Perché il parlamento perseguita ancora i consumatori di cannabis?

Posted on 25 luglio 2016

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Oggi il parlamento discute una proposta di legge che allenta il regime proibizionista riguardo alle droghe, in particolare per quel che riguarda la cannabis, il consumo della quale dovrebbe essere depenalizzato, a certe condizioni. Una legge assolutamente sgradevole dal punto di vista dei consumatori, anche se un notevole passo in avanti rispetto alla normativa odierna, non per niente intitolata a Fini e Giovanardi, due campioni del proibizionismo più ottuso che c’è.

Quello che non cambierà però è lo stigma morale associato alla cannabis, insieme aòla pretesa di punire chi ne faccia commercio, perché per la solita ipocrisia italiana la cannabis si potrà consumare, ma sarà difficile da comprare. Il consumatore potrà infatti coltivarsela da sé o scegliere d’associarsi a un «club» al quale devolvere la quota di piante che può coltivare, ricevendone in cambio il prodotto. Un delirio, non c’è alcuna merce per procurarsi la quale sia necessaria una procedura tanto arzigogolata, nessuno ha mai pensato niente del genere nemmeno per l’alcol, prima o dopo il proibizionismo.

Questo dipende dal fatto che in parlamento ci sono un sacco di deputati che nascondono la loro presa di posizione, assolutamente ideologica, con argomentazioni false e irrazionali, Non c’è un solo motivo al mondo per il quale la cannabis debba sottostare a un regime più severo di quello in vigore per sostanze come l’alcol o il tabacco, che a differenza della cannabis uccidono e uccidono ogni anno decine di migliaia d’italiani e che, diversamente dalla cannabis, provocano nei consumatori dipendenze -fisiche- difficilissime da combattere.

Eppure questi parlamentari che si dicono preoccupati per la famiglia difendono un regime, o ne propongono uno meno severo, nel quale a un pater familias può capitare di finire in galera semplicemente perché ha comprato o detiene cannabis. Perché vietandone la libera vendita, il possesso e l’acquisto oltre certe quantità resteranno penalizzanti e perché ad esempio comprarla per uno o più amici, rigorosamente da «criminali» che non la possono vendere, potrebbe esporre addirittura all’accusa di spaccio. Le cronache sono piene di storie di famiglie rovinate da eventi del genere. Padri e madre di famiglia trovati in possesso di pochi grammi di cannabis che sono stati costretti a un tortuoso cammino giudiziario e a dimostrare poi di non assumere più la sostanza per poter avere la patente o semplicemente godere di uno sconto di pena. Avvocati, polizia, tribunali, esami, spese enormi sia per il cittadino colpito che per il sistema e tutto per cosa? Per punire il consumo di una sostanza molto meno pericolosa e dannosa di alcol e tabacco.

Quello che i parlamentari non dicono è che questa legge non ha nulla a che fare con la protezione dei giovani, ma ha moltissimo a che fare con la criminalizzazione di una buona parte della popolazione. Giovanardi può andare in parlamento sbronzo e nessuno dice niente, Pinco Pallino invece non può comprare qualche grammo di cannabis senza rischiare guai grossi. Oggi molto grossi e una volta passata la legge, se passerà, un po’ meno grossi, ma sempre seccature enormi, accompagnate allo stigma del «drogato» diffuso a profusione dai sostenitori della criminalizzazione del consumo e certificato da un sistema che richiederà comunque fatiche superiori persino a quelle necessarie a venire in possesso di un’arma.

Quello che i parlamentari devono spiegare è perché un consumatore adulto e consapevole di cannabis non possa acquistarla come acquista le sigarette o il vino, perché la sua vendita debba restare monopolio di reti criminali, perché vogliono mandare in galera chi consuma la cannabis. Perché vogliono punire chi non è un criminale, anche se l’unico suo interesse sarebbe quello di poter acquistare il prodotto desiderato in farmacia o in tabaccheria senza inutili complicazioni, come l’iscriversi a un «club» o chiedere un’autorizzazione (!!!) per coltivare le 3-5-7 piante che sarà permesso coltivare. Il tutto autodenunciandosi come consumatore alle autorità, perché tutte queste proposte prevedono che il consumatore si «registri» in qualche modo come consumatore presso l’autorità pubblica. Come se uno dovesse finire in un elenco nazionale perché compra alcolici o tabacco, una cosa del tutto priva di senso, se non quello di proporre una burocrazia barocca e inutile ad argine di possibili abusi. E anche così ci sarà chi coltiva 3 piante in più alla volta e finisce bollato come spacciatore, magari gli elenchi serviranno alle autorità per controllare casa per casa la tenuta delle «piantagioni», nessuno può dire dove potrebbe arrivare la fantasia di politici e magistrati una volta che quegli elenchi siano disponibili, fatto sta che in caso passi questa idea, il non chiedere l’autorizzazione farà incorrere in nuove penalità.

