Minacciano di crocifiggere un prete, ma non interessa a nessuno

Posted on 23 marzo 2016

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Padre Tom Uzhunnalil è un sacerdote cattolico che è stato rapito in Yemen nel corso dell’azione che ha provocato la morte di 16 persone, tra le quali 4 suore della congregazione di Madre Teresa di Calcutta. Un attacco perpetrato il 4 marzo scorso.

Ora i rapitori, all’apparenza un gruppo islamista vicino o affiliato all’ISIS che si è accanito su una casa per anziani gestita dai religiosi, avrebbero minacciato di crocifiggerlo. Purtroppo per lui, padre Tom è di nazionalità indiana, il suo governo fa quello che può, ma senza un governo nel paese e per di più nella zona controllata dai sauditi, dove sguazzano qaedisti e uomini dell’ISIS, non è che possa far molto. Più attivo sembra il Vaticano, che però al momento brancola nel buio, del gruppo terrorista non si conosce l’identità e dopo l’attacco non ci sono state rivendicazioni o prese di contatto. L’impressione è che la viltà dell’attacco, condannato da tutti dentro e fuori il paese, abbia sconsigliato gli autori di esporsi con rivendicazioni e richieste. Circostanza che non deporrebbe a favore dell’ottimismo per la sorte di padre Tom. A zero è invece l’attenzione internazionale per il caso, che pure avrebbe le caratteristiche per eccitare più di un acceso sostenitore dello scontro di civiltà e più d’un buon cristiano. La guerra in Yemen è tenuta da media e politici occidentali lontano dall’attenzione delle masse e il povero padre Tom, descritto dai conoscenti come un puro dotato di grande spirito missionario e caritatevole, va incontro al suo destino nell’indifferenza di media e politici.

Fortunatamente la minaccia di crocifissione pare essere tramontata o fortemente ridimensionata con il passare delle ore, fino a ridursi a un rumor, una voce dal sen fuggita o meglio, fuggita dalle Franciscan Sisters of Siessen, dal Sudafrica, che avevano fantasticato di torture e crocifissioni innescando poi un passaparola che ha fatto diventare attuale quella fantasia, che nasceva solo dal timore. Resta ovviamente la minaccia alla sua vita e resta il totale disinteresse dell’informazione nei confronti della sua sorte. Un disinteresse inizialmente coperto dalla tragedia e dalla precedenza data alla storia delle vittime della strage e poi consolidatosi velocemente nel tempo. Lo Yemen resta un buco nero dell’informazione internazionale.

 

 

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