La bufala degli Ayatollah contro la Nutella

Posted on 20 agosto 2016

2


Titola Repubblica:”Stop ai Nutella bar”: gli ayatollah iraniani scomunicano la crema di nocciole piemontese”
Poi invece il pezzo dice altro:

“Diversi Nutella bar si sono purtroppo recentemente diffusi negli ultimi tempi a Teheran” ha scritto il presidente dell’accademia in una lettera alla polizia. E ha proposto l’utilizzo di una formula che suona “Nane dagh chocolate dagh”, cioè “pane speciale con cioccolato”. Si tratta di un brand evidentemente assai meno attraente ed è improbabile che i gestori si adeguino. Un locale ha posto rimedio, per esempio, anagrammando il nome “nutella bar” in “nubella art”.

Sembra una lotta improba quella dell’accademia persiana nel tentativo di evitare contaminazioni, in particolare dall’inglese. Se “balgard” (“ala rotante”) per “elicottero” sta avendo un qualche successo, praticamente nessuno usa “durnegar” (“scrittura da lontano”) invece di fax, e rayaneh (“macchina organizzatrice”) per computer. Sebbene le riviste non possano contenere parole straniere, tuttavia le insegne commerciali ormai grondano di parole estere.

nut

Nessuna scomunica della Nutella, niente Ayatollah, la religione non c’entra assolutamente nulla, tanto che il persiano non è neppure la lingua del Corano. È solo l’Accademia della lingua e della letteratura di Teheran impegnata nella sua lotta per la conservazione della purezza della lingua persiana. Come in Francia, dove i computer li chiamano ordinateur e dove fanno il possibile per evitare d’usare parole straniere, in particolare quelle inglesi. La «scomunica» riguarda la dicitura «Nutella bar» e non riguarda assolutamente la crema di nocciole, che continua a essere venduta e commercializzata in Iran con il marchio Nutella. Niente di diverso dalla lotta promossa da anni dall’Academie Française che, come in Iran, nella battaglia può contare sul sostegno delle autorità e della legge. La legge Toubon infatti «rende obbligatorio l’uso della lingua francese nelle pubblicazioni governative, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, nei contratti e nelle contrattazioni commerciali, nelle scuole finanziate dallo stato e in altre situazioni».

Un caso di clickbaiting più che una bufala vera e propria, anche perché in chiusura dell’articolo arriva la smentita del titolo:

Comunque, nel caso dei “Nutella bar”, più che l’innocente crema di nocciole e cacao inventata in Piemonte, è probabilmente la parola “bar” ad aver fatto girare la testa agli accademici: evoca troppo locali in cui si servono alcolici.

Stesso approccio e stesse parole (persino la stessa foto) ha scelto La Stampa, che appartiene allo stesso gruppo editoriale. Inutile dire che a causa del ben noto meccanismo per il quale molti leggono solo i titoli, la «notizia» della «scomunica della Nutella» da parte degli ayatollah iraniani ha registrato un discreto successo sui social network, finendo su moltissimi profili, non solo quelli abituati a rimbalzare qualsiasi notizia, vera o falsa che sia, che possa mettere in cattiva luce i musulmani.

 

Advertisements