L’Arabia Saudita cerca otto boia

Posted on 2 dicembre 2015

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In Arabia Saudita scarseggiano i boia e così il governo, che ricorre alla pena di morte come non mai e che medita esecuzioni di massa, ha messo un annuncio per la ricerca di 8 nuovi impiegati.

Dovranno saper «eseguire una sentenza di morte» con la scimitarra, ma anche le amputazioni dei condannati ad offese minori, questi gli unici requisiti richiesti per l’impiego di boia reale in Arabia Saudita. L’annuncio per la ricerca di 8 nuovi boia, tutti rigorosamente uomini, arriva in un momento nel quale il regno sta segnando il suo record storico per numero di esecuzioni capitali, al quale potrebbe aggiungersi una vera e propria esecuzione di massa di ribelli vicini all’ISIS. L’Arabia Saudita nel 2014 è stato il terzo paese al mondo per numero di esecuzioni capitali (88) dopo Cina e Iran, superando anche gli Stati Uniti, assai più popolosi. Quest’anno sono già state messe a morte 85 persone, secondo Amnesty International 90, tutte decapitate, metà delle quali straniere, nessuna occidentale o proveniente da paesi sviluppati. Sentenze comminate per lo più per reati legati al traffico o al possesso di droghe, seguite da quelle per omicidio e da una serie di esecuzioni per reato quali l’apostasia o l’esercizio della stregoneria.

Il regno non offre statistiche ufficiali e ancora meno spiegazioni delle sue politiche criminali, il sistema giudiziario è di fatto un’emanazione della monarchia, una parvenza di giustizia nella quale gli imputati non hanno diritto alla difesa e nella quale gli umori dei potenti prevalgono regolarmente sui diritti dei più deboli e il volere dei reali su tutti. A chiudere il cerchio sono chiamati i boia, inquadrati come «funzionari religiosi» e retribuiti al livello minimo garantito ai dipendenti pubblici. Troppo poco forse per un lavoro che richiede una grande tenuta psicologica e per il quale è difficile capire in anticipo chi sarà qualificato, visto che difficilmente si presenteranno aspiranti con una seria esperienza alle spalle.

L’Arabia Saudita ha sempre avuto difficoltà nel reperire i boia, i sauditi che non sono travolti dal fanatismo sono persone tranquille, aliene alla violenza, e socialmente non è bello presentarsi come il boia di corte. Ancora meno quando il governo per il quale lavori organizza le esecuzioni a bordo strada o nel parcheggio di un supermercato perché serva ad esempio.  Un apparente paradosso, ora che il regno medita di decapitare una cinquantina di sanguinari jihadisti o almeno presunti tali, scelti secondo criteri misteriosi tra le migliaia di arrestati negli ultimi mesi e processati e condannati in segreto, mancano ai Saud le braccia decise che servono a calare lo spadone sulla testa dei cattivi mandati a morte.

Pubblicato in Giornalettismo

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