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Senatore PD at work contro la legge

L’Italia mantiene un impressionante impianto repressivo per dare la caccia a chi consuma cannabis e a coloro i quali lavorano per rifornirli e non sembra che la nuova proposta di legge possa alleggerire più di tanto quest’onere, visto che continueranno a esserci gli spacciatori di cannabis in giro e che continueranno ad essere considerati criminali. Una repressione che non trova ragione nelle qualità della sostanza, né nelle conseguenze sanitarie del suo consumo. Una repressione di stampo assolutamente -ideologico- che permane nonostante l’apparato ideologico a sostegno del proibizionismo e della war on drugs sia stato giudicato, unanimemente, un fallimento sotto ogni punto di vista. E di conseguenza dismesso proprio nel paese che ne era stato l’araldo, fino ad arrivare a imporre questa ideologica malsana su tutto il pianeta. Gli Stati Uniti oggi liberalizzano, noi siamo ancora qui con i parlamentari che s’inventano arzigogoli burocratici e pescano tra i cavilli per evitare d’allentare la morsa repressiva. Diversi paesi sono ormai sulla strada della liberalizzazione e noi siamo ancora qui a discutere di quante piante potranno coltivare i consumatori a casa loro, come se si offrisse ai consumatori di pomodori la possibilità di farseli nell’orto o niente.

Non discutiamo invece, e non abbiamo mai discusso, dell’enorme afflizione che leggi del genere riversano sul corpo sociale, di come spingano gli italiani sin da giovani a trattare con gli  spacciatori, di come specchiati padri di famiglia siano e possano finire in carcere o peggio. Com’è accaduto al povero Aldo Bianzino, martire degli autoproduttori di cannabis. martire come sono martiri quanti si sono suicidati in cella per la vergogna, dopo arresti provocati dal possesso di pochi grammi. Di questo i parlamentari discutono pochissimo, non amano parlarne perché si parla di sangue che sporca le mani dei proibizionisi. Nessuno spiega o sa spiegare perché vogliano mandare in galera o punire le persone che consumano cannabis, quale sia la vera ratio che attribuiscono a leggi tanto afflittive, posto che la storia, la cronaca e montagne di dati si sono incaricati di smentire le favole con le quali per anni questa sostanza è stata demonizzata.

Non lo spiegano perché non possono ammettere che l’unico fondamento per chi s’oppone alla liberalizzazione è di natura ideologica. È l’ideologia proibizionista che arma la mano di chi, ideologicamente, ha assunto «le droghe» come un flagello da combattere con ogni mezzo, anche quelli indegni, anche a costo di rovinare la vita di migliaia di persone e delle loro famiglie. È l’ideologia di destra, paternalista, clericale, ipocrita e falsa che perseguita da decenni i consumatori di cannabis e che ne ha spinti migliaia in galera o in guai notevolissimi. E se si chiede a un parlamentare ostile alla nuova legge perché vuole che i consumatori di cannabis vadano in galera, questi resterà senza parole. Loro vogliono difendere i giovani, risparmiare sui costi sanitari, dicono persino che non farebbe tanta differenza per la mafia, se invece di rifornirci dallo spacciatore comprassimo in tabaccheria, ma intanto non sanno dire perché ogni anno mandano in galera o nei guai migliaia d’italiani, molti dei quali per niente Perché ad animarli c’è solo un’ideologia marcia che si è già rivelata ampiamente fallimentare, per questo non possono fare altro che continua a nascondere dietro ai soliti falsi pretesti, evitando accuratamente l’argomento.

Ed è per la necessità d’accontentare questa zavorra della civiltà che siede in parlamento, che non c’è speranza che la «riforma» della legge, se mai passerà, offra qualcosa di più dell’ennesimo compromesso ipocrita, a margine del quale i consumatori innocenti continueranno ad avere noie, fastidi e notevoli penalità, per colpa di qualche fanatico del proibizionismo più ignorante che esista al mondo. E continuerà così per anni, probabilmente fino a che gli americani non ci romperanno le scatole per venderci la loro marijuana o non cominceranno a trattare i proibizionisti come rottami del passato. Sperare in uno sprazzo d’autonomia o in una fuga in avanti rientra nella categoria delle pie illusioni, di chi non ha ancora capito quanto sia provincia il nostro paese e quanto al traino sia la nostra politica e i nostri politici.

 

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