Il dilagare degli hoverboard, miracolo della memefattura

Posted on 9 dicembre 2015

3



Gli hoverboard sembrano spuntati dal nulla eppure se ne vendono a centinaia di migliaia, prodotti da oltre 1.000 fabbriche cinesi che hanno inondato il mercato rispondendo a una domanda che sembra superare le più rosee aspettative e che ha già scatenato lotte sulla primogenitura dell’idea.

Joseph Bernstein ha seguito a ritroso le tracce degli hoverboard fino a Shenzen, poderoso distretto industriale nella Cina meridionale, e ha descritto su Buzzfeed come i dinamici cinesi abbiano colto l’esistenza di una forte domanda per gli hoverboard e come in pochissimo tempo siano riusciti a produrne una quantità enorme, che non esce però dagli stabilimenti di giganti come la Foxconn che serve i marchi dei giganti dell’informatica, ma da migliaia di piccole e medie imprese pronte a cambiare produzione o ad aprire nuove linee produttive per lanciarsi all’inseguimento delle ultime tendenze. Uno degli imprenditori intervistati da Bernstein cita ad esempio il selfie-stick come altra moda prontamente assecondata dai produttori di Shenzen.

 

Mentre i cinesi hanno invaso il mercato, da noi se ne sa poco e negli Stati Uniti li comprano senza nemmeno sapere come si chiamano, problema comune anche alla Cina, dove sono conosciuti con 3/4 definizioni diverse, nessuna delle quali ha ancora prevalso sulle altre. Hoverboard non è proprio corretto, per essere «hover» non dovrebbero toccare terra, come il famoso skateboard levitante visto in Ritorno al Futuro o la recente realizzazione di Lexus, questi invece hanno le ruote, ma per ora hoverboard  sembra decisamente essersi affermato nei mercati occidentali e in quelli anglofoni in particolare.

Gli hoverboard hanno due ruote, sono mossi da motori elettrici alimentati da una batteria, si comandano inclinando i piedi; separatamente o insieme; e raggiungono una velocità di circa 10 chilometri all’ora, con un’autonomia di 20 chilometri. All’apparenza una buona e pulita alternativa all’andare a piedi o utili per percorrere lunghe distanze in grandi ambienti, più veloci di una normale camminata e meno che in bicicletta. Una velocità che non sembra renderli pericolosi, anche se in Gran Bretagna ad esempio è illegale usarli in strada o sui marciapiedi per via delle norme preesistenti, anche se per ora le forze dell’ordine non sembrano far caso ai primi esemplari. Per ora comunque i clienti non sembrano averli adottati come mezzi da trasporto, i più sono chiaramente interessati alla novità che a impiegarli per risolvere i propri problemi di mobilità. Si tratta in pratica di macchine simili ai Segway, ma senza manubrio e di dimensioni molto ridotte, le ruote sono da 6 pollici per i tipo più diffuso e da 10 per quello extra large, che però è meno portabile. L’oggetto è comunque abbastanza pesante, mediamente una decina di chili per la versione a 6 pollici. Portarselo dietro, ad esempio sui mezzi pubblici, non è comodo nemmeno per i modelli dotati dell’apposita borsa.

Gli hovervoard sono composti da due parti indipendenti che ruotano sullo stesso asse e si comandano con i piedi, ogni piede comanda una ruota e va inclinato in avanti per dare impulso al mezzo o all’indietro per frenarlo. Sollevando un piede o spingendone uno più a fondo si curva nel verso del piede più inclinato in avanti. A mantenere l’equilibrio del dispositivo contribuisce l’elettronica e in particolare un giroscopio, ma ovviamente tutta la manovra non può prescindere dalla capacità del passeggero di rimanere in equilibrio. Manovre che, a sentire chi l’ha provato, sono alla portata di chiunque, il più è immaginarne un uso che vada oltre un giro in cortile o tra le mura domestiche per stupire amici e parenti.

hoverboard-justin-bieber-jamie-foxx-wiz-khalifa

I prezzi variano come varia la qualità, la Shenzhen Topjoy International Development Co., Ltd ad esempio  li offre all’ingrosso ai rivenditori che ne comprano almeno 20 a circa 200 dollari e dice di poterne produrre fino a 3.000 al mese, modello «long range» da 500W, ma con poco più di 200 dollari a cliente finale si possono trovare alcuni modelli di altri produttori. Il range di prezzo arriva però a superare i 1.800 per i modelli più sofisticati. Ce ne sono infatti che sfoggiano luci led davanti e dietro, altoparlanti collegabili via bluetooth allo smartphone e altre amenità, oltre a una differente qualità costruttiva e qualitativa che però risulta difficile da valutare, visto che si tratta di dispositivi all’apparenza molto simili e produttori sconosciuti. C’è poi da fare attenzione a un particolare, che siano in plastica o in metallo le carrozzerie sembrano intrinsecamente esposte all’abrasione di alcune parti, in particolare ai carter delle ruote, che finiscono grattati a ogni ribaltamento del mezzo, circostanza più che frequente. Meno eleganti, ma più pratici, sono quindi quelli che sfoggiano vistose e ampie protezioni antiurto sopra le ruote e le parti sporgenti della carrozzeria.

