Il Referendum del 17 aprile in poche parole

Posted on 15 aprile 2016

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Con il voto del 17 aprile, la scelta è tra il lasciare gli impianti d’estrazione esistenti entro le 12 miglia dalle coste italiane fino a che le compagnie non si degneranno di toglierli o di chiudere tutto quando scadono le concessioni, che hanno termini variabili fino al 2034, nel caso vinca il sì. Nessuna chiusura brutale in nessun caso, nessun buco nelle forniture, anche perché da quegli impianti esce una percentuale modestissima del gas (circa 3%) e del petrolio (circa l’1%) che consumiamo. Se vince il no invece le compagnie vedranno quindi confermate le loro concessioni nella forma di un raro privilegio a tempo indeterminato, dato che saranno loro a decidere quando i giacimenti non rendono più abbastanza e quando demolire gli impianti inattivi.

Che quegli impianti siano pericolosi per “ambiente ed ecosistema” lo stabilisce la stessa legge che vieta di dare altre concessioni per costruirne di nuovi, ma nelle concessioni esistenti sarà come se la legge non esistesse e si potrà continuare a far tutto come prima, trivellazioni comprese.

Il referendum sana questa evidente e non casuale illogicità, un regalo ai petrolieri, che rinnova sine die le concessioni per gli impianti pericolosi, permettendo così agli stessi di differire a tempo indeterminato le spese per togliere la loro roba e rimettere tutto a posto come si deve. Regalo che permette inoltre alle compagnie di estrarre più lentamente in modo da rimanere sotto franchigia e non pagare royalty allo stato italiano, come già fanno ora quando gli è possibile. Da quegli impianti infatti lo stato ricava una miseria e non solo perché chiede royalty stranamente modeste.

galli

È del tutto evidente che il referendum metta a confronto l’interesse degli italiani (e dell’ambiente) con quello di poche selezionate compagnie. Altrettanto evidente è che i sostenitori del no siano a corto d’argomenti, tanto che ai siti di propaganda messi in piedi dai soliti noti adesso si sono aggiunte diverse personalità disposte ad immolarsi sulla pira del ridicolo a difesa di quegli interessi. Esemplare il caso di Giampaolo Galli, che si presenta come «Bocconi, Mit, economista Banca d’Italia, dg Confindustria, Luiss. Deputato PD» e che oggi dall’alto della sua preparazione riesce a partorire solo un orrore privo di qualsiasi senso nel tentativo di dissimulare l’assoluta mancanza di ragioni spendibili a favore del no.

 

 

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