I «finti ambientalisti» di Matteo Renzi

Posted on 30 marzo 2016

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Singolare presa di posizione di Matteo Renzi che, in visita negli Stati Uniti, si è scagliato contro i «finti ambientalisti», che sarebbero quelli che sostengono il referendum contro la permanenza degli impianti d’estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia dalla costa.

Non si sa se sia coda di paglia o l’ennesimo errore dei suoi spin doctor, ma a guardar bene pare proprio che i «finti ambientalisti» stiano dalla parte dei contrari al referendum, allineati alla posizione portata avanti da Renzi. Esemplare in questo senso è il «chi  siamo» del sito degli Ottimisti e Razionali, un curioso rassemblement che si propone come punta di diamante contro il referendum e che pubblica propaganda malfatta usando toni degni di miglior causa.

Un elenco che lascia pochi dubbi su quanto falsamente preoccupati dell’ambiente siano i promotori. Si comincia con Gianfranco Borghini, già funzionario del PCI e poi dedicatosi al sostegno al nucleare. Poi c’è Alessandro Beulcke di Nimby Forum, gruppo dedicato a combattere i movimenti che s’oppongono alle opere pubbliche invasive o pericolose, che fa il paio con Roberto Santoro di Yimby Italy, che si dice a favore delle stesse opere  anche nel giardino di casa, per il bene di tutti. Stessa impostazione per Patrizia Feletig di «Contro l’Italia dei NO», che è per il sì sempre e comunque. Oltre a Borghini ci sono altri campioni del nucleare, quelli che ai tempi del relativo referendum dicevano che il nucleare serve per fare a meno di petrolio e gas che inquinano. E che il nucleare è sicuro e pulito. Poi arrivarono Fukushima e la sconfitta al referendum e questi impuniti conclusero che era stato un tragico scherzo del destino a paventare le masse e a spingerle a bocciare le loro giuste pretese. Oggi li ritrovi a dire che il gas inquina meno del petrolio, poco importa che il referendum riguardi anche delle piattaforme petrolifere, la propaganda non si fa scrupoli. Ci sono Umberto Minopoli dell’Associazione Italiana Nucleare, il Chicco Testa Presidente d’Assoelettrica, e Davide Tabarelli di Nomisma Energia. Tutte teste pensanti che si dicono preoccupate per l’ambiente fino a che non si toccano gli interessi delle industrie che inquinano.

Poi c’è Yvette d’Ettore «impiegata»di cui non si dice che sia impiegata nel distretto offshore di Ravenna e, last but not least, ci sono gli «Amici della Terra» , singolari ambientalisti che stati espulsi anni fa dall’organizzazione internazionale di riferimento con l’accusa di essere degli infiltrati dediti al greenwashing, visto che facevano e fanno propaganda per gli inceneritori e altre amenità, come ora accade per le trivelle. Non proprio perché considerati «troppo morbidi» come la raccontò il Corriere, ma messi al bando dalla Friends of the Earth International federation perché finanziati dalle aziende energetiche e troppo inclini a farsene portavoce. Una squadra portatrice d’interessi ben individuati, che spiega bene quanto sia ipocrita la presentazione dell’iniziativa:

Siamo un gruppo di persone ottimiste, convinte che il mondo è in continua evoluzione, e che il catastrofismo non aiuta a crescere e a costruire il futuro. Il progresso avanza solo con lo sviluppo.

Siamo razionali perché vogliamo contrastare paure, allarmi ingiustificati, luoghi comuni. E difendere davvero l’ambiente con il lavoro, e grazie alla ricerca, alla scienza e alla tecnica.

Come «finti ambientalisti» questi sono decisamente senza rivali e forse Renzi avrebbe fatto meglio a risparmiarsi il lancio di un’accusa che ora i fedelissimi ripeteranno alla noia, finendo per imbarbarire ancora di più un dibattito con bugie e i modi che già conosciamo. Dibattito che fin dall’inizio i fautori del no, in crisi d’argomenti, hanno cercato d’impostare sull’aggressione e sulla diffamazione dei promotori del sì.

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