L’accoltellatore «islamico» e il giornalismo 2.0

Posted on 11 maggio 2016

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Ieri nella città tedesca di Grafing un tedesco di 27 anni ha accoltellato diverse persone, finendo per ucciderne una. Secondo le autorità tedesche si tratta di un caso psichiatrico senza alcuna valenza politica, essendo l’uomo seguito dai servizi sociali in quanto noto squilibrato e dedito alle sostanze psicotrope.

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Nelle more delle indagini, che non hanno richiesto molto tempo una volta identificato l’autore, si è scatenata la fantasia del cosiddetto «giornalismo 2.0» con esiti pessimi. Sorvolando su operazioni platealmente dolose come quelle delle testate che si occupano di amplificare la minaccia terrorista a beneficio di xenofobi e razzisti, molti sono incorsi in un plateale errore indicando l’arrestato in un uomo di nome Rafik Youssef.

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L’uomo però è morto l’anno scorso, ucciso dalla polizia alla stazione di Berlino dopo aver accoltellato un poliziotto, un’azione senza relazione con il terrorismo, secondo le autorità tedesche. Evidentemente una veloce ricerca in rete ha restituito la sua storia e qualcuno non s’è accorto delle date e neppure di com’è andata a finire. Poco interesse anche per come è andata a finire a Grafing, dove le autorità hanno velocemente indicato il responsabile in un malato di mente di origini assolutamente teutoniche, tanto che non ne hanno diffuso le generalità e che i media tedeschi hanno pubblicato una sua foto censurata.

Il record da noi l’ha stabilito Unità.tv, che ha presentato l’attacco come la possibile «terza aggressione di ispirazione jihadista in Germania dallo scorso settembre», indicandone prima due che non lo erano e per terza quella che avrebbe avuto per autore l’uomo ucciso lo scorso settembre , nella stessa occasione ricordata poche righe prima. A coronare l’impresa c’è poi l’assenza di qualsiasi rettifica o correzione successiva, ancora più imbarazzante considerando che in questo caso persino Imola Oggi, testata simile, ma ideologicamente sul fronte avverso e smaccatamente xenofoba, ha sentito il bisogno di correggere l’errore in corsa. Giornalismo 2.0, what else?

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