Al Sud Sudan mancava solo il cannibalismo

Posted on 31 ottobre 2015

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Un rapporto dell’Unione Africana denuncia una situazione già nota e sotto gli occhi di tutti che farà notizia per il richiamo a episodi di cannibalismo forzato, del tutto marginali in una situazione di guerra civile e intestina al partito unico di governo.

Il 9 luglio del 2011 Il Sud Sudan ha proclamato la sospirata indipendenza dal Sudan, ottenuta dopo più di 20 anni di guerra e fortemente voluta e sponsorizzata in particolare da Londra. In Sud Sudan non c’era e non c’è niente, non ci sono strade e infrastrutture, ma una delle prime spese del governo fu per l’acquisto di un centinaio di carri armati dall’Ucraina, che il presidente Salva Kiir mandò a molestare i sudanesi sul nuovo confine appena dichiarata l’indipendenza, tagliando poi le esportazioni del petrolio perché passano per l’oleodotto controllato da Khartum e non voleva dare soldi agli odiati nemici.

La mossa non piacque a nessuno, non agli angloamericani, non ai cinesi che hanno costruito tutta l’infrastruttura petrolifera nei due Sudan e nemmeno ai sud-sudanesi, perché il petrolio è l’unica entrata per il già misero bilancio del neonato paese e quindi l’idea di Kiir ha lasciato per un paio d’anni il paese al verde. Piegato alle superiori ragioni dalla comunità internazionale Kiir ha scatenato una guerra civile nel dicembre del 2013, accusando l’ex vicepresidente e attuale leader dei ribelli Riek Machar di aver tentato un golpe contro il suo governo.

Una commissione di inchiesta creata circa un anno fa dall’Unione Africana e guidata dall’ex presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo ha consegnato oggi un rapporto nel quale spiega di aver trovato trovato prove di omicidi, torture, mutilazioni, rapimenti di donne, stupri e anche di episodi di cannibalismo forzato, alcuni testimoni hanno parlato di civili costretti a bere sangue e a mangiare carne di persone che erano state appena uccise o bruciate. Niente di nuovo, diverse ONG hanno già documentato numerosi massacri e ogni genere di brutalità, non per niente un quinto dei Sud-sudanesi è scappato da casa per trovare rifugio attorno ai campi allestiti dalle ONG o dai contingenti dell’Unione Africana mandati nel paese a tenere il punto. E più dei massacri c’è la fame, con vaste zone del paese che faticano ad essere raggiunti dagli aiuti internazionali, dai quali il paese dipende al 100% per la loro sopravvivenza. Zone nelle quali alcuni milioni di persone vagano cercando di fuggire ai combattimenti e alle razzie di gruppi militari spesso operanti in proprio più che agli ordini delle fazioni in lotta.

La più importante delle conclusioni della commissione è che la commissione dice che il  tentato colpo di stato contro Kiir di cui è stato accusato Machar, non c’è mai stato, ma che anzi: «Tra tutte le informazioni a disposizione della commissione, non si sono prove che confermino un colpo di Stato». Risulta invece che le di uccisioni di centinaia di soldati e civili Nuer a Juba, la capitale, facessero parte di un’operazione militare organizzata da una milizia vicina al presidente già prima dell’inizio della guerra. Per quelle morti furono accusati gli uomini di Machar, che si è sempre detto estraneo ai fatti, in un chiaro tentativo di liberarsi del più accreditato candidato alla sostituzione di Kiir, che dal 2011 a oggi ha deluso tutti, condannando il paese alla violenza e alla miseria mentre cercava in ogni modo di consolidare un potere che ha dimostrato di non meritare. Il neonato paese ha già infatti una pessima fama per quello che attiene alla corruzione del governo e si è subito piazzato bene anche nella repressione della libertà di stampa e di quella d’espressioni. Fare il giornalista in Sud Sudan paga poco, e sotto Kiir può anche costare la morte. la crisi del paese è stata largamente ignorata al di fuori dell’Africa e c’è da credere che anche  in questo caso il rapporto sarebbe stato ignorato, se non avesse contenuto il richiamo ad atti di cannibalismo.

Pubblicato in Giornalettismo

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