Le adozioni nonsense di Delrio

Posted on 29 febbraio 2016

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Intervistato da Giovanna Casadio per Repubblica, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha detto la sua sulla questione delle adozioni del cogenitore, la famosa stepchild adoption stralciata dalla legge sulle unioni civili per le pressioni dei cattolici e della destra in generale.

Delrio, che è cattolico, ha così spiegato che: «Sulla adottabilità di bimbi già nati non ho dubbi. Sulle altre tipologie è giusto che ne discuta il Parlamento», una frase del tutto priva di senso.

delrio

Il problema è che le adozioni riguardano tutte i bambini già nati e che con questa frase Delrio probabilmente si riferisce all’adozione del figlio preesistente la formazione della coppia e quasi sempre generato da una coppia eterosessuale. Caso per il quale quale «si è provato, ma si è rivelato troppo delicato», dice poco sopra. Una casistica che riguarda numeri insignificanti, perché occorre che il genitore assente sia defunto e che il sopravvissuto abbia trascorso un bel pezzo di vita fingendosi eterosessuale o abbia cambiato orientamento sessuale in seguito. Quale che sia il senso dell’affermazione di  Delrio, la risposta finisce comunque per essere priva di senso, anche se il ministro avesse in mente una norma ad hoc per questa evenienza e niente per l’adozione del cogenitore. Anche perché come dice Delrio, a rimediare al problema «si è provato, ma si è rivelato troppo delicato». Se in questo caso, nel quale non c’è neppure ombra d’utero in affitto, la decisione è troppo delicata; nel senso che l’unica maggioranza esistente è quella che agli omosessuali vuol negare l’accesso alle adozioni senza se, senza ma e senza eccezioni; figurarsi che velocità potrà mai raggiungere il treno delle adozioni sul «binario a parte» che piace tanto al ministro e che a molti sembra invece un binario morto.

Che Delrio cerchi di non prendere posizione è evidente anche da un’altra risposta:

«Il tema dell’adozione va normato. Al centro delle adozioni ci sono i diritti dei bambini. Bisogna costruire la riforma nel modo più adeguato che riguardi tutte le coppie. I bambini hanno bisogno di amore e non ci si può perdere in pastoie burocratiche, ma ci vogliono procedure snellite e che ci sia un giudizio ponderato. Quindi io sono felice della soluzione trovata di un binario a parte».

Qui ci dice che la questione delle adozioni, e stiamo parlando anche della «stepchild», va risolta in fretta e per questo è contento che sia stata stralciata e di fatto rimandata a quando ci sarà una maggioranza che ora non c’è. Se c’è una logica, la conosce solo lui. Vagheggia anche di un «giudizio ponderato», quasi che per l’adozione del cogenitore immagini una procedura che non si limita a prendere atto dell’esistenza di un’unione registrata e del progetto genitoriale della coppia, ma che valuti caso per caso se l’aspirante adottante abbia qualità diverse dall’essere il coniuge riconosciuto del genitore naturale. Delrio comunque non nasconde la sua convinzione, che echeggia quella pretestuosa di chi sventola l’inesistente «diritto del bambino ad avere un papà e una mamma». «Diritto» che non esiste nel nostro e negli altri ordinamenti e che si fonda sulla credenza indimostrata che avere due genitori di sesso diverso sia meglio per il bambino. Per i bambini che hanno un solo genitore non s’è mai turbato nessuno nella storia d’Italia, si vede che loro il diritto non ce l’hanno o che, più probabilmente, si tratta di un pretesto da agitare contro le famiglie omogenitoriali a beneficio dei distratti.

In Italia è per ora sicuramente meglio avere genitori eterosessuali, uno o nessun genitore. In questi giorni abbiamo avuto la dimostrazione pratica della cattiveria e dell’ignoranza che questi bambini dovranno affrontare. Insulti, ostracismo e sfottò dagli adulti che li ritengono frutto di un abominio, che poi saranno echeggiati dai loro figli che in casa sentono volare quotidianamente affermazioni da galera, più degne del medioevo che dell’età moderna. La stessa ignoranza e la stessa  cattiveria che animano i gruppi no-gender, quelli che chiedono la censura nelle scuole dei libri per l’infanzia troppo aperti alla tolleranza dell’abominio e che denunciano i testi che raccontano famiglie diverse come «indottrinamento» dei piccoli all’omosessualità. Deliri da fanatici religiosi indottrinati male.

Invece di proporsi di sanare questa barbarie, in Italia si mettono da parte i veri diritti dei bambini, su tutti quello ad avere una famiglia stabile che li ami e se ne prenda cura, e si spingono i figli di queste coppie in un’incertezza giuridica che potrebbe anche vederli strappare al cogenitore in caso di morte di quello portatore del legame biologico. Questo perché come non si vuole che l’unione omosessuale sia un matrimonio e non si vuole che questa unione possa dimostrarsi feconda, perché sarebbe un’offesa al matrimonio e alla famiglia eterosessuale. L’unica ammissibile secondo la parola di Dio e secondo l’opinione di chi ritiene che le famiglie omosessuali con figli siano «contro natura», qualunque cosa voglia dire chi non si vergogna di dirlo, come il ministro Alfano. Per questo non possono accedere al matrimonio e per questo non dovrebbero riprodursi, nelle intenzioni della maggioranza parlamentare. Bisogna ponderare dice Delrio, che per il resto offre solo una sua vaga convinzione a supporto di una posizione che non ha nemmeno il coraggio di rivendicare apertamente. Un po’ poco per rimandare sine die una norma senza la quale la vita di quei bambini potrebbe finire devastata, eppure Delrio e quelli come lui, di tempo per «ponderare» ne hanno avuto parecchio. La prima proposta di legge sulle unioni civili depositata nel parlamento italiano è data 1988.

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