La stampa che alimenta il razzismo e il rapitore di bambini che non lo era

Posted on 7 ottobre 2016

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Era stato accusato di aver tentato di rapire una bambina, ma non era vero niente, tanto che persino Libero, con la penna di Filippo Facci, si scusò per aver soffiato sul fuoco di una notizia assolutamente falsa: «la storia dell’indiano che rapisce la bambina va completamente azzerata: le polemiche e gli articoli che sono stati scritti – compreso uno su Libero, a cura dello scrivente – erano basati su informazioni insufficienti per quanto fossero le uniche disponibili

Purtroppo lo sfortunato indiano, che ora è stato liberato da ogni accusa dai giudici di Ragusa, farà persino fatica a sapere di essere stato scagionato, visto che di fronte all’insorgere dell’indignazione alimentata dai media che soffiano sul razzismo, il ministro Alfano ne dispose la sua deportazione con urgenza. E non è bastato, perché oggi sul QN e su altri giornali che all’epoca alimentarono l’indignazione dei razzisti, oggi girano pezzi del genere:

indiano

Una mirabile opera d’ingegno attraverso la quale il lettore ignaro non è informato dell’appurata innocenza dell’accusato, ma nella quale si giunge addirittura a sostenere che il rimpatrio (o la fuga) del reo estingue il reato o impedisce il giudizio. Diritto-fantasy, come può comprendere chiunque dopo un attimo di riflessione. Non è così e l’assoluzione di Ram Lubhay scaturisce invece dalla conclusione delle indagini, che hanno confermato come il povero indiano non abbia commesso alcun reato.

Un innocente calunniato, quindi, ce poi è stato espulso a furor di popolo e che ora continua ad essere calunniato dalla stampa che d’abitudine  fomenta il razzismo. Non c’è solo il QN ad aver dimenticato l’assoluzione dell’indiano da ogni accusa da parte dei giudici, diverse testate riportano infatti la motivazione del «non luogo a procedere» senza fare parola del fatto che le accuse si sono rivelate una calunnia isterica, a esser buoni, e che l’uomo è risultato assolutamente innocente. Così non è difficile trovare nei commenti a questi pezzi la solita folla d’incivili che se la prende con la giustizia italiana, colpevole di non aver punito un innocente come merita, perché era un immigrato e questo è un delitto gravissimo agli occhi della torma razzista. Immigrato peraltro in regola, perché come riferisce Facci: « Non è neanche vero che sull’indiano pendesse un decreto di espulsione: c’era stato, ma era stato sanato da un permesso di soggiorno.»

La giustizia non ha «salvato» il poveretto una o due volte, ha semplicemente accertato la sua innocenza e lo ha –prosciolto– da ogni accusa a suo carico relativa al presunto tentato rapimento. Gli unici colpevoli nel caso sembrano gli autori della calunnia, chiaramente devastati dal pregiudizio xenofobo, ma più di loro i media che ancora oggi, dopo aver scritto peste e corna del poveretto, gli negano il riconoscimento dell’innocenza e continuano a usare il suo caso per eccitare i razzisti.

Il povero Lubhay ormai è stato rispedito in India e qui da noi molti giornali continuano a nascondere la sua innocenza agli occhi dei lettori, accusando per di più la giustizia di essere particolarmente tenera e inefficace nel punire gli immigrati, accusa che il QN veicola fin dal titolo che dice che «l’indiano». è stato «salvato» due volte dalla giustizia italiana, che per non salvarlo, e accontentare i barbari, avrebbe invece dovuto carcerarlo e condannarlo anche se innocente. Questa è la realtà dei media nel nostro paese, non deve stupire quindi se gli italiani sono convinti che gli immigrati siano molti di più di quelli che sono in realtà o che delinquano più degli italiano. C’è chi da anni si è incaricato di far loro credere queste balle raccontando giorno per giorno una realtà che non esiste, le famose «notizie false e tendenziose» di rapimenti di bambini che non sono mai accaduti  e di «crimini degli immigrati» che in realtà impallidiscono a fronte di quelli commessi dagli italiani. La macchina del fango lavora da sempre a pieno ritmo e gli immigrati sono uno dei suoi bersagli preferiti, anche perché sono del tutto indifesi ed è facile dire di tutto del signor Ram Lubhay o di altri immigrati senza temere di esserne chiamati a risponderne.

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