Castrazione chimica, una truffa di Salvini agli elettori di destra

Posted on 12 febbraio 2017

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Anche oggi il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, è tornato a propinare agli elettori di destra la bufala della castrazione chimica, punizione che presenta come ottimale per chi commetta reati a sfondo sessuale, in particolar modo se si tratta d’immigrati o comunque di diversamente italiani che non gli piacciono.

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Salvini però sa benissimo come funziona la castrazione chimica, gli è stato fatto presente a più riprese nel corso gli anni, è quindi è chiaro che quando consegna alla stampa frasi come «Una pillola, zac e non lo fanno più», stia mentendo sapendo di mentire. E anche che se lo possa permettere perché in genere chi lo intervista non approfondisce e chi rimbalza le sue deliranti dichiarazioni omette d’informare i propri lettori, spettatori o comunque clienti, del fatto che la castrazione chimica è tutto fuorché una castrazione e, soprattutto, che si tratta di un processo terapeutico lungo, complesso e reversibile, altro che: «una pillola e via».

Questo perché:

  • La castrazione chimica è una terapia che consiste nella somministrazione continuata di farmaci che deprimono la sessualità maschile.
  • La castrazione chimica non è mai definitiva, l’effetto inibitorio cessa con la somministrazione dei farmaci, subito.
  • La castrazione chimica è somministrata su base volontaria e in cambio di sconti di pena, dove è prevista dalla legge.
  • La castrazione chimica, se fosse quello lascia intendere Salvini, non sarebbe mai e poi mai legale o ammissibile nel nostro paese, in quanto equivarrebbe a una mutilazione.
  • La castrazione chimica per alcuni soggetti non funziona.
  • La castrazione chimica non agisce sul desiderio, ha solo un effetto deprimente sull’apparato sessuale.
  • La castrazione chimica può essere frustrata dall’uso di farmaci antagonisti che inibiscono l’azione di quelli impiegati nella terapia.
  • La castrazione chimica ha dato risultati molto modesti sul calo della recidiva e solo nei casi seguiti con attenzione da personale specialistico.

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Agire come suggerisce qui sopra Salvini, vorrebbe dire lasciare liberi i condannati per reati a sfondo sessuale, dopo aver fatto loro ingoiare una pillola che al massimo darà loro un po’ di mal di testa.

La castrazione chimica però fa presa sul target di Salvini, che nella sua ignoranza s’immagina una specie di taglio definitivo del pene e la riduzione a eunuco del condannato, quando invece si tratta di tutt’altro, di un percorso sperimentale, volontario e difficile che in alcuni paesi è offerto ai condannati in cambio di sconti di pena. Il tutto appoggiato sull’idea che il reato a sfondo sessuale scaturisca, chissà perché, dal manifestarsi d’imperiose erezioni e trovi il suo unico senso nella penetrazione. Anche queste sono premesse che non hanno riscontro nella letteratura scientifica e criminale. La volontà del soggetto è fondamentale, perché dargli i farmaci in carcere non serve a niente, mentre fuori è troppo facile evadere o inibire la terapia o non riferire il fatto che non abbia effetti sul singolo soggetto se accade.

Salvini e i suoi non si fanno molti problemi a mentire, in fondo sono politici, il loro pubblico di riferimento reagisce con entusiasmo a questo tipo di stimoli e apprezza moltissimo l’idea della castrazione, soprattutto degli immigrati. Peccato che per i fan di Salvini tutto questo si risolva nell’essere truffati e derisi, perché se anche un giorno Salvini dovesse avere la maggioranza assoluta, scoprirebbero che non è possibile castrare nessuno, ne chimicamente, ne alla vecchia maniera.

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