Non han vinto Trump e il populismo, han perso Hillary Clinton e il centrismo

Posted on 9 novembre 2016

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I numeri sono spietati e parlano senza lasciare troppi dubbi: Donald Trump ha preso circa un milione di voti in meno di Romney, che perse rovinosamente contro Obama nel 2012 e qualcosa meno di McCain nel 2008..

Invece Hillary Clinton ha perso circa 7 milioni* di voti rispetto a quelli che aveva incamerato Obama l’ultima volta, finendo così per prendere comunque più voti di Trump, ma non abbastanza per evitare di perdere a causa della particolarità di un sistema nel quale la presidenza si gioca in una serie di confronti stato per stato e non semplicemente a chi prende più voti.

Trump e il suo populismo quindi non hanno portato a casa niente, semmai hanno fatto peggio persino del pessimo Romney.

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A fare la differenza è stato il tracollo di Clinton, che pensava di pescare tra i repubblicani e invece ha finito per perdere tra i suoi, che sono rimasti a casa in massa, anche perché la campagna di Clinton è andata avanti fidando sulla certezza delle sconfitta di Trump e fidando sul fatto che avrebbe disgustato gli elettori di destra. Cosa che è anche avvenuta, ma non nella misura sufficiente a compensare il vero e proprio tracollo registrato da Clinton.

Gli elettori americani quindi non sono andati a destra, ma semmai sono rimasti a casa. In buon numero quelli repubblicani e in numero molto superiore quelli democratici, nel piccolo Wisconsin ad esempio, meno di sei milioni d’abitanti, la differenza negativa è stata di circa 3.000 voti per Trump e 240.000 per Clinton, che ha perso lo stato per 27.000. Altro che la mobilitazione degli scontenti contro «il sistema» o, ancor più delirando, contro Il Nuovo Ordine Mondiale (NWO).

Niente avanzata dei populisti o degli “anti-sistema” quindi, quelli che han votato per Trump sono gli stessi che hanno votato per gli altri presidenti repubblicani, sono solo un po’ meno. Invece pare proprio l’ennesima dimostrazione che per sinistra e progressisti non paga inseguire la destra e sposare proposte di destra per attirare gli elettori di quella parte. Quelli non ci cascano e preferiscono l’originale e quei pochi che aderiscono all’offerta sono molti di meno di quelli «di sinistra» che si allontanano perché lo spostamento a destra ripugna loro. Funziona così in America e funziona così anche in Italia, infatti nonostante vent’anni spesi a marcare «il centro» Il PD e i suoi antenati non hanno mai vinto senza il contributo e la mobilitazione di quella «sinistra» che molti dirigenti d’estrazione democristiana e no vorrebbero rottamare come avanzi di un’epoca che fu. Anzi, quando la mobilitazione non c’è stata hanno raccolto sconfitte severissime, anche di recente.  A qualcuno dalle parti del PD a questo punto dovrebbero fischiare le orecchie come bollitori, ma è difficile immaginare una svolta a sinistra proprio mentre è in atto una faida per eliminare la parte non-democristiana dalla direzione del partito e spingerlo ancora più verso il centro e quindi verso destra. Le orecchie dovrebbero poi fischiare a chi parla di avanzata del populismo e di campagna azzeccata da parte di Trump, che invece ha fatto peggio dei peggiori candidati della storia dei repubblicani, e a tutti quelli che a destra ne stanno festeggiando il risultato senza capire che anche la campagna di Trump è stata pessima e con un concorrente diverso si sarebbe probabilmente confermata il disastro che tutti, anche i suoi, avevano previsto perché non erano riusciti a immaginare o a rilevare per tempo la magnitudine del disastro provocato da Hillary.

*Si tratta di dati ancora grezzi, ma i possibili aggiustamenti non sono tali da cambiare le grandezze in gioco.

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