Rambo in Dallas

Posted on 9 luglio 2016

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Quella di Micah Johnson è una storia tipicamente americana, quella del veterano deluso e frustrato che entra in conflitto con la brutalità della polizia americana. Una storia celebrata in romanzi e pellicole, la più famosa delle quali è forse quella di Rambo, che con la storia di Johnson condivide buona parte della sceneggiatura.
A innescare l’azione di Johnson è stata la visione di due brutali esecuzioni poliziesche ai danni di due cittadini neri del tutto innocenti, intenti nelle loro quotidianità e per nulla criminali. Due cittadini inermi freddati a favore di telecamere da poliziotti bianchi che sapevano di poter contare sulla speciale impunità accordata loro da regole d’ingaggio che li autorizzano ad aprire il fuoco appena si sentano in pericolo. Una sensazione difficilmente sindacabile in giudizio, che diventa lo scudo di una pratica che realtà che accumula giorno dopo giorno le immagini di esecuzioni simili, nelle quali americani di colore disarmati e inoffensivi finiscono crivellati di colpi da poliziotti che sono quasi sempre bianchi.

 

Micah Johnson seen here in army fatigues


Johnson si è detto sconvolto dalle immagini e di aver deciso di cercare vendetta uccidendo dei poliziotti bianchi. Nessuna affiliazione politica, niente discorsi che volino più alto, la vendetta presa individualmente nelle proprie mani dal veterano che decide di regolare i conti con i cattivi e fare giustizia andando per le spicce e fidando sull’addestramento ricevuto. Un veterano senza precedenti criminali, legami a gang o gruppi politici, che come tanti cittadini americani in casa custodiva un arsenale. Quante volte abbiamo visto questa storia in film e telefilm?
Così Johnson, che ha trascorso nei militari ben sei dei suoi 25 anni, ha attaccato i poliziotti bianchi che accompagnavano una delle tante manifestazioni di protesta per quelle due esecuzioni di neri, finendo la sua azione bloccato in un garage e poi ucciso da un robot. Un’altra esecuzione stragiudiziale, nessuno ha spiegato perché non fosse possibile stanarlo diversamente, magari con più tempo, ma in America ci faranno caso in pochi e semmai si discute di quanto sia innovativo e smart portare una bomba con un robot vicino al cattivo, invece di tirargliela. La polizia di Dallas non ne esce bene, anche se vittima, e ancora peggio ne escono gli esperti che avevano parlato dell’attacco di un gruppo, di operazione pianificata da tempo, di cecchini sui tetti e altre amenità, paventando la «guerra civile» alle porte. Ma Johnson era solo e la guerra civile negli Stati Uniti è altrove, nelle città e nelle strade d’America dove essere nero può rivelarsi condizione necessaria e sufficiente per essere crivellati di colpi dalla polizia o discriminati dal resto della popolazione. È la guerra dei bianchi razzisti contro gli inferiori, una guerra che miete vittime soprattutto tra i neri perché le loro vite valgono di meno, anche se negli Stati Uniti oggi c’è un presidente nero.

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