Dalla giungla di Calais a Dover a nuoto, l’incredibile storia di due siriani che non ce l’hanno fatta

Posted on 12 aprile 2016

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All’inizio del 2015 la polizia norvegese trova a riva i resti di un uomo conservati all’interno di una muta da sub. Nell’ottobre precedente in Olanda c’era già stato un ritrovamento simile, ma solo alcuni mesi dopo lo scambio d’informazioni tra le polizie europee permetterà di collegare i due ritrovamenti. I due uomini indossavano un’identica muta da sub, un modello economico venduto da Decathlon. Un dettaglio che ha permesso ad Anders Fjellberg, del quotidiano norvegese Dagbladet, di portare a termine un’indagine che ha coinvolto le polizie di quattro paesi e ha permesso di dare un nome a quei resti umani e una risposta a due famiglie che avevano visto sparire nel nulla i loro cari, senza avere idea di cosa fosse loro successo.

shadi

Mouaz Al Balkhi e Shadi Kataf erano due giovani siriani che sono partiti dalla «giungla» di Calais nel tentativo d’arrivare in Gran Bretagna a nuoto o, nel caso migliore, salendo su qualche naviglio al largo. Arrivati attraverso la Libia e l’Italia in momenti diversi, si erano trovati a Calais e lì avevano trascorso mesi nella speranza di poter raggiungere la Gran Bretagna, dove li aspettavano parenti e amici. Poi hanno avuto l’idea sbagliata. Equipaggiati con materiali inadatti per affrontare le fredde acque della Manica, non ce l’hanno fatta.

L’indagine e la loro storia sono state riassunte da Fjellberg in un lungo e interessante articolo, ora disponibile anche in inglese, che segue il filo delle indagini, le storie dei due protagonisti e delle loro famiglie. Un articolo che racconta d’impensabili tentativi di raggiungere la Gran Bretagna, ma che soprattutto spiega bene quanto forte siano le necessità e la forza di volontà che spingono i profughi in fuga dalla guerra, a battersi per raggiungere un luogo e una vita migliore. Niente che possa essere fermato da muri e barriere.

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