Arrestati due terroristi d’estrema destra a Fermo. Per i carabinieri sono «anarchici»

Posted on 20 luglio 2016

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È quasi imbarazzante commentare la notizia dell’arresto di due persone definite da Repubblica «ultrà anarchici» in un pezzo confuso che mescola l’incredulità alla versione ufficiale data dalle autorità. Si dice infatti che «L’eversione, al momento, sembra l’unico movente» intendendo con il termine l’eversione anarchica, anche se il pezzo riferisce di come i due arrestati facessero riferimento allo stesso gruppo di «ultrà» d’estrema destra al quale appartiene Amedeo Mancini, l’estremista di destra che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e che abitualmente andava in giro per la città insultando le persone di colore o tirando loro noccioline. Per sua stessa ammissione.

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I due «anarchici» fermani, Martino Paniconi, di 44 anni e Marco Bordoni di 30 anni

Circostanza che fa scrivere: «Non è un caso che i due eventi, così diversi tra di loro, siano però nati nello stesso ambiente, quello del tifo organizzato e dell’eversione.» I due arrestati infatti mettevano bombe contro le chiese e i centri d’accoglienza per gli immigrati e la matrice di questo tipo di terrorismo pare evidente a tutti in città e fuori. I carabinieri però non sono della stessa idea e hanno concluso che i due estremisti di destra siano in realtà «anarchici», due persone per le quali il movente non sarebbe il razzismo, ma «l’attacco all’ordine costituito». Proprio la fede nell’anarchia, nemmeno «la loro assoluta dissennatezza», come ha detto poi il procuratore in televisione, sconfessando la pista «anarchica» insieme a quella xenofoba radicata nell’estrema destra. Dichiarazione che non ha impedito a Rainews, che ha mandato in onda l’intervista, di definire comunque i due arrestati come «ultrà anarchici» nei titoli. Come si sia giunti a identificare per anarchici i due estremisti di destra è spiegato nell’ultimo paragrafo del pezzo, che merita una lettura integrale. Eecco il capolavoro:

E non è un caso che Emmanuel Chidi Namdi fosse ospite della comunità di don Vinicio, la stessa a cui erano in qualche maniera collegate le chiese oggetto degli attentati. Gli arrestati hanno entrambi 36 anni e vivono di lavori saltuari. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbero in qualche modo legati ad Amedeo Mancini, in carcere per l’omicidio del profugo nigeriano. Uno dei due sarebbe una sorta di ideologo, convertito dai valori ultrà di destra a quelli anarchici. In casa dell’uomo i carabinieri hanno trovato e sequestrato alcuni libri che testimonierebbero questo passaggio e gli orientamenti ideologici dell’indagato. In questo contesto avrebbe maturato la decisione di colpire l’ordine costituito, scegliendo in particolare le chiese. Sarebbe stato lui a dare incarico all’altro fermato di confezionare gli ordigni che avrebbero poi materialmente posizionato insieme nei luoghi da colpire.

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Le tipiche attività in rete di un «ideologo anarchico»

 

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«In questo contesto avrebbe maturato la decisione di colpire l’ordine costituito, scegliendo in particolare le chiese»

 

L’altro «anarchico» è un altro estremista di destra che ha seguito le indicazioni dell’amico «anarchico» non si sa perché. Un estremista di destra capace di costruire ordigni pericolosi e disposto a farlo più volte. La «pista anarchica», tradizionale risorsa italiana, in questo caso può essere evocata solo con estremo sprezzo del ridicolo e infatti il procuratore ha evitato di proporre questa interpretazione a favor di telecamere. E se mai fosse vera sarebbe davvero notevole, gli anarchici che mettono bombe contro le chiese, quasi come l’ISIS, una notiziona. Resta che giornali e telegiornali stanno facendo i titoli con gli «anarchici» mentre a Fermo operava una cellula terrorista d’estrema destra, praticamente alla luce del sole e nell’indifferenza delle istituzioni. Che ora hanno evidentemente tutto l’interesse a negare che nella piccola città marchigiana si sia lasciata mano libera a estremisti tanto pericolosi.

 

 

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