«Pasta per adulti» troppo contaminata per i bambini, ma non lo sa nessuno

Posted on 3 marzo 2017

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Pochi lo sanno, ma la pasta comunemente in commercio può legalmente contenere una serie di sostanze tossiche in quantità pericolose per i bambini. Esistono infatti due serie di limiti legali per le sostanze tossiche e nocive a seconda del fatto che la pasta sia «per bambini» o no. O meglio «per adulti» come correttamente viene definita in un recente articolo di fattoalimentare.it dedicato a sopire l’allarmismo suscitato dalle affermazioni di un piccolo produttore, secondo il quale le analisi che ha fatto svolgere su diverse marche di pasta in commercio hanno rivelato in un paio di casi la presenza di tossine o sostanze nocive in quantità vietate nei prodotti per i bambini tra la pasta «per adulti».

don

Lasciando da parte la disputa sulla reale contaminazione di questa o quella marca di pasta, quel che risalta è che in questa risposta si dice che la pasta con quei valori è a norma perché destinata al consumo da parte di adulti o comunque maggiori di tre anni, ed è un po’ come una rivelazione per i consumatori non abbastanza attenti, tra i quali mi ci metto anch’io.

Non è molto diffusa la consapevolezza che la pasta possa contenere legalmente quantità di sostanze tossiche tali da essere vietate negli alimenti per bambini, nemmeno tra le mamme che cercano d’informarsi. Ben pochi consumatori e genitori sono avvertiti della differenza, che ovviamente i produttori tendono a pubblicizzare quanto meno possibile. Ed è questo che colpisce perché se è così, parafrasando il pezzo: che non ci sia scritto che si tratta di spaghetti e maccheroni per adulti è davvero assurdo.

Sulle confezioni non c’è scritto e nelle poche dove c’è scritto, non è spiegato perché. Dov’è scritto è ad esempio sulle confezioni dei «Piccolini» di Barilla e c’è scritto in seguito a una lite con Plasmon, che produce pasta «per bambini» a norma e che ha denunciato il concorrente per pubblicità ingannevole, perché pubblicizzava come pasta per bambini un prodotto contaminato oltre i limiti per questo tipo di prodotti. Dal 2012 sulla confezione dei Piccolini di Barilla c’è scritto, in fondo: «Per grandi e bambini sopra i 3 anni», con il carattere più piccolo e senza nessuna indicazione del fatto che dipenda dalla possibile presenza di sostanze tossiche oltre i limiti imposti per tutelare i bambini sotto i 36 mesi. Secondo Altroconsumo: «I più piccoli, 0-3 anni, non dovrebbero mangiare alcune paste per adulti proprio perché potrebbero contenere dosi per loro eccessive di Don», ma non sono molti i genitori che non hanno dato la normale pasta ai figli senza nemmeno porsi il problema, perché non ne sapevano niente.

È appena il caso di notare la scelta di Barilla, che di fronte all’evidenza della contaminazione del proprio prodotto ha preferito piegarsi alla richiesta di Plasmon invece di produrre pasta meno contaminata. Pasta che comunque continua a proporre per i più giovani sul sito piccolini.it, dove il disclaimer relativo alla pericolosità per i bambini con meno di 3 anni appare comunque solo sulle immagini delle confezioni. È comprensibile che Barilla non voglia scrivere sulle scatole che la sua pasta è per grandi e per bambini sopra i 3 anni perché per quelli sotto i 3 anni non è a norma per la possibile presenza di sostanze nocive, ma è incomprensibile che la stampa che pure ha riferito della disputa e gli sbufalatori, che sono intervenuti a sedare gli allarmismi più esagitati, abbiano mancato di cogliere che, nella realtà, nessuno sa che la comune pasta può contenere quantità di sostanze nocive vietate per l’alimentazione dei bambini. Un dato che forse spingerebbe molti genitori a ripensare le loro scelte anche oltre i compimento dei 3 anni dei figli e forse persino a chiedersi perché debba essere permessa la presenza di questi contaminanti o perché non debbano essere dichiarati esplicitamente, come avviene per l’acqua minerale ad esempio.

 

piccolini


Ovviamente il fatto che i limiti per la pasta «per adulti» siano più alti non significa che il prodotto in commercio sia necessariamente contaminato in maniera da superare i limiti posti per i bambini, ma è altrettanto ovvio che nel nostro paese, dove i consumi di pasta sono imponenti, la comune pasta «per adulti» è servita anche ai bambini con meno di 3 anni da milioni di genitori inconsapevoli, quando non da malandrini impegnati nelle frodi in commercio.

E non è finita con la pasta, perché anche per farina, pane e gli altri prodotti da forno, dai biscotti alle merendine, valgono le stesse considerazioni, così come valgono per i prodotti a base di altri cereali. Esistono livelli di contaminanti ammessi per adulti e per bambini, ma i prodotti in commercio sono per lo più «per adulti» e nessuno o quasi di questi prodotti riporta sulle confezioni l’indicazione del fatto che non siano adatti per il consumo da parte di minori di tre anni, perché possono essere contaminati oltre i limiti posti a loro protezione.