Se dal punto di vista della sicurezza non sembrano una minaccia per i loro guidatori e per chi gli è intorno, gli hoverboard si sono segnalati come un pericolo per un altro motivo: le batterie. Diversi incendi, alcuni veramente rovinosi, hanno colpito le abitazioni di altrettanti clienti che si sono buttati su questo gadget all’ultima moda. Le batterie sono grosse e sembrano che possano scatenare incendi molto pericolosi, tanto che più di un’autorità preposta alla sicurezza ha già notificato allarmi e inviti a servirsi da rivenditori con una certa reputazione per evitare di dar fuoco a casa proprio sotto Natale. Almeno un esemplare sarebbe «esploso» e poi si sarebbe incendiato durante il funzionamento, ma senza ferire il passeggero. Nel Regno Unito c’è anche stato il sequestro di 15.000 pezzi di un modello considerato pericoloso. La difficoltà nel valutare prestazioni e qualità dei modelli ha frenato un gigante come Wal Mart, che ha deciso di non venderli

Non è chiaro chi sia stato il primo a mettere sul mercato un hoverboard, ma quel che è certo che questo diritto di progenitura vale tantissimo e che c’è già battaglia per assicurarselo. Se in Cina è la Chic Robotics che cerca di difendere i suoi brevetti provando a far causa ai maggiori produttori concorrenti, negli Stati Uniti si è fatta avanti la Razor, che per prima ha fatto causa alla Swagway rivendicando l’esclusiva sul territorio americano.

A margine dell’inchiesta sugli hoverboard Bernstein riflette sul memeufacturing, la capacità del sistema industriale cinese di tradurre un meme in un prodotto e infine in una tendenza di mercato, com’è accaduto nel caso degli hoverboard, promossi non dal marketing di qualche industria, ma affermatisi grazie ai video di alcuni personaggi dello spettacolo e poi dei loro emuli alle prese con il nuovo oggetto, presto diventato il proverbiale oggetto di desiderio. Una flessibilità garantita dall’esistenza di migliaia di piccole e medie aziende pronte a gettarsi su ogni spiraglio offerto dal mercato e a coprire qualsiasi nicchia, figurarsi un mercato da milioni di pezzi come promette di essere quello degli hoverboard, ancora vergine e non presidiato dai colossi dell’elettronica. Ma una versatilità che è anche figlia di un processo caotico che comincia quando l’idea o una commessa raggiungono il sistema produttivo cinese, attivandone la manipolazione e la riproduzione, che continuano naturalmente fino al punto di saturazione del potenziale mercato da parte di aziende che sono allo stesso tempo concorrenti o associate o collegate da una relazione cliente-fornitore. Quasi un automatismo che reagisce a una domanda che s’esprime primariamente attraverso la rete, privilegiando le reti sociali. I desideri dei consumatori diventano quindi prodotti prontamente disponibili, chiudendo un circolo produttivo del tutto nuovo e talmente veloce da spiazzare i produttori tradizionali e i marchi più affermati.

Non è ancora chiaro se questi nuovi dispositivi potranno affermarsi come mezzi di trasporto, soprattutto in virtù del fatto che richiedono un certo equilibrio per essere condotti. A condannare gli hoverboard a rimanere gadget dedicati all’intrattenimento potrebbero essere altri dispositivi, concettualmente non dissimili, che ne superano i limiti, come la WalkCar creata dalla giapponese Cocoa Motors, una tavoletta che racchiude le virtù dei Segway e la praticità di un appoggio sulle 4 ruote. 10 chilometri di velocità massima, si attiva e si blocca quando il passeggero sale e scende, porta fino a 120 chilogrammi per 12 chilometri, si dirige spostando il peso sulla tavoletta e richiede molta meno attenzione e sforzi per rimanere in equilibrio. Potrebbe diventare un veicolo del futuro o forse no, ma oggi sembra nettamente favorito sugli hoverboard.

Pubblicato in Giornalettismo

Advertisements