del genere nel protocollo della corte dei Saud, che da decenni riceve le dignitarie straniere a capo scoperto senza fare una piega né polemica.

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Molte testate italiane hanno rilanciato in automatico la «notizia» che non lo è, alcune come HP (qui sopra) inventandosi un protocollo che non c’è, altre semplicemente parlando di «sfida» al regime. Idee che quando le nostre Pinotti e Mogherini hanno visitato il paese, rigorosamente senza velo, non sono venute in mente a nessuno, chissà com’è, ma che oggi sono state copincollate dalla stampa britannica e diffuse con un certo entusiasmo.

Peccato quindi che il tutto sia una bufala, una bufala che «tira» perché parla di una ribellione a regole «musulmane» che però non esistono, quindi non c’è e non c’è mai stata nessuna ribellione.

Paradosso nel paradosso, May che guida un governo che vende armi illegalmente al regime saudita e che lo assiste con «consiglieri» e intelligence nella tragica aggressione allo Yemen, viene presentata come una paladina dei diritti delle donne, che non lo è mai stata, e lo scandaloso quanto proficuo rapporto tra il regime saudita e la Gran Bretagna è tradotto in una «sfida» sul velo. Non c’è nessuna sfida, non c’è nessuna regola saudita o «Islamica» violata, c’è invece un rapporto criminale e complice della Gran Bretagna con il regime saudita, che a botte di #fakenews come questa sfugge a qualsiasi critica.

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