E infine un altro dettaglio dolete, che è quello per cui i limiti stabiliti in sede europea per grandi e piccini sono calcolati sulla base del consumo medio europeo, che almeno per la pasta è molto, molto più basso di quello italiano, di qualche ordine di grandezza. Il che, parlando di sostanze che tendono ad accumularsi nell’organismo e delle quali non si conoscono neppure gli effetti combinati, significa che per l’italiano medio il livello di contaminazione effettivo è facilmente un multiplo di quello dei suoi concittadini europei e si situa in un’area non ancora esplorata. Si può quindi dire con un discreto grado di certezza che la pasta e molti altri prodotti da forno  in commercio costituiscono un apparente rischio sanitario per i bambini con meno di 3 anni, almeno stando alla lettera delle norme in vigore, e che anche per gli adulti che consumano una gran quantità di questi prodotti la situazione non sia molto più allegra. Si può inoltre aggiungere che i produttori cercano di stare nella legalità, ma tendono ovviamente a dare la minore evidenza possibile alla questione, che discende da precise scelte commerciali, visto che ad esempio la summenzionata Plasmon e altri produttori riescono a realizzare prodotti nei quali quelle sostanze sono presenti in quantità minori o proprio non ci sono. Quella dei produttori di pasta «per adulti» è quindi di una scelta commerciale consapevole, chiaramente intesa ad abbassare i costi di produzione ricorrendo a materie prime di minore qualità e osservando standard meno severi, anche se ammessi dalla legge.

Così facendo però non fanno nulla per evitare che i loro prodotti  -non a norma- per il consumo da parte dei minori di tre anni finiscano per essere ingeriti in grandi quantità anche da questi. La conseguenza naturale di questa mancanza d’informazione è quindi quella d’esporre in particolare i minori di tre anni proprio al rischio sanitario che la legge intende scongiurare, vanificando così il valore di questa difesa a tutela dei più piccoli, ma anche quello d’esporre i poco più grandi e gli adulti all’assunzione continua di una pluralità di sostanze dalla nocività accertata che, seppure in quantità minime quando sono entro i limiti di legge, possono eccederli a fronte del consumo di quantità superiori alla media europea, com’è nel caso italiano. Problemi facilmente evitabili se fosse universalmente noto che si tratta di prodotti «per adulti» e il motivo per il quale lo sono. Non sembra è il caso di fare allarmismo, ma sembra opportuno chiedersi se non sia il caso di pretendere che questi prodotti siano commercializzati insieme alle analisi lotto per lotto delle materie prime dalle quali sono ricavati, l’unico sistema che permetterebbe al consumatore di scegliere d’evitare quelli realizzati con il grano maggiormente contaminato e che forse potrebbe incentivare le aziende a evitarne l’impiego per lucrare qualche centesimo a confezione. Un risparmio che a fronte di consumatori consapevoli potrebbe rivelarsi invece una perdita secca. Se può essere vero che quei livelli di contaminazione non sono pericolosi per un adulto, lo stesso adulto potrebbe voler scegliere di mangiare cibo non contaminato o meno contaminato senza per questo dover ricorrere ai prodotti bio o a quelli per bambini, per sé come per gli infanti affidati alle sue cure. Se si parla di diritti dei consumatori, quello d’essere informato sulle qualità dei prodotti è sicuramente il primo.

La difesa della salute e anche quella dei consumatori passano necessariamente per l’educazione e l’informazione della parte contrattuale più debole, che ha tutto il diritto di essere informata con precisione e completezza sulle qualità dei prodotti, in particolare di quelli alimentari. Una scelta non informata non è una scelta, è semplicemente un errore dettato dall’ignoranza. Oggi le confezioni di pasta e d’altri prodotti «per adulti» non permettono al consumatore di acquisire questa fondamentale informazione, realizzano anzi un inganno del quale sono vittime i più piccoli e indifesi e i loro genitori, disarmati di fronte a una minaccia alla salute abbastanza seria da meritare la protezione di una legge comunitaria. Un discorso che vale anche per gli adulti e più in generale per tutti i prodotti per i quali l’essere a norma non significa necessariamente essere al di sopra di ogni sospetto e per tutti quelli che sono «per adulti» anche se non c’è scritto da nessuna parte che lo siano, e nemmeno che sono «per adulti» perché potrebbero essere nocivi per i bambini pur essendo in regola secondo le legge, comunitarie e no. Le stesse leggi che  permettono che questi prodotti siano posti in vendita senza esplicitare questa fondamentale avvertenza, creando così un buco nelle tutele attraverso il quale enormi quantità di questi prodotti passano indenni, fino a raggiungere le tavole di quei bambini che sarebbero loro vietate.

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