La bufala dell’abolizione del reato di pedofilia in Turchia

Posted on 21 luglio 2016

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Molte testate hanno riproposto una vecchia bufala girata anche in passato, allora appoggiata su una presunta fatwa (che in Turchia conta niente) e oggi su una decisione della Corte Costituzionale di alcuni giorni fa. La decisione è antecedente al golpe, ma nei molti articoli che hanno diffuso la bufala se ne parla come se fosse una decisione presa dal governo dopo il golpe.  Lineapress ad esempio ha scritto che «Dopo il golpe fallito, la Turchia torna nel passato, nella preistoria se guardiamo le tendenze europee», che è un falso da diversi punti di vista.

Prima di tutto bisogna dire che la Corte Costituzionale non ha abrogato alcun reato, tantomeno quello che colpisce i pedofili. L’intervento della Corte ha riguardato solo un comma che negava la possibilità di sesso consensuale per chi abbia tra i 12 e i 15 anni. Da qui il timore di diverse associazioni che la novità possa depotenziare l’articolo che punisce la pedofilia. La Corte ha cassato il comma perché la presunzione per legge così com’è trasforma in stupro anche il sesso consenziente tra coetanei, non certo per favorire pedofili o altri vecchi bavosi, ma per ora non si è creato nessun vuoto normativo, la decisione avrà infatti effetto da fine anno e nel mentre governo o parlamento potranno provvedere a chiudere il «buco» che altrimenti si creerebbe. Una dinamica normalissima e uguale a quella osservabile in moltissimi altri paesi, non è stato abolito nulla, la Corte ha cassato un comma di una legge e ora governo e parlamento sono chiamati a rimediare le conseguenze della cancellazione riformulando l’articolato e non c’è da dubitare che lo faranno, perché la legge che colpisce la pedofilia e il comma cassato li aveva voluti e votati l’AKP di Erdogan, che della lotta a pedofilia e pedofili ha fatto uno dei suoi cavalli di battagliai, seguendo la traccia di molti partiti europei.

La legge italiana, che pone l’età del consenso a 14 anni, l’ha risolta così:

 In Italia l’età del consenso è fissata a 14 anni[2], ma può salire o scendere a seconda dei casi. Infatti sale a 16 anni se uno dei due partner ha qualche forma di autorità o convivenza sul/la partner più giovane, ad esempio nel caso di insegnanti, catechisti, educatori, fratelli e/o sorelle maggiori, assistenti sociali, medici curanti e pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni. L’età sale a 18 anni (seppur con pene previste minori rispetto agli altri casi) se il fatto è compiuto dal genitore (anche adottivo), da un parente o dal tutore, o da una persona che convive con questi, nei confronti di un minore che ha comunque compiuto 16 anni ed avviene abusando dei poteri connessi alla propria posizione; scende, invece, a 13 anni se i due partner sono entrambi minorenni, a condizione che vi sia una differenza d’età non superiore a 3 anni… L’età minore degli anni 10 costituisce un’aggravante. Qualsiasi atto sessuale compiutosi con una persona di minore età rispetto a quella prevista (a seconda dei casi riportati sopra) è considerata reato anche se il minore è consenziente.

 

La questione delle «spose bambine» citata a margine, c’entra perché si teme che tali matrimoni, già vietati, sfuggano alla punizione un tempo predisposta automaticamente dal reato di pedofilia a prescindere dal consenso, ma non vuol dire che in Turchia sia legale sposarsi da bambini. Come in Italia ci si può sposare a 16 anni con il consenso del tribunale e a 18 liberamente, in più in Turchia si può fare a 17 con il consenso dei genitori e senza tribunali.

La pratica, vietata, riguarda le aree rurali e meno sviluppate ed è un retaggio tradizionale più che «islamico», tanto che è stato proprio il partito islamico di Erdogan a innalzare, nel 2002, l’età del consenso fino a quella attuale, non i militari «laici» delle dittature precedenti. Le «spose bambine sono quindi quelle di 16 e 17 anni, i casi necessariamente informali che riguardano (in genere) bambine d’età inferiore, sono molti meno e sono e restano vietati dalla legge. Come in Italia.

 

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Riassumendo: in Turchia non è cambiato niente per i pedofili e le loro vittime, in Turchia è vietato sposare i bambini e le bambine come da noi, in Turchia l’età del consenso per i rapporti sessuali è più o meno come in Italia.  Gli articoli che scrivono diversamente, magari presentando anche le immagini di bambine che fanno la comunione e spacciandole per «spose bambine», sono prodotti sciatti quando non dolosi tarocchi prodotti dalla macchina del razzismo anti-islamico, italiano. Italiano perché questa «notizia» non è uscita in nessun altro paese europeo, nessuno ci ha marciato, nessuno si è «sbagliato» come da noi. Questo perché ad articoli del genere può credere solo chi abbia una conoscenza molto sommaria della Turchia o chi coltivi un interesse politico a indicarla come parte della famigerata «minaccia islamica» (musulmani = pedofili è calunnia che va tantissimo) o a gettare quanto più possibile lo stigma sul governo Erdogan.  Erdogan e il suo governo non c’entrano nulla con la decisione e così non c’entra il golpe, che è arrivato dopo la sentenza, ma non c’entrano nemmeno l’Islam e i musulmani

Aggiornamento: Ampiamente fuori tempo massimo, anche il Fatto Quotidiano ha voluto regalare la stessa bufala ai suoi lettori, nel quale si racconta di amnistie e depenalizzazioni a favore degli orchi, che non ci sono mai state. Inesattezze delle quali l’autrice del pezzo non ha voluto rispondere.

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