Il buffo Gramellini d’Arabia e le hostess Alitalia

Posted on 9 giugno 2016

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»Oggi il buon Gramellini lancia l’allarme per le nuove divise delle hostess Alitalia che, a suo dire, oltre a una scelta cromatica sgradevole avrebbero un grosso difetto:

«Le ha disegnate un milanese, ma il committente è musulmano e si vede. Dalla punta dei capelli a quella dei piedi, sarebbe vano cercare un centimetro di pelle scoperta».

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Forse impressionato dai guanti, ma più probabilmente dal pregiudizio, Gramellini  cerca così di suggerire ai propri lettori che la gonna al ginocchio sarebbe un’imposizione tipicamente islamica e che la bustina in testa equivalga a uno chador. Una vera e propria offesa alla «nostra cultura» e alle «nostre donne», par di capire. Colpa di una:

«… cultura che, quantomeno in materia di donne, si trova nelle condizioni più di prendere esempi che di imporne».

Almeno così assicura Gramellini, che in fatto d’abbigliamento femminile si dimostra non meno confuso delle sue immaginarie controparti musulmane. La nuova divisa delle hostess, colori a parte, infatti non ha nulla di diverso da quelle di sempre. Non c’è nessun ritorno all’antico e ancora meno c’è traccia di una moderazione «musulmana» imposta al loro abbigliamento. Anzi, per rendere bene l’idea di quanto siano ridicole e assurde le affermazioni di Gramellini, basta riandare con la mente alla polemica che qualche anno fa ha visto per protagoniste le hostess di Meridiana, che si ribellarono all’adozione di divise del tutto simili, perché troppo «succinte».

 Niente divise che vengono «direttamente da un incubo della Fallaci o da un romanzo di Houellebecq sull’Europa Saudita» quindi, solo una sparata razzista e ignorante da parte di un mestierante del giornalismo a corto d’idee.

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Aggiornamento: il pezzo di Gramellini ha raccolto una valanga di critiche, ma anche episodi d’emulazione, come il pezzo di Federica Bianchi sull’Espresso, che è quasi interamente sovrapponibile all’originale. Anche lei come Gramellini sembra ignorare che la divisa esiste in due versioni e quindi l’esistenza di quella che, con colori invertiti e peccaminose calze rosse, con la sua esistenza riduce a pattume anche tutte le considerazioni sulla scelta dei colori.

 